“Dolce felice notte...”
I Sacri Canti di Giovanni Battista Michi (Tesero 1651 – 1690) e i canti di questua natalizio-epifanici nell’arco alpino, dal Concilio di Trento alla tradizione contemporanea

a cura di Renato Morelli

Provincia Autonoma di Trento, Quaderni Trentino Cultura 2, 2001, pp. 316

Il volume raccoglie gli atti del convegno, realizzato nel 1999 per iniziativa della Provincia di Trento e dell'amministrazione comunale di Tesero con la collaborazione dell'Associazione Amici del presepio, sulla figura del sacerdote teserano del XVII secolo Giambattista Michi e sulla sua attività di raccoglitore dei sacri canti legati all'usanza popolare delle questue natalizie ed epifaniche.
Anni di ricerca, il contributo di studiosi e musicologi di levatura internazionale, un supporto discografico di prim’ordine: sono le caratteristiche del volume Dolce felice notte… Il libro, curato da Renato Morelli, trova nel sottotitolo il suo inquadramento: “I Sacri canti di Giovanni Battista Michi (Tesero, 1651-1690) e i canti di questua natalizio-epifanici nell’arco alpino, dal Concilio di Trento alla tradizione orale contemporanea”. Il volume è pubblicato nella collana dei Quaderni Trentino Cultura, collana editoriale realizzata dall'Assessorato alla cultura della Provincia autonoma di Trento, Servizio Attività Culturali e si avvale di un’ introduzione di Roberto Leydi, musicologo di fama internazionale ed è integrato da un CD, con una selezione di esempi musicali registrati "sul campo" dai vari ricercatori. Un solo dato è capace di farci comprendere l’importanza di questa ricerca: le melodie natalizio-epifaniche relative alla raccolta Michi, riportate all'interno del volume, sono circa 300 e quasi tutte praticamente inedite.
“I saggi contenuti in questo volume studiano e documentano – ricorda proprio Roberto Leydi - avvenimenti rituali che attestano l’esito nel mondo popolare delle disposizioni e delle iniziative del Concilio di Trento. Sono infatti il peso e la forza della Controriforma (o Riforma cattolica come qualcuno vuol chiamarla) che hanno introdotto, in molti casi imposto, i comportamenti rituali presi in esame dai diversi ricercatori nell’ambito del Convegno Don Giambattista Michi di Tesero (1651 - 1690): la raccolta dei sacri canti e la tradizione orale contemporanea, tenutosi a Tesero nel gennaio del 1999 e che, in un certo senso, hanno consentito la loro più o meno disgregata permanenza fino ad oggi”.
Va infatti ricordato che gli esiti della Controriforma erano già stati indagati dalle precedenti ricerche di Renato Morelli (Trento, 1950, laureato presso la locale Università, ha studiato musica e scienze sociali e ha effettuato le sue prime ricerche etnografiche ed etnomusicologiche

presso la comunità germanofona mòchena e quella ladina di Fassa, pubblicando numerosi saggi, regista RAI dal 1979, ha realizzato film etnografici su arco alpino, Sardegna e America latina, ottenendo vari riconoscimenti) che, partendo dallo studio dei riti della Stella in ambito trentino, era giunto appunto a identificare nei Sacri canti di un prete di Tesero, Giambattista Michi, vissuto dal 1651 al 1690, la fonte dei canti e delle laudi usati dagli stellari. Da quella “scoperta” è derivata la ricerca, sempre ad opera di Renato Morelli, sulle origini del rito della Stella, sulla sua distribuzione in uno spazio che dal Canton Ticino arriva ai territori italiani, tedeschi, boemi e sloveni dell’ex-Austria- Ungheria, sulla sua originaria matrice, non soltanto evidente ma documentata, controriformista e gesuitica. Soprattutto da queste ricerche hanno preso movimento altre ricerche i cui risultati sono attestati in questo volume. Ricerche che estendono notevolmente le nostre conoscenze (fino a ieri scarse e soprattutto frammentarie) sulla ritualità natalizia ed epifanica del nord-est del nostro Paese. Particolarmente rilevante è l’attenzione che tutti gli studiosi hanno posto sui canti di questi riti, pur certo non trascurando l’aspetto dei comportamenti e delle articolazioni formali degli avvenimenti rituali.
Quest’attenzione per i canti, presi in considerazione sia per quanto riguarda i testi verbali sia per quanto riguarda i testi musicali, colloca l’assieme di questi studi in una posizione particolarmente avanzata nel panorama etnografico italiano che ben poco interesse dimostra per il momento musicale, per non dire quello sonoro, delle manifestazioni “folkloriche” pur sapientemente osservate, descritte e studiate.
Le ricerche sulle laudi e sui canti possono recare un contributo non secondario alla conoscenza del Concilio tridentino che tanto è stato studiato, confutato e celebrato in tutte le altre sue manifestazioni, comprese quelle musicali “alte”, ma assai meno preso in considerazione nelle sue conseguenze musicali “basse”, popolari.
Per informazioni:
Ufficio Sistema Bibliotecario Trentino.
Archivio recensioni