Fiavè

La scoperta dell'esistenza di un abitato preistorico nel bacino dell'ex lago Carera, progressivamente intorbatosi, avvenne nella metà del secolo scorso in seguito a lavori di estrazione della torba.
Dal 1969 al 1976 furono intraprese ricerche sistematiche, che interessarono due zone distinte della torbiera e l'attiguo Doss Gustinaci.
Nel 1981 sono stati ripresi i lavori, tuttora in corso, con indagini alle quali partecipano Istituti, Musei ed Università italiane ed estere.

FASI DI OCCUPAZIONE:

Tre, distinte, le zone di insediamento: la prima collocata sull'isola, la seconda nell'attigua insenatura dell'antico bacino lacustre, la terza, isolata verso est.
Nella prima zona sono stati rilevati i resti sovrapposti di tre abitati appartenenti ad epoche diverse e di differente estensione. Il più antico, del Tardo Neolitico-Eneolitico (III millennio a.C.) occupava la superficie dell'isoletta e alcune piattaforme che erano state costruite lungo la sponda con tronchi adagiati sul fondo.
Nella seconda area d'insediamento, del Bronzo Medio (1400-1300 a.C), erano associati due tipi di struttura abitativa: quella spondale, all'asciutto su terreno elevato, e quella più propriamente palafitticola entro lo specchio d'acqua, eretta mediante un'ingegnoso sistema di fondazione in pali di legno a maglie regolari. Le case erano costruite con materiali leggeri e con copertura in paglia. L'abitato, a moduli unifamiliari, era chiuso e difeso verso il lago da una palizzata. Un incendio interruppe la vita dell'abitato.
L'ultima fase di frequentazione, risalente al Bronzo Recente (1300-1100 a.C.), è documentata da una massicciata larga 6 m, sorretta da tronchi disposti a cassettoni.
Nella seconda zona d'insediamento sono stati portati alla luce resti di una palafitta risalente al Bronzo Antico e Medio (1800-1400 a.C.) eretta entro il lago su pali isolati 9-10 m., piantati per una profondità di 4-5 m. Molti di questi erano portanti, altri servivano per consolidare il fondo lacustre. Per lo più sono di abete e talvolta presentano l'estremità lavorata, con incavi e mensole per sostenere le sovrastrutture.

COLLOCAZIONE TOPOGRAFICO-CULTURALE:

In Trentino gli insediamenti palafitticoli attualmente noti sono due: quello di Fiavè-Carera e quello vicino di Molina di Ledro. Sono accomunati, oltre che da fattori di ordine cronologico e culturale - risalgono entrambi all'età del Bronzo (2200-1300 a.C.)- dal caratteristico ambiente umido.

LA CULTURA MATERIALE

Moltissimi sono gli oggetti rinvenuti in ceramica, pietra ed osso, relativi alle attività svolte quotidianamente nelle palafitte.
Meritano una particolare menzione per la loro rarità, e per l'estrema ingegnosità nella fabbricazione che essi dimostrano, quelli in legno: ciotole, mestoli, frullini, aghi, zappe, cesti...
Allevamento e agricoltura avevano un ruolo preminente rispetto alle attività di caccia e raccolta. Fra i numerosi materiali messi in luce si annoverano falcetti, un aratro, tracciasolchi in legno ed un arco.
Per quanto riguarda gli animali domestici, prevalevano le capre e pecore, seguiti da bovini - di piccoli taglia- e suini. Non manca l'attestazione del cane.
La caccia era rivolta al cervo, capriolo, camoscio, cinghiale, volpe ed uccelli.