Copertina


Emanuela Renzetti

LA GRAMMATICA DELLA SALVEZZA
Ritualità popolare tra protezione e morte nel mondo alpino


ed. Priuli & Verlucca, 2007
pp. 300, euro 16,50

La gente che appartiene a un territorio ha un proprio modo di articolare gesti, significati e credenze, segue certe regole che danno una qualche stabilità alle proprie manifestazioni rituali

Un catalogo di regole, di usi, di tradizioni, che governano e spiegano fenomeni tra mondo e ultraterreno, viene redatto in questo saggio che contrassegna un percorso di ricerca su territori topologicamente diversi ma tipologicamente affini.
La gente che appartiene a un territorio ha un proprio modo di articolare gesti, significati e credenze, segue certe regole che danno una qualche stabilità alle proprie manifestazioni rituali. Rintracciare le convenzioni che fanno assumere alle espressioni religiose tale stabilità è un po’ come ricercare e studiare la grammatica della salvezza. Intesa come bene terreno o ultraterreno anche la salvezza richiesta o perseguita è condizionata dall’epoca, dalle indicazioni ecclesiastiche e dalle idee che vengono da lontano. Tutte le diverse trame dei temi affrontati in questo volume muovono entro fenomeni di acculturazione: che si parli di ex voto, o di itinerari devozionali, di luoghi di culto, o di santi particolari, di battesimo o di bambini nati morti, sempre si ha a che fare con due culture che si fronteggiano. Eppure il culto e il popolare, il vicino e il lontano oltre le contaminazioni, mostrano la disciplina che le governa, la grammatica appunto, che consente di esprimerle e comprenderle correttamente.

L'autore

Emanuela Renzetti, nata a Macerata nel 1949 ha conseguito la laurea in Lettere Moderne presso l’Università degli studi di Roma «la Sapienza» nel 1972. Dal 1973 vive e lavora a Trento, presso la Facoltà di Sociologia, dove insegna Antropologia culturale e Storia delle tradizioni popolari.
Ha partecipato a numerosi convegni nazionali e internazionali su vari temi di pertinenza delle discipline demoetnoantropologiche e dal 2004 è presidente del Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina di San Michele all’Adige (TN).
I suoi interessi di ricerca si sono concentrati sulla dialettica tra cultura dominante e cultura subalterna; entro questa polarità si sono rivolti sia alla medicina tradizionale (Sulla pelle del villano, Museo degli Usi e Costumi della Gente Trentina, San Michele a/A, 1988, con R. Taiani), e alle forme di religiosità (Con passo devoto, in De Marchi e Abruzzese, La sacra terra, Rimini, Guaraldi, 1995), sia alle dinamiche messe in atto dall’immigrazione (La percezione dell’«Altro»: una ricerca nel Trentino, in, Relazioni etniche: stereotipi e pregiudizi. Fenomeno immigratorio ed esclusione sociale, a cura di M. Delle Donne, Roma, EdUP, 1998) e alle rivendicazioni di identità locali. Oltre ad aver pubblicato studi in diversi volumi collettanei e in varie riviste ha curato mostre e si è impegnata in processi partecipati, perché sul territorio non si perdessero le tracce della memoria della cultura peculiare di questo tratto di arco alpino

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