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I Sacri Canti di Giovanni Battista Michi (Tesero 1651 – 1690) e i canti di questua natalizio-epifanici nell’arco alpino, dal Concilio di Trento alla tradizione contemporanea a cura di Renato Morelli Provincia Autonoma di Trento, Quaderni Trentino Cultura 2, 2001, pp. 316 |
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Il volume raccoglie gli atti del convegno, realizzato nel 1999 per iniziativa della Provincia di Trento e dell'amministrazione comunale di Tesero con la collaborazione dell'Associazione Amici del presepio, sulla figura del sacerdote teserano del XVII secolo Giambattista Michi e sulla sua attività di raccoglitore dei sacri canti legati all'usanza popolare delle questue natalizie ed epifaniche. |
presso la comunità germanofona mòchena e quella ladina di Fassa, pubblicando numerosi saggi, regista RAI dal 1979, ha realizzato
film etnografici su arco alpino, Sardegna e America latina, ottenendo vari riconoscimenti) che, partendo dallo studio dei riti della Stella in ambito trentino, era giunto appunto a identificare nei Sacri canti di un prete di Tesero, Giambattista Michi, vissuto dal 1651 al 1690, la fonte dei canti e delle laudi usati dagli stellari.
Da quella “scoperta” è derivata la ricerca, sempre ad opera di Renato Morelli, sulle origini del rito della Stella, sulla sua distribuzione in uno spazio che dal Canton Ticino arriva ai territori italiani, tedeschi, boemi e sloveni dell’ex-Austria- Ungheria, sulla sua originaria matrice, non soltanto evidente ma documentata, controriformista e gesuitica. Soprattutto da queste ricerche hanno preso movimento altre
ricerche i cui risultati sono attestati in questo volume. Ricerche che estendono notevolmente le nostre conoscenze (fino a ieri scarse e soprattutto frammentarie) sulla ritualità natalizia ed epifanica del nord-est del nostro Paese. Particolarmente rilevante è l’attenzione che tutti gli studiosi hanno posto sui canti di questi riti, pur certo non trascurando l’aspetto dei comportamenti e delle articolazioni formali
degli avvenimenti rituali. Quest’attenzione per i canti, presi in considerazione sia per quanto riguarda i testi verbali sia per quanto riguarda i testi musicali, colloca l’assieme di questi studi in una posizione particolarmente avanzata nel panorama etnografico italiano che ben poco interesse dimostra per il momento musicale, per non dire quello sonoro, delle manifestazioni “folkloriche” pur sapientemente osservate, descritte e studiate. Le ricerche sulle laudi e sui canti possono recare un contributo non secondario alla conoscenza del Concilio tridentino che tanto è stato studiato, confutato e celebrato in tutte le altre sue manifestazioni, comprese quelle musicali “alte”, ma assai meno preso in considerazione nelle sue conseguenze musicali “basse”, popolari. Per informazioni: Ufficio Sistema Bibliotecario Trentino. |
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