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1993
FONDO FEDERICO VENDER (1901)
(n.3.326)
La donazione di
Federico Vender è formata da 676 stampe originali, 2325 negativi e 325 diapositive a
colori è stata formalizzata nel 1993 per volontà dell'autore che ha voluto vedere la
propria opera custodita presso un ente che gli garantisse la conservazione e la
fruibilità con intenti esclusivamente culturali.
Le prime riviste illustrate specialistiche, la frequentazione degli ambienti
dell'architettura milanese, il lavoro di dirigente in un'industria serica lo misero a
contatto con molte immagini provenienti dal mondo della fotografia internazionale. La sua
iniziale fonte di ispirazione fu, comunque, la fotografia pittorialista inglese
caratterizzata soprattutto dalla ritrattistica e dal paesaggio a basso tono. Sono degli
anni degli esordi La bilancia (1933), Stazione di Milano (1934), La
fontanella (1935); nel 1934 con Riposo a Camogli, verrà segnalato ad una
mostra - concorso del London Salon of Photography. Ben presto superò questa fase
influenzato dalle immagini e dai nuovi indirizzi della fotografia, dettati negli anni '20
dalla Germania e dagli Stati Uniti, con l'affermarsi della Neue Sachlicheit. Gli
architetti Giò Ponti e Giuseppe Pagano furono i primi in Italia ad applicare le nuove
regole del modernismo architettonico riprese dal Bauhaus: gli anni '30 per la
cultura visiva italiana furono il momento cruciale per il suo rinnovamento nonostante che
sia il pittorialismo che la fotografia ufficiale del fascismo imponessero fortemente i
loro dettami. Il futurismo italiano, sia pure con le personalità dei Bragaglia, non
riuscì a proporsi come punto di richiamo; fu piuttosto la metafisica che richiamò
l'attenzione di alcuni fotografi quali Giuseppe Cavalli mentre, contemporaneamente, la
lezione estrema di Christian Schad, Lazlo Moholy Nagy e Man Ray colpì il solo Luigi
Veronesi. Con la pubblicazione di Die Welt ist schön nel 1928 di Albert
Renger-Patsch e la grande esposizione Film und Foto di Stoccarda del 1929, della
quale Vender possedeva il catalogo Foto Auge curato da Franz Roh e Jan Tschichold,
la "nuova obiettività" verrà accolta con interesse negli ambienti
antiaccademici, negli studi degli architetti e designers. L'insegnamento che
daranno riviste come "Domus", "Casabella", "Zodiac",
"Abitare" e le pubblicazioni specializzate come "Il progresso
fotografico", "Galleria", "Il corriere fotografico" con il suo
annuario "Luci ed ombre" e libri come Tre concetti per fotografi moderni
(1934) di Mario Bellavista e ancora mostre come quella di Monza del '27, la prima
triennale di Roma del '33, la quinta triennale di Milano dello stesso anno, il quinto
salone di Torino nel 1937 che propose i temi di Film und foto ed espose opere di
Edward Weston, Alfred Stiegliz, Paul Strand diffuse questo nuovo approccio alla
fotografia.
L'idealismo crociano ben si associò alla versione italiana di queste nuove cifre
stilistiche e trovò i suoi maggiori fautori in Giuseppe Cavalli, Mario Finazzi, Federico
Vender che fecero uso del tono alto, della luce mediterranea (peraltro già
proposte con i famosi paesaggi invernali dei Pedrotti fin dagli inizi degli anni '30); non
a caso, nel dopoguerra, saranno loro a proporre il famoso manifesto della Bussola. Anche
sotto questo aspetto il mondo germanico fornirà i modelli per primo. Autori come Florence
Henry nel 1936, Herbert Bayer a Milano nel 1937, Herbert List, Raoul Hausmann ed il russo
Georg Henygen-Huene, pubblicarono le loro fotografie su riviste di moda scegliendo il
Mediterraneo come luogo dei loro soggiorni. In questo particolare momento Vender si
affermò, oltre che nel già citato London salon of Photography, pubblicando su Deutscher
Kamera Almanac e The American Annual of Photography del 1938, in Italia con la
partecipazione al prestigioso editoriale della "Domus" (1943) dove sono presenti
con nove immagini anche i fratelli Pedrotti. Nel dopoguerra Vender si trovò tra i
promotori del manifesto della Bussola, contemporaneamente subì le suggestioni del
neorealismo, in particolare nel ritratto, e cominciò ad occuparsi professionalmente di
moda, con l'industria Ferrania e con la Carl Zeiss-Linhof. Agli inizi degli anni '50 venne
assunto come fotografo dalla Rizzoli prima e dalla Delduca poi per le illustrazioni dei
fotoromanzi. Con questo gravoso impegno in un nuovo settore della pubblicistica, Vender
diminuì l'attività di ricerca. I riconoscimenti si fecero comunque sempre più
importanti: invitato dalla "U.S. Camera" nel 1951, alla mostra Les maîtres
de la camera a Parigi nel 1952 e al MOMA di New York nel 1962. La sua opera va
collocata in canoni ben precisi di ordine, di pulizia, formalmente coerenti ai propri
principi estetici vicini a quell'idealismo neutrale che consentì, anche ai suoi amici
della Bussola, di proporre all'attenzione mondiale una fotografia che, forse non del tutto
a ragione, è stata indicata come precipuamente italiana.