1988
FONDO FRATELLI PEDROTTI (1929-1980)
(n.113.260)
I 113.260 negativi in vari formati, i 7 album di
campionario e le stampe originali sfuse furono acquisiti nel 1988 e costituiscono il fondo
più cospicuo della Fototeca del Centro; sino a oggi ne sono state precatalogate 6000.
Raffigurano principalmente l'attività industriale dello studio e vi si possono
individuare le documentazioni dei grandi lavori idroelettrici del dopoguerra, la
ricostruzione dopo le distruzioni della guerra, cantieri edili, stradali e altre attività
imprenditoriali. Notevole è anche la presenza di materiale riguardante la ritrattistica,
dal dopoguerra alla cessazione della loro attività. Altro gruppo di immagini,
fondamentale per documentare la loro attività artistica nel campo fotografico, è quello
raccolto negli album di campionario dove si possono rintracciare tutte le più importanti
immagini che hanno accompagnato la loro attività e li hanno resi famosi.
Enrico Pedrotti iniziò la sua attività presso lo studio del fotografo Giuseppe Brunner e
il fratello Silvio presso Sergio Perdomi. Nel 1929, avendo l'occasione di acquisire lo
studio fotografico di Giuseppe Margoni, si unirono e fondarono la società "F.lli
Pedrotti" assieme agli altri due fratelli Mario e Aldo. L'insegnamento di una moderna
fotografia, avuto in special modo da Sergio Perdomi, pose subito la neonata ditta
all'avanguardia sia per quanto riguardava le riprese industriali che il ritratto;
esperirono soprattutto un uso nuovo della fotografia considerata mezzo espressivo al pari
di altre tecniche artistiche. L'attività dello studio, superate alcune difficoltà
iniziali, ebbe il primo momento di successo quando, nel 1935, vinse il primo, il quarto ed
il settimo premio del concorso internazionale della Zeiss - Ikon di Dresda. Da allora i
premi e le citazioni si susseguirono numerosi. La vecchia passione amatoriale per la
fotografia rimase intatta, nonostante lo studio fosse, verso l'inizio della guerra, il
più importante di Trento, anche dal punto di vista commerciale.
Nel dopoguerra l'attività dei Pedrotti riprese, sebbene il fratello maggiore Enrico
avesse lasciato Trento nel 1937 per aprire uno studio in proprio a Bolzano. Furono questi
gli anni più attivi e più ricchi di soddisfazioni. Negli anni '50 e '60 essi conobbero
una grande popolarità divenendo punto di riferimento per studiosi, case editrici,
istituti di ricerca italiani ed esteri; nel campo della fotografia industriale
documentarono i grandi lavori che trasformarono il Trentino in quel periodo. Nel frattempo
ripresero anche l'attività di atelier proponendo un prodotto di altissima qualità
formale.
Essi furono sostenuti da uno straordinario intuito visivo teso sempre ad offrire
costantemente il meglio della propria capacità tecnica, verificandone sempre ogni
possibilità espressiva tanto che Enrico Pedrotti in un suo articolo apparso sulla rivista
"Ferrania" del giugno 1957, scrisse: "...uno standard di lavoro sempre più
elevato, ad elevare sempre più il "tono" del proprio lavoro e con questo far
accettare anche alla clientela un gusto superiore...". Essi riuscirono ad esprimere
uno stile personale che li contraddistinse e che li connota tuttora; rifletterono questa
nota originale nel loro mestiere quotidiano sino a determinare una maniera che come
ebbe a sottolineare Giuseppe Turroni nel 1959 su "Nuova fotografia Italiana":
"...diverrà stile dei due massimi rappresentanti di questa accademia, Giuseppe
Cavalli e Federico Vender..." e aggiunse: "...costituiscono la grammatica
d'esordio di Fulvio Roiter, uno dei maggiori fotografi italiani del momento...".