Il tipo trentino

Esiste una “razza” trentina? La risposta è no. L’aspetto fisico dei trentini è molto vario ed è impossibile disegnarne un identikit. Ciò è dovuto alle origini miste dei nostri antenati e ai loro molti incroci. Questo non esclude la possibilità di riscontrare occasionali “fisionomie di valle”,
L’antropologia fisica riconosce un tipo alpino all’interno del gruppo europoide o caucasoide
cioè tipi fisici ricorrenti in determinati paesi, frazioni o vallate del Trentino, così come accade un po’ in tutti i luoghi del mondo. Se è molto probabile che tra i nativi d’oggi si ripresentino i caratteri somatici dei nostri antenati, dal punto di vista genetico non c’è un homo tyrolensistridentinus. L’antropologia fisica riconosce invece un tipo alpino all’interno del gruppo europoide o caucasoide: un grande gruppo umano, che sorprendentemente annovera anche iraniani, arabi e indiani. I trentini fanno dunque parte del tipo alpino diffuso dalla Francia ai Balcani. Questo tipo è caratterizzato da colore della pelle bianco opaco, capelli castani, occhi castani o azzurri, statura e corporatura medie (cercalo qui sotto e, se lo riconosci, cliccaci sopra).
In passato diversi studiosi si occuparono del “naturale della gente”, cioè del modo di apparire nell’aspetto e nel carattere. Per il folklorista Angelico Prati, per esempio, Il “naturale” dei trentini è “chiuso e alquanto aspro nei modi, più che nell’animo” (eccezione fatta per i valsuganotti, che sarebbero congenitamente “allegri”). Secondo Agostino Perini, autore di una dotta compilazione intitolata Statistica del Trentino (1852) “il carattere fisiologico dell’alpigiano apparisce sobrio”. Il problema è che un tempo ci si ostinava a collegare gli aspetti fisici a quelli morali, con uno scambio continuo e inopportuno tra il piano somatico e quello intellettivo. Ne è un buon esempio la descrizione del temperamento video sanguigno-bilioso che Agostino Perini dà a proposito dell’uomo trentino (la diagnosi è del medico Antonio Faes). Quanto all’aspetto fisico delle donne trentine, autorevoli giudizi concordano sulla loro bellezza.
Un’altra convinzione che ha lontane radici, è che la varietà delle caratteristiche ambientali del Trentino abbia prodotto la varietà di tipi fisici. “L’uomo attentamente considerato dà all’osservatore evidente indizio della natura che lo circonda”, annota ancora il Perini. Non stupisce pertanto che gli elementi naturali del paesaggio, come l’aria, i boschi, le paludi o le vette determinino la salute o, viceversa, l’insorgere di malattie. Di fatto, gran parte delle notizie che abbiamo sulla costituzione fisica dei trentini derivano da acute osservazioni di antropologia medica.
Gran parte delle notizie che abbiamo sulla costituzione fisica dei trentini deriva da osservazioni di antropologia medica
Tra gli scienziati puri, Giovanni Canestrini fu il primo a intraprendere studi metodici sull’antropologia fisica dei tirolesi meridionali, cioè degli altoatesini e dei trentini. Lo fece soprattutto misurando e comparando le proporzioni dei crani, come usavano fare una volta gli antropologi “cacciatori di teste”. Neppure la craniologia, però, sfuggì alla polemica sulle origini e alla contesa sull’identità dei trentini, che a quel tempo erano governati dall’Austria. Anzi, misurare teste, nasi e arcate sopraccigliari era un modo di fare scienza politica.
Come abbiamo visto, le indagini sull’antropologia fisica, nell’Ottocento, insistevano sull’aspetto esteriore. Oggi la diversità umana viene studiata non più prendendo in considerazione la morfologia, cioè l’aspetto e le proporzioni del corpo, ma quei marcatori che consentono di ricostruire i grandi rami dell’albero evolutivo: gruppi sanguigni, enzimi e geni. Ragionevolmente, nessuno più si affanna a ricercare tracce di un’improbabile identità “etnica” nel nostro Dna.



Bibliografia:


Giovanni Canestrini e Lamberto Moschen, Sulla Antropologia fisica del Trentino, Stabilimento Prosperini, Padova 1890.
Fiorenzo Facchini, Antropologia. Evoluzione, uomo, ambiente, Utet, Torino 1988.
Brunetto Chiarelli, Razza umana, Edizioni Cultura della Pace, Firenze 1991.