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Le carestie che, a cadenza ciclica, resero precaria la vita degli uomini, si accompagnarono nei secoli alla guerra e alla peste. I tre flagelli marciavano a distanza ravvicinata. Spesso colpivano
uniti come la falange macedone, lasciando l'umanità inebetita e sconvolta. La fame e la morte erano compagne di vita (?) quotidiane. Ci si alzava al mattino senza sapere se si sarebbe veduto il
tramonto del giorno. E questo stato di cose durò "per lunga etade". Furono secoli dannati per un'umanità resa ancora più fragile da ricorrenti epidemie (malattie degli uomini) e da epizoozie
(malattie degli animali). Se a questi era demandata la sopravvivenza degli uomini, gli stessi animali portarono agli umani devastanti infezioni: dalla peste al vaiolo.
Prefazione
"Eodem autem tempore facta est fames prevalida quinquennio in universo Romano orbe, liquide ut nulla audiretur non inobs regio et indigens pane; multique exsausti inedia de populo perierunt"
"Nello stesso tempo vi fu una gravissima carestia che durò cinque anni in tutto il mondo romano; non c'era Paese del quale non si sentisse dire della indigenza e mancanza di pane; la maggior parte del popolo morì per consunzione. Era una fame orribile che non solo costringeva le persone a cibarsi di carne di animali e di rettili immondi, ma persino gli uomini, donne, bambini si mangiavano tra di loro senza alcun riguardo ai legami parentali. Al punto che i figli adulti mangiavano le madri e queste, dimenticato l'amore materno, facevano la stessa cosa con i loro pargoli".
La cupa descrizione della carestia che, dopo l'anno Mille, colpì l'Europa (1005-1006) fu scolpita con plastica violenza dal monaco Rodolfo il Glabro nelle sue "Storie". Cercava "la mano di Dio nella storia degli uomini", ma "i fatti narrati sono figli di un destino atroce e casuale: Dio vi è completamente assente". (R. IL GLABRO, Cronache dell'anno Mille, fondazione L. Valla/A. Mondadori, 1989)
Le carestie che, a cadenza ciclica, resero precaria la vita degli uomini, si accompagnarono nei secoli alla guerra e alla peste. I tre flagelli marciavano a distanza ravvicinata. Spesso colpivano uniti come la falange macedone, lasciando l'umanità inebetita e sconvolta.
La fame e la morte erano compagne di vita (?) quotidiane. Ci si alzava al mattino senza sapere se si sarebbe veduto il tramonto del giorno. E questo stato di cose durò "per lunga etade".
Furono secoli dannati per un'umanità resa ancora più fragile da ricorrenti epidemie (malattie degli uomini) e da epizoozie (malattie degli animali). Se a questi era demandata la sopravvivenza degli uomini, gli stessi animali portarono agli umani devastanti infezioni: dalla peste al vaiolo.
Questo volume, che racconta alcune "storie" di contagi e dei tentativi di contrastare "la grande mortalità", è la sintesi di altri fogli dati alle stampe dall'autore nel corso degli anni. "l Dannati della peste", "La collera di Dio", "Il veleno nel paiolo", hanno avuto lusinghiera accoglienza tra i lettori. Le cronache della peste in Trentino hanno esaurito quattro edizioni; la storia del colera ha venduto ottomila copie.
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"Il Trentino dei secoli dannati" è la riproposizione, per la libreria, di un volume che l'autore ha scritto per conto dell'Ordine dei Medici e degli odontoiatri della provincia di Trento. Il libro, rivolto esclusivamente agli iscritti all'Ordine professionale, è uscito nel corso dell'estate 2011, con il titolo "Le sorti della vita", assieme a due saggi storici di Rodolfo Taiani e Gios Bernardi.
Scrisse Aldo Gorfer nella prefazione a "I Dannati della peste" (1994): "La memoria trentina di quella sciagurata saga, è relegata negli archivi e nei racconti popolari. Entrambe le fonti sono avare, perfino reticenti. I...] Folgheraiter accende un'avvincente serie di immagini che coinvolgono i citati periodi storici grondanti drammaticità. Si tratta di una periodizzazione equivalente a un ritmo temporale: la fame, la guerra, la peste, la morte. Da ogni scansione emergono pressanti interrogativi esistenziali, sociali, financo politici ed economici. [...] Nell'opera di Folgheraiter si coglie innanzitutto il senso dei ritmi della storia umana in relazione ai ritmi della storia climatica.
La dendrocronologia lo conferma. Nel legno. degli altari lignei seicenteschi della VaI di Sole, si "legge" ad esempio, l'impronta biologica lasciata dalla grande siccità che fece da preludio alla peste del 1630, quella che provocò il manzoniano assalto popolare ai forni. Vi si coglie il senso della storia umana in connessione con la storia della guerra che desolò intere popolazioni e che fu il veicolo del morbo. Poi, ancora, la trama della storia umana legata alla maledizione delle usure, all'avidità dei mercanti, alle superstizioni, all'immaginario collettivo; ma anche all'abbandono dei Villaggi, alla loro trasfigurazione spettrale. Evidente è la permeazione del sacro che emana dalla ricostruzione proposta. La risonanza del sacro è continua, diremmo magnetica. Basti accennare alle chiese, alle edicole, al titolo di San Rocco, e alle processioni ad esse legate. Da quelle chiese e cappelle si può dedurre la distribuzione geografica delle pestilenze".
Aldo Gorfer, che era nato a Cles nel 1921, se ne è andato giusto quindici anni fa, nel giugno del 1996. Questo volume è dedicato, idealmente, al ricordo del giornalista e scrittore che ci fu amico e maestro. Perché proprio Aldo Gorfer ammoniva: "La storia è una meteora e gli uomini hanno la memoria corta".
AF
Alberto Folgheraiter, 1952, giornalista, già capostruttura programmi della sede di Trento della RAI. Ha pubblicato una quindicina di volumi. Per "La collera di Dio" e "I Dannati della peste" gli è stato attribuito (2009) il premio Dimaro - Val di Sole. È Accademico degli Accesi (1998) per le lettere.
www.curcuegenovese.it
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