Romagnano Loc
Il riparo di Romagnano Loc occupa un posto di assoluto
rilievo nel panorama non solo della preistoria trentina, ma anche in generale di quella
sudalpina.
L'esplorazione sistematica condotta tra il 1968 e il 1971 di un deposito archeologico
potente fino a 8 metri, ha infatti offerto per la prima volta uno spaccato quasi completo
della successione delle diverse culture che hanno interessato la regione atesina nei
lontani tempi preistorici.
Il sito, addossato ai piedi del Monte Bondone sul culmine dell'ampio conoide formato dagli
apporti alluvionali del Rio Bondone, venne alla luce casualmente in seguito a lavori di
sbancamento. La scelta come zona di residenza è motivata dalla buona esposizione del
luogo, protetto da un piccolo anfiteatro di rocce con pareti aggettanti che costituiscono
un riparo naturale utilizzato a più riprese dall'uomo preistorico dall'VIII fino al I
millennio a.C.
La documentazione più antica, ovvero quella più profonda, si riferisce alla presenza di
cacciatori-raccoglitori del Mesolitico (8.000-4.500 a.C.) che sappiamo dediti a battute di
caccia nel corso delle buone stagioni alle alte quote montane, fino oltre i 2.000 metri di
altitudine. A conferma della validità della scelta operata da questi primi abitanti del
fondovalle atesino, sono state riscontrate in successione verso l'alto, tracce di
frequentazione da parte di gruppi del Primo Neolitico (4.500-4.000 a.C.) in grado di
fabbricare contenitori ceramici ma ancora dipendenti da un'economia predatoria, basata
sulla caccia e raccolta. Seguono testimonianze delle genti portatrici della Cultura dei
Vasi a Bocca Quadrata (V-III millennio a.C.) ai quali si deve l'introduzione, da sud,
dell'allevamento e dell'agricoltura. La sequenza stratigrafica della presenza umana
prosegue ininterrotta nell'età dei metalli, comprendendo tutte le fasi dell'età del
Bronzo (2.200-900 a.C.). Nel corso di quella iniziale, il riparo sottoroccia divenne luogo
di sepolture. Vi sono stati infatti rinvenuti i resti di 17 tombe, 8 delle quali
appartenenti ad individui adulti inumati sotto cumuli di pietre, mentre 31 a bambini.
Alcuni erano deposti entro contenitori ceramici, secondo un usanza attestata nelle regioni
dell'Europa orientale.
L'intenso utilizzo del sito venne meno con la prima età del Ferro (900-500 a.C.) dopo la
quale seguirono solo episodiche frequentazioni di scarso rilievo, l'ultima delle quali è
datata all'epoca romana.
Nelle immediate vicinanze dell'area riparata dove sono emerse le tracce di questa assidua
presenza dell'uomo, in località Tof de la Val su un terrazzo del conoide è stata
individuata una fra le più antiche zone di attività fusoria della Valle dell'Adige,
risalente al III millennio a.C. inoltrato.
Ai margini del conoide infine, in località Pra Secco si trova una necropoli a cremazione
in uso durante la Prima Età del Ferro (900-500 a.C.).