Franco Stelzer
Il nostro primo, solenne, stranissimo Natale senza di lei.
Ed. Einaudi 2003


E’ uscita la seconda opera di Franco Stelzer, autore trentino, nato nel 1956, insegnante e traduttore che nel 2000 si è imposto a pubblico e critica per Ano di volpi argentate, pubblicato sempre da Einaudi.

E’ uscita la seconda opera di Franco Stelzer, autore trentino, nato nel 1956, insegnante e traduttore che nel 2000 si è imposto a pubblico e critica per Ano di volpi argentate, pubblicato sempre da Einaudi.
Il nostro primo, solenne, stranissimo Natale senza di lei. Ci lascia questo libro immersi in un magico stupore, lo stesso che deve avere pervaso l’infanzia dell’autore.
In questi racconti, intessuti secondo la logica della memoria emotiva, veniamo trasportati in un viaggio nella vita attraverso frammenti. Frammenti che sono poesia, per cui la vita stessa in tutte le sue manifestazioni diventa atto poetico, diventa attimo che vissuto fino in fondo da’ l’idea di eternità.
Il nostro autore ha avuto grandi maestri in questo senso a cominciare dallo zio noto per le sue gesta tese a portare scompiglio e meraviglia. Lo incontriamo, in uno dei racconti, intento a far entrare in una gabbietta per uccelli un grosso ratto che poi per scommessa mangerà.
Lo fa davanti ad un folto pubblico attonito e curioso. Il nipote era un bambino e ci fa partecipare a quest’impresa mettendosi anche nei panni del nipote del ratto.

Ma la vita è anche morte, ma se con il gusto della vita siamo stati nutriti, allora anche la morte e tutto quello che la precede può manifestarsi con la dolcezza e l'intensità della pienezza della vita stessa.
Veniamo trasportati in quel letto dove si è ristretta tutta la vita del padre che sta accomiatandosi dal mondo, accudito con tenero amore dal figlio che sa popolare l'umana tristezza del degrado della nostra mortalità di creature fantastiche, e ne usciamo con la sensazione del calore di una carezza diretta sull'anima.
E anche quella madre colta mentre si fuma una sigaretta con la voluttà quasi di dare scacco matto alla malattia che la sta consumando, mentre i figli attorno al tavolo creano le forme più fantasiose con l'impasto delle polpette che lei ha appena preparato, ha la forza commovente della vita.
Franco Stelzer alla fine ci dice che avrebbe solo voluto parlare di bambini, in realtà ha parlato per tutto il libro con grande capacità e sensibilità al bambino che siamo stati e che, quando sappiamo emozionarci, continua a vivere dentro di noi.

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