SANTIAGO RONCAGLIOLO
Crescere è un mestiere triste

AA.VV.
Voci di fiume

Keller Editore, Rovereto (Tn), 2005

È nato un nuovo editore


Una doppia uscita, con "Voci dal fiume" e "Crescere è un mestiere triste" per scoprire subito le carte e gettarsi con coraggio nel pelago agitato dell´editoria locale e nazionale

Una doppia uscita, con “Voci dal fiume” e “Crescere è un mestiere triste” per scoprire subito le carte e gettarsi con coraggio nel pelago agitato dell´editoria locale e nazionale. E´ questa la scelta fatta dall´editore roveretano Roberto Keller che oggi presenterà i primi due libri a Rovereto, dalle ore 11 presso la sede di Oriente Occidente in corso Rosmini 58, all´ex Archivio del Novecento. La Keller Editore vuole essere una piccola e dinamica casa editrice che si presenta, come detto con due libri: la raccolta di racconti, “Voci di fiume”, sul tema del fiume con racconti di autori importanti come Ugo Cornia, Nicola Lecca, Franco Stelzer e altri; e quindi l´opera che ha rivelato all´Europa un giovane scrittore spagnolo, di origini peruviane, Santiago Roncagliolo dall´intrigante titolo “Crescere è un mestiere triste”. Di questo progetto editoriale abbiamo parlato con Roberto Keller.

La prima domanda mi pare quasi d´obbligo: da dove nasce l´esigenza di creare una nuova casa editrice?

«Nasce da ciò che si è, come per tutte le altre cose; quindi da formazioni e personali esperienze di vita che mi hanno spinto ad amare la letteratura, a laurearmi, a muovermi con curiosità in più settori, viaggiare e, alla fine, mi ha anche portato a Milano a fare l´editor presso Marcos y Marcos, esperienza quest´ultima che mi ha insegnato davvero molto in campo redazionale ed editoriale. Poi sono tornato a Rovereto per vari motivi e uno di questi era dare vita a una piccola realtà editoriale sulla scia delle ammirevoli esperienze dell´editoria indipendente milanese, anche perché penso sia importante fare le cose nei luoghi da dove veniamo».

Con quali obiettivi e quali priorità?

«L´obiettivo è provare a creare un´esperienza editoriale viva, aperta, curiosa e attenta alla scena letteraria nazionale e internazionale. A me piacciono molto le scritture e le persone che sanno muoversi in modo obliquo nel mondo, riuscendo quasi a portarlo con sé nella sua complessità fondendo narrazione, memoria, riflessione, filosofia. Per questo motivo amo molto Gianni Celati e Claudio Magris e l´obiettivo è concretizzare una linea editoriale che nel suo complesso sia per l´appunto così: obliqua».

Il fatto di uscire subito con due titoli mi sembra nascondere una certa ambizione.

«L´ambizione è che i libri piacciano, che chi li legge apprezzi la scelta e il lavoro, a volte veramente duro, che si fa su ogni libro dalla scelta alla pubblicazione passando per traduzione, editing, uniformazione, bozze... Questa è l´ambizione, credo, di ogni editore che ha scelto questo mestiere per passione. Questa duplice uscita testimonia la volontà di essere una casa editrice dinamica anche se piccola».

Entrando nello specifico: il primo libro targato Keller editore è una raccolta di racconti come "Voci di fiume". Qual è il tratto distintivo che unisce questi scritti?

«Questo è un libro sul quale meditavo da un paio d´anni e forse è nato da una specie di volontà di risarcimento. Sono sempre stato molto legato alle montagne, a queste montagne, ma anche il fiume Adige ha sempre esercitato un grande fascino su di me. Ci andavo da bambino con gli amici e, ora, continuo ad andarci ricavandone quasi la stessa gioia di quando vedo spuntare Cima Sella in Brenta o le guglie del Fumante in Vallarsa. Forse le montagne hanno un po’ schiacciato questo fiume anche nell´immaginario, nell´ispirazione e così ho chiesto ad cinque autori trentini e cinque autori non trentini di raccontare il “loro” fiume attraverso la finzione del racconto. Ne è scaturita un´antologia varia e interessante in cui il protagonista principale è l´Adige, nominato o taciuto, cui si affiancano altri corsi d´acqua e altre storie».
 

Puoi farci qualche nome?

«Li faccio tutti. Andrea Chimenti, Carlo Martinelli, Anna Maria Farabbi, Gigi Zoppello, Paola Viezzi, Franco Steltzer, Ugo Cornia, Francesco Roat, Alessandro Defilippi, Nicola Lecca».

Dallo sguardo all´Adige poi hai puntato su un autore straniero, spagnolo, come Santiago Roncagliolo con “Crescere è un mestiere triste”. Che libro è?

«È un viaggio nel mondo ingenuo, tenero ma anche crudele, di un´intera generazione, attraverso le vicende di ragazzi, dai sette ai vent´anni, che scoprono l´amore, la morte, la miseria, le tragedie e il ricordo a Lima sul finire degli anni Ottanta. Storie sospese tra ironia, realismo e sogno come quella della nonna che scambia il tacchino di Natale per un sacco delle immondizie e l´appendiabiti per il nonno; il piccolo Luca rapito da un tassista che si finge Babbo Natale; Beatriz uccisa dall´amico; le tragicomiche avventure di un giovane peruviano a Santiago nel Chile di Pinochet… e sullo sfondo ancora echi di dittatura, violenze, ingiustizie sociali e povertà che però non annientano la voglia di crescere, amare, imparare».

Come mai la Spagna? Dove hai scovato questo autore?

«Una delle cose belle e faticose di chi fa un certo tipo di editoria è il seguire, tenersi aggiornato e leggere accanto agli autori italiani anche quelli pubblicati in altre lingue».

Si fa un gran parlare che in Italia ci siano più libri stampati e case editrici che lettori. Come ti poni davanti a questa osservazione?

«Dipende sempre dal motivo per cui uno fa l´editore. Io penso che un libro pubblicato sia comunque un arricchimento (poi ognuno ha la sua idea rispetto alla dignità di un libro). Certo un´opera può passare inosservata ma alle spalle c´è l´idea, la ricerca, il lavoro e questo è un percorso che ha un suo valore anche se deve confrontarsi con la tendenza all´omologazione.

C´è però un´altra cosa di cui tener conto e cioè il costo della produzione di un volume che oggi è molto inferiore a un tempo. A costi abbattuti evidentemente sono aumentate le pubblicazioni… Se cadiamo vittima di queste obiezioni cosa penseremo quando la stampa digitale permetterà a chiunque di produrre un libro?».

Avere una casa editrice oggi è anche un´operazione legata alla visibilità, al marketing. Quali strategie hai a questo riguardo?

«Una nascente casa editrice deve costruire e conquistare tutto partendo dal nulla, e una delle cose necessarie è certamente la visibilità così che il lettore decida se investire o meno in essa comprando un libro. I problemi sono tanti: librerie ricolme di libri, difficoltà a trovare distributori… Un aiuto arriva certo da internet che almeno abbatte un po´ di barriere e distanze. La casa editrice ha un proprio sito www.kellereditore.it dove si possono ordinare e acquistare i libri direttamente seguendo il programma di e-commerce o inviando una mail».

di FABIO DE SANTI

da L’Adige del 26 novembre 2005

www.kellereditore.it

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