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A dieci anni dall'ultima edizione, il paese di Prade si prepara ad alzare il sipario sulla più antica tradizione della vallata. La Tragedia di Godimondo e Fortunato, rappresentata ogni dieci anni, è un caso unico in Trentino di opera d'ispirazione Gesuitica con scopi moralizzatori, indicati dallo stesso Concilio di Trento.
Il libro di Christian Zurlo descrive l'origine della rappresentazione, i suoi protagonisti negli anni, ricordi ed emozioni che l'hanno accompagnata dal 1700 ad oggi.
PREFAZIONE
Il piccolo mondo di Prade sulla scena del mondo grande
Va in scena ogni dieci anni e questo meriterebbe già un titolo in prima pagina. È un dramma sacro e pure questo, nella secolarizzazione diffusa (anche) del mondo trentino, dice che una riproposizione pubblica, nell'Anno Domini 2008, è quasi da edizione straordinaria.
"Godimondo e Fortunato" vanta altri primati. Intanto è patrimonio esclusivo della piccola comunità di Prade, valle del Vanoi, che lo conserva gelosamente dalla seconda metà del XIX secolo. E soltanto gli abitanti del villaggio di Prade lo possono interpretare. Il diritto è tanto radicato (oserei dire: genetica mente radicato) che i nonni ancor oggi raccontano ai nipoti di quando in quella tal edizione fecero la parte di Belzebù o di don Colombano, di Chiudibocca o di Tentazione, di Misericordia o di Giustizia, per non dire di Godimondo e Fortunato, le parti più ambite e contese.
Il nome di ognuno dei trenta personaggi che compongono il "dramma sacro" delinea, senza sbavature, personalità e carattere di ogni singolo interprete. Alla messa in scena partecipa tutta la comunità di Prade mentre gli spettatori dell'intera comunità del Vanoi e del Primiero attendono la "prima" quasi quanto un appuntamento alla Scala.
Nei decenni passati - lo testimoniano persone anziane del Primiero - la sacra rappresentazione di Prade costituiva quasi il premio di un anno. "Se ti comporti bene, dicevano i genitori ai bambini, ti porterò a vedere Godimondo e Fortunato". Che era, a ben vedere, la reiterazione delle raccomandazioni quotidiane di seguire rettamente i comandamenti, di mettere in pratica i buoni propositi, di essere "buoni cristiani" in un mondo che si andava scristianizzando. Di comportarsi, in definitiva, come Fortunato e non già come Godimondo che finiva (lo avrebbero visto con i loro occhi a Prade) tra le fiamme dell'Inferno.
A questo "dramma sacro" dedica una bella e approfondita pubblicazione Christian Zurlo, "zòca" del Vanoi, giornalista professionista cresciuto alla dura scuola dell'emittenza privata, stage alla CNN negli Stati Uniti, da anni impegnato nella riscoperta e nel mantenimento delle radici. Dell'heimat, appunto.
Radici che si sono conservate soprattutto in zone periferiche e isolate. "Godimondo e Fortunato" si inserisce nel filone "educativo" delle "bibbie dei poveri" così come si era fatto, nel Medioevo, con le pitture murali, con gli affreschi negli oratori e nelle cappelle. Rivolte al popolo, segnatamente alla massa degli analfabeti. Anche nelle pitture medievali l'eterna lotta tra il bene e il male s'insinua tra le scene di Santi e di Madonne, con diavoli di fiamma e con le "anime purganti" che implorano ai viventi un'orazione.
Le sacre rappresentazioni sono un genere teatrale che discende dal dramma liturgico (e la messa ne è la massima espressione), quasi una celebrazione popolare.
Se Firenze fu la patria della sacra rappresentazione culturalmente elevata, il "gioco del miracolo", il miracle play si sviluppò in Inghilterra.
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La "Passione di Gesù Cristo" fu il tema più "gettonato", ma anche le vite dei Santi ebbero risonanza e proseliti.
Le tragedie greche, in questo, furono maestre. Ma nel mondo cristiano è il medioevo che si affida alle sacre rappresentazioni. Si svilupparono tra il XIII ed il XVI secolo. Originate dalle Laudi furono manifestazione devozionale e momento di svago.
Si diffusero dall'Umbria al Veneto e poi nell'arco delle Alpi, veicolate (come la peste) dai flagellanti e dalle confraternite dei Battuti. In quel contesto, le Laudi da semplice dialogo furono portate sulla scena; allargate, pertanto, ad altri personaggi. Fu in quel momento che lo spettacolo si svincolò dai riti liturgici per approdare sulle piazze o nei locali dei con- venti. Restarono tuttavia, quali cardini, alcuni elementi simbolici allusivi alla dannazione (Inferno) o alla salvezza (Paradiso).
Gli stessi temi diventarono più... laici, in altre parole subirono una contaminazione. Tra i Santi e i miracoli furono inserite vite avventurose di cavalieri, di osti e di contadini i quali si purificavano a contatto con il sacro. Era un modo subliminale per dire: "Se ce l'hanno fatta loro, perché non voi"? Spesso, l'azione era incorniciata dall'intervento di un angelo che presentava il tema e lo concludeva.
Travolte dal teatro profano del XVI secolo, le sacre rappresentazioni trovarono nel Concilio di Trento (1545-1563) ulteriori restrizioni poiché (nella promiscuità) erano diventate occasione di peccato e di perdizione. Furono i Gesuiti, nel Settecento dei Lumi, a dare nuovo impulso a questo genere di spettacolo, cominciando con i riti di questua della Stella natalizia. Rafforzavano in tal modo la devozione ed ottenevano denari e lasciti per perpetuare l'azione missionaria. La comèdia di Prade è probabilmente l'ultimo epigono di quel vasto universo delle Sacre rappresentazioni che sin dagli albori della religiosità e della fede (non soltanto cristiana) servirono da supporto all'educazione morale del popolo. In questo contesto, la sacra rappresentazione più celebre è quella di Oberammergau, borgata della Baviera meridionale, dove è rievocata - come a Prade - ogni dieci anni. Era il 1633, La peste nera attraversò, sterminandole, anche quelle comunità.
I sopravvissuti fecero voto di rappresentare ogni dieci anni la "Passione di Cristo". Lo "spettacolo" comincia alle 8.15 del mattino e prosegue sino alle 18. Prende le mosse dall'entrata trionfale di Cristo a Gerusalemme e termina con la Resurrezione e la Trasfigurazione. Ogni dieci anni, da maggio a settembre, la "Passione" va in scena in una sorta di teatro all'aperto. I testi e la musica sono stati rielaborati nel XIX secolo. L'ultima "Passione" di Oberammergau andò in scena nel 2000. La prossima sarà nel 2010. Tutti gli attori (e qui sono 600) e gli 800 collaboratori devono essere nativi o residenti della borgata.
Come è facile capire, le analogie con Prade, minuscolo villaggio del Vanoi, ci sono tutte. Quanto è piccolo il mondo, no?
Alberto Folgheraiter
La pubblicazione del libro è stata realizzata con il contributo della Regione Trentino Alto Adige, Ecomuseo del Vanoi, Assessorato alla Cultura della Provincia Autonoma di Trento.
Lo si trova chiedendolo direttamente al Comitato (Marco Felici 333 - 6648443) o presso l'Ecomuseo del Vanoi (ecomuseo@vanoi.it) o presso il Consorzio turistico del Vanoi (vanoi@vanoi.it)
Il sito internet >> >>
La tragedia di Godimondo >>
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