Riparo Gaban - Martignano - Trento
Il Riparo Gaban è situato
in località Piazzina di Martignano in un'angusta valletta pensile che corre parallela al
fianco sinistro della valle dell'Adige, a circa m. 80 dall'attuale fondovalle.
Il riparo è definito da
un'ampia arcata di m. 10 di altezza, m. 6 di profondità e circa m. 60 di lunghezza e si
sviluppa nel Rosso Ammonitico Veronese.
La scoperta del sito è
avvenuta nel 1970 nell'ambito delle attività paletnologiche del Museo Tridentino di
Scienze Naturali ad opera di un gruppo di appassionati locali.
L'area attualmente scavata
è quella a ridosso del riparo ed interessa una superficie di circa m2 60. Il deposito
risulta parzialmente intaccato da 3 grandi buche moderne scavate probabilmente tra il 1600
ed il 1700, in occasione di opere di bonifica e di terrazzamento dei territori
circostanti. Sul fondo di tali buche sono stati rinvenuti resti scheletrici umani
testimonianti un uso sepolcrale del riparo probabilmente durante l'età del Rame.
La serie stratigrafica
documenta che il sito è stato frequentato con alcune lacune in età preistorica, dal
Mesolitico al Bronzo medio.
La sequenza mesolitica del
Riparo Gaban documenta depositi mesolitici sauveterriani (livelli FC e FB) e depositi
mesolitici castelnoviani (livelli FA ed E).
Gli strumenti
caratteristici del Mesolitico antico (Sauveterriano) sono piccolissimi triangoli,
mezzelune e sottili punte in selce che venivano variamente combinate all'estremità delle
frecce. Accanto agli strumenti caratteristici per la caccia troviamo altri oggetti
utilizzati per il trattamento della selvaggina e la lavorazione delle pelli. Ben
documentati sono l'osso ed il corno utilizzati per realizzare diversi strumenti:
punteruoli, cuspidi per zagaglie, accette, ami per la pesca ed ornamenti personali.
Il Mesolitico recente
(Castelnoviano) vede la progressiva scomparsa delle armature utilizzate nel periodo
precedente; le punte di freccia presentano ora un'armatura singola costituita da elementi
in selce di forma trapezoidale. Continuano ad essere utilizzati grattatoi, raschiatoi,
bulini e punteruoli in selce. Compaiono grandi accette ricavate dalle corna di cervo.
Tra i reperti mesolitici
del Riparo Gaban risultano particolarmente significativi alcuni oggetti d'arte in osso e
corno decorati con motivi geometrici: una figuretta femminile, una spatola e un probabile
pendaglio.
Il Neolitico antico, che
nella nostra regione deriva il nome dal riparo omonimo (Gruppo Gaban), è ampiamente
documentato nei livelli D dalla presenza di numerose ceramiche ornate con decorazioni
realizzate ad incisione, impressioni ad unghiate o a graffito. Numerosi sono gli strumenti
in selce caratteristici del primo neolitico padano: armature di freccia romboidali, bulini
ad incavi e stacchi laterali, grattatoi e troncature. Molto diffusi sono gli ornamenti di
collana costituiti da conchiglie marine, le "columbelle", che continuano la
tradizione mesolitica. Il Riparo Gaban durante il primo neolitico, come nel periodo
precedente, non fu solo un semplice ricovero, ma dovette avere anche un significato
magico-religioso data la frequenza di oggetti d'arte preistorica. Sono state rinvenute,
realizzate su osso o corno: figurette femminili, immagini di animali probabilmente
propiziatorie, oggetti decorati da motivi geometrici incisi.
Il neolitico medio (cultura
dei vasi a bocca quadrata) è documentato nei livelli superiori (D10) da pochi frammenti
di ceramica decorati nello stile graffito e da alcune punte di freccia in selce.
Il riparo fu sicuramente
utilizzato da parte di gruppi dell'età del rame per attività metallurgiche e fusorie.
All'interno del riparo sono state rinvenute abbondantissime scorie di fusione che
testimoniano l'utilizzo dei minerali di rame. Pochi sono i resti ceramici attribuibili a
questo periodo, ma significativi risultano alcuni frammenti, ed un esemplare completo, che
si ricollega ai caratteristici recipienti della Cultura Campaniforme.
I depositi dell'età del
Bronzo antico sono caratterizzati dalla presenza di materiali riferibili alla Cultura di
Polada, che ebbe in questo periodo un grande sviluppo nella regione padana e benacense ed
è accompagnata dalla presenza di villaggi palafitticoli. La produzione di tazze ansate
con appendice asciforme, sopraelevata rispetto al bordo del recipiente, costituisce il
fossile guida di questa cultura. Accanto alla ceramica molti sono gli oggetti in selce,
osso, corno e zanne di cinghiale che venivano utilizzati nelle attività quotidiane.
Il riparo continua ad
essere frequentato durante il Bronzo medio. Sono documentati strumenti in selce quali
punte di freccia, grattatoi, bulini, elementi di falcetto; l'osso e il corno continuano ad
essere utilizzati sia per la produzione di oggetti d'uso, sia per ornamento personale.
Molto abbondanti risultano essere i recipienti ceramici, alcuni ascrivibili a tipi molto
rozzi, altri di maggior raffinatezza e pregio e che trovano confronto con i tipi più
raffinati presenti nei villaggi palafitticoli. Rari risultano essere gli oggetti in
bronzo.
La presenza nello strato
più superficiale di frammenti ceramici riferibili al Bronzo recente e all'età del Ferro
fa pensare che il riparo fosse utilizzato anche in epoche successive.
La zona dovette comunque
avere insediamenti anche in epoca romana, si sono infatti rinvenute nelle campagne
circostanti monete e frammenti di tegoloni.