Colombo di Mori
Il "Colombo" di
Mori è situato ai piedi dell'altura nota localmente come Doss Castion, piccola appendice
terminale del massiccio del Monte Baldo.
Il colle è posto sul
margine meridionale della valle del Cameras, importante via di comunicazione tra la valle
dell'Adige e il lago di Garda; esso presenta una forma allungata in direzione est-ovest e
la sua cima è accessibile dai versanti sud, est e ovest, mentre quello a nord è
costituito da una scoscesa parete rocciosa; alla base di questa si apre una piccola
grotticella e in basso si distende un ripido pendio.
L'Orsi aprì numerose
trincee alla base dello sperone roccioso del Doss Castion, nella zona antistante la
grotticella, allora completamente ostruita dal deposito archeologico, e quindi all'interno
di essa. Egli mise in luce degli strati archeologici contenenti moltissimi frammenti di
vasi di terracotta, strumenti in selce ed ossa di animali, che gli permisero di
interpretare la zona come luogo di abitazione di genti preistoriche; purtroppo non si
rinvennero tracce di capanne o di altre strutture abitative ma solo resti di grandi
focolari; vennero invece in luce negli strati inferiori, all'interno della grotticella e
alla sua imboccatura, dei resti scheletrici umani che testimoniano l'uso del sito come
area di sepoltura in un momento precedente quello abitativo.
Nel 1970 vennero effettuati
da parte del Circolo Preistorico di Rovereto due sondaggi limitati che permisero di
considerare la possibilità dell'esistenza di uno strato archeologico non esplorato
dall'Orsi.
Gli anni seguenti portarono
ad un generale degrado del sito, divenuto palestra per raccoglitori e scavatori
clandestini.
Fra l'estate 1991 e la
primavera 1992 sono stati effettuati i lavori di ripristino del sito per la sistemazione
ad area archeologica visitabile. In questa occasione il Servizio Beni Culturali - Ufficio
Beni Archeologic della P.A.T. ha effettuato nella zona antistante la grotticella un
intervento di scavo per verificare l'eventuale presenza di lembi intatti dell'originario
deposito archeologico che ha portato al rinvenimento di un livello compatto di ceneri e
carboni, contenente frammenti di vasi di ceramica, strumenti in selce e ossa animali,
assai simile ad uno degli strati descritti dall'Orsi.
L'Orsi assegnava il
complesso del Colombo ad un "periodo avanzatissimo dell'età neolitica";oggi lo
studio del materiale permette di inquadrare il sito in una fase piuttosto precoce
dell'antica età del Bronzo, databile intorno alla fine del III millennio a.C.
In questo periodo, in gran
parte dell'Italia settentrionale, compaiono popolazioni appartenenti alla cultura di
Polada (il nome deriva da una località nei pressi di Desenzano (BS), dove nel secolo
scorso furono rinvenuti numerosissimi resti archeologici); la loro economia è basata
soprattutto sull'agricoltura (frumento, orzo, ecc.) e sull'allevamento (bovini, ovini,
ecc.), ma non scompare l'attività di caccia; un ruolo importante assume la metallurgia
con la comparsa dei primi oggetti di bronzo (asce, pugnali, ornamenti). In Trentino sono
note testimonianze sia degli aspetti abitativi di tale cultura ( per esempio le palafitte
di Ledro e Fiavè) sia di quelli funerari ( per esempio la necropoli di Romagnano Loch); i
suoi momenti iniziali sono caratterizzati dalla sopravvivenza di alcuni elementi legati al
precedente fenomeno del Vaso Campaniforme, quali ad esempio i pendagli a bastoncello in
osso ed i brassard (placchette in pietra poste a difesa dei polsi degli arcieri) presenti
entrambe al Colombo di Mori.
I reperti provenienti dalle
ricerche al Colombo di Mori sono conservati presso i Musei Civici di Rovereto.