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(tratta da "Concilium tridentinum. Diariorum", nova Collectio, Vol. I, a cura della Göeres Gesellshaft”, Freiburg i. Br., 1901, pag. 254).
Episcopus Cavensis Farnesio cardinali
- Tridenti 13. Octobris 1542. Ricev. Romae 18 octobris
Arch. Vatic. Carte Farnes , fasc. 6 n. 34, or.; Conc. 77 f. 29, cop. coaeva.
Mando a V.S il ritratto di Trento e dela maggior parte del
suo contado fatto con tutta quella diligenza, dela quale è stato capace
il miglior dipintor che sia quà come vederà. La città
è divisa in quattro quartieri: il primo è verso il palazzo tra
l’acqua e le mura dela città, nominato di San Pietro habitato
da Todeschi. Il secondo in mezzo della città tra l’acqua et la
contrada larga, nominato di San Benedetto. Il terzo verso la porta del ponte
tra la contrada larga et le mura della città, nominato di Santa Maria.
Il quarto verso la porta di Verona tra l’acqua et le mura dela città,
nominato di San Vigilio. Questi tre quartieri sono habitati da Italiani, deli
quale il peggiore è quel di S. Maria. Deli due buoni desidero che V.S.
mi dica, qual li pare che si debbi dare al natione Italiana. Se li daremo
il quartiere di San Vigilio, si potranno alloggiare continuatamente tutte
le persone e cavalli, che non capirà il quartiere, nela parte del contado
che habita la sinistra riva del fiume Adice lungo la via che va a Verona.
Se pare che se li dia il quartiero di S. Benedetto, s’alloggiaranno
le persone e cavalli che non cape il quartiero, nelli alloggiamenti che sono
lungo la via che va a Vicenza. Questi due quartieri egualmente sono distanti
al palazzo, et a tutti due vi si interpone il quartiero de Todeschi. La parte
del contado, che è lungo la via di Vicenza, è contigua al palazzo
e distante un pochetto al quartiero di S. Benedetto. La parte del contado
che è lungo la via di Verona, è contigua al quartiero di San
Vigilio et un pochetto distante al palazzo. Io mi risolvarei a dare a la natione
Italiana il miglior quartiere deli due di dentro e di fuore, per che la lontananza
è tanto poca dal palazzo, che non è più d’una buona
balestrata.
Non havendo potuto questa sera haver minutamente informatione deli alloggiamenti
dela città, per che nasce dala resolutione che hanno da pigliare questi
cittadini o di lassare le case interamente a servitio del concilio o di restrignersi
talmente, che dieno le commodità necessarie a chi ci haverà
d’alloggiare, che altrimenti havriemo pochi alloggiamenti capaci di
cardinali e simil grado: questa sera havendo fatto motto di questo a Monsignore,
mi ha detto, che si farà opera che possiamo haver ogni commodità
deli alloggiamenti che ci saranno, de quali particolarmente per il primo ne
sarà avisata. Il contado a 10 miglia intorno ala città senza
incommodità deli contadini, secondo la discretione fatta per li deputati
a far li alloggiamenti, darà duo miglia e ducento letti, che vi staran
bene quattro milia e quatrocento persone. Darà stalle per sei milia
cinquecento novantuno cavalli e dieci milia secento trenta quattro carra di
fieno. Quando si volessero restrignere un poco, ci sarebbe commodità
di più di quattrocento letti, per più di mille altri cavalli
e di più di duo milia altri carra di fieno. E se questo alloggiamento
si dilatasse due altre miglia, nela quale distanza c’è buon numero
di castelli e ville assai buone, vi si accommodarebbe molta gente e molti
cavalli di più. Però come per l’altre ho scritto, secondo
‘l bisogno si potranno allontanar gli alloggiamenti da miglio in miglio,
alloggiando men discosto li più necessarii. Mandaria a V.S. il particolare,
quando pensasse, che ne dovesse cavare altro di quel ch’io scrivo; pur
quando lo voglia, facci motto, che seli mandarà.
Li mando la pianta del duomo con le sue misure a tal che se lì s’havranno
a far le sessioni, V.S. sappi la capacità del luoco. Il coro come si
vede nel disegno è levato dal piano del’ecclesia da 20 palmi.
Di sotto è fatto in volte sostenute da due ordini di colonne. Quando
li paia che non sia capace, si potrà distendere con tavolati, quanto
è lunga l’ecclesia, a quanto sarà necessario. La stanza
capitolare servirà, quando privatamente s’habbi da ragionar dele
cose che occorreno. Questo è ‘l più capace luoco che sia
nela città; quando si desiderasse maggiore e con maggior commodità
e più presso o dentro il palazzo, dove alloggiarà N. Signore,
si potrà far di tavole con poca spesa; che qui cen’è tal
mercato, che si ha ‘l cento dele tavole d’abeto lunghe 20 palmi
e larghe due e grosse due buone dita, per sette in otto scudi d’oro.
Il disegno del palazzo si mandarà per il primo, quando mi serbo a lodare
la magnificentia del patrone e a vituperare la ignoranza del’architetto.
La parte manuale è di quella eccellentia che questa regione può
parturire.
Mando l’annotamento de prezzi dele vettovaglie e deli vini che hoggi
corrano per la città. Dico bene che del grano e dele biade da cavalli,
facendosi a buon hora partito con mercanti, dandogli la tratta e passo de
Venetiani, Mantuano, ducato di Milano, Ferrarese e di quel dela ecclesia o
dela maggior parte di costoro, come per l’altre ho scritto, che se ne
havrà meglio mercato. E già son venuti mercanti persuasi da
me del utile, ne caveranno, e dela commodità del paese, quando bene
non si facesse così presto il concilio, ad offerirsi di voler al prezzo
che hoggi corre obligarsi a condur tanta vettovaglia che basti al concilio.
E se verranno mercanti forestieri, a vender le vettovaglie per miglior prezzo,
che possino vendere. Non ho voluto attaccar partito senza ordine di V.S.,
et speraria haver miglior prezzo. Li vini, per ché universalmente ne
è fatto poco, valeranno ogni dì più; pure facendone venire
a buon hora di fuore, si farà che non cresca molto più di quel
che adesso vale. Il prezzo del fieno, dela paglia, dele legna, del formaggio,
del butiro, dele carni, del pesce, per che nel paese e nel convicino cen’è
assai, crescerà poco, e così anche le altre cose poste nela
lista potranno esser poco più care, fuor che pollaggi, cacciagioni
et vova, le quali saran care e a pena sene potrà havere. Pure per che
di tutte le cose annotate nela lista cene sia più copia e sene habbia
miglior prezzo, s’è fatto che Monsgr. il vescovo habbi mandato
una grida penale, che nessuno debbi portar fuor del territorio e iurisdittion
sua cosa del mondo, che sia per uso dela vita. Servandosi questo ordine, venendo
vettovaglie e vini di fuore, cominciaranno non prima che ‘l buon tempo
la moltitudine dele persone a venire al concilio, in questo anno non si patirà.
Però il tutto sta ad haver qui persona diligente con potestà
di poter esseguire et procedere al bisogno secondo so che è la mente
del gentilissimo Sgr. Vescovo di Trento. V.S. non manchi darne il suo parere
in quanto li pare che si habbi ad esseguire. E si degnarà avertirmi
in quel che mancarà il mio ingegno e la diligentia, per che possa in
parte satisfare a la voluntà che ho di servire a N. Signore et a V.S.R
ma.
Di quel che dicono o faccino i Luterani contra il concilio, sino adesso non
si intende altro senon che non si possano persuadere, che ‘l concilio
si habbi da fare e che quando ben si facesse, se non ci sarà presente
N. Signore con l’Imperatore o almeno lo Imperatore, che non ci verranno,
per che sarà frustatorio, e che senza la presentia di questi due principi
non si potrà esseguire quel che sarà determinato per il concilio.
Si sono havute le ordinationi fatte dal conseglio del Ser.mo re de Romani
per effettuare il concilio, de le quali ne mando l’essemplo a V.S.Rma.
A li giorni passati Monsgr. Il vescovo per saper più distintamente
le sue forze e per usarle ad ogni servitio dela Sedia Apostolica, di N. Signore
e di V.S.Rma, prese la occasione che i Francesi se ingegnavano a rubbare deli
luochi nelli confini di Germania e non discosto dala sua iurisdittione; con
licenza del Ser.mo re de Romani fè descrivere e proveder d’armi
tutti li suoi sudditi, li quali fusseno atti a maneggiar le armi o che senza
lassar povaro il paese delle genti necessarie potessero andar fuora. Et in
effetto come V.S. vedrà nel notamento ch’io li mando dele terre,
ville, capitanati, può dispor d’una buona banda di soldati pratichi,
deli quali Sua Signoria mi dice, che sene farà quello che Sua Santità
comandarà.
Questa sera Monsgr. ha hauto lettere dali duchi di Baviera, che apparecchi
buono alloggiamento per loro agenti che mandaranno fra pochi giorni al concilio.
C’è nuova che l’essercito d’Ungaria sia ammorbato
e che in certe scaramuccie che han fatto con li nemici, n’habbino hauto
la peggio. Resto pregando etc. Di Trento il 13 di ottobre 1542.
D.V.S.Rma deditissimo servitor
il vescovo dela Cava.