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E’ importante, a questo punto, sottolineare l’importanza
del lavoro svolto dalle locali autorità di governo nel principato di
Trento. Un grande sostenitore della candidatura di questa città fu
anzitutto Bernardo Clesio, vescovo del principato dal 1514 al 1539, il quale
adoperò tutto il suo carisma e le conoscenze personali acquisite nelle
numerose ambasciate presso le corti europee come portavoce di Ferdinando d’Austria
per arrivare a questa soluzione. Per la verità, a giudizio del Clesio,
non sempre il dialogo con i protestanti rappresentava la strategia migliore;
qualche volta, come nel caso della grande rivolta contadina che nel 1525 imperversò
nelle campagne delle valli trentine, il vescovo decise di far ricorso alla
forza per far cessare le ostilità. (10)
Il Concilio a Trento, tuttavia, si stava rivelando un’occasione unica
per permettere alla città di conseguire quel prestigio internazionale
che Bernardo Clesio da lungo tempo desiderava per il capoluogo. Sapeva che
se Trento fosse stata per alcuni anni il cuore del mondo cristiano, avrebbe
conosciuto una crescita urbana ed economica da renderla degna di stare al
passo con i migliori centri del Rinascimento italiano. Il vescovo, inoltre,
durante i suoi brevi soggiorni in città, lavorò intensamente
per darle quella fisionomia architettonica ed urbanistica che la rendesse
adatta ad ospitare un avvenimento di quell’importanza. (11)
Un altro personaggio di spicco che a quei tempi risultò determinante
per la realizzazione di questo progetto fu il vescovo Cristoforo Madruzzo,
che a soli ventisette anni succedette a Bernardo Clesio, dando il via al lungo
insediamento della sua famiglia ai vertici del principato. Proprio i suoi
illustri natali, unitamente ad un carattere affabile e facilitato a stringere
amicizie nella cerchia dell’aristocrazia nobiliare, specialmente in
quella di origine tedesca dalla quale discendeva per parte di madre, si rivelarono
di estrema importanza. Cristoforo Madruzzo, grazie alle sue conoscenze, aveva
la strada già aperta, ma ciò non esclude i suoi meriti personali:
già molto giovane seppe tessere con consumata abilità quella
fitta trama di relazioni presso le corti germaniche ed italiane che lo portarono
a proporsi come una delle personalità più in vista fra tutte
quelle che governavano i paesi d’Europa. Fondamentale fu poi la sua
amicizia con il cardinal Farnese, incaricato dal papa di visionare le città
interessate a divenire sedi conciliari: questi, proprio agli esordi dell’episcopato
madruzziano, inviò al pontefice una relazione molto positiva sulle
caratteristiche del capoluogo tridentino. Anche i buoni rapporti che il Madruzzo
era solito intrattenere con il vescovo di Feltre Tommaso Campegio, cui vennero
affidati importanti compiti preparatori in vista del Concilio, si rivelarono
assai importanti per il buon esito delle operazioni.
A Trento, Cristoforo Madruzzo non lesinò spese pur di portare a compimento
il grande disegno di espansione e di arricchimento culturale ed artistico
della città intrapreso dal suo illustre antesignano. Si è detto
che la sua generosità sia degenerata a volte nella prodigalità,
specie durante gli anni del Concilio, allorché non esitò a coprire
di doni e di munifiche elargizioni i padri conciliari, trattandoli con grande
considerazione e tuttavia finendo con l’incidere in maniera sostanziosa
sui bilanci diocesani. In ogni caso, a prescindere dalla critiche che gli
sono state rivolte, specie in epoca illuministica, per questa sua scarsa predisposizione
al risparmio, va riconosciuto che senza il contributo politico e diplomatico
del Madruzzo le probabilità che il Concilio avesse potuto svolgersi
a Trento sarebbero state sicuramente minori. Inoltre, non va dimenticato che,
per l’intera economia trentina, sia l’intensa attività
preparatoria disposta dal vescovo già dai primi anni del suo episcopato,
sia l’evento conciliare vero e proprio, costituirono due fattori di
grande rilevanza. Questi anni segnarono infatti una notevole maturazione degli
scambi e della produzione e crearono nel Trentino lo sviluppo di un’intraprendenza
tutta nuova, destinata a dare i suoi buoni frutti anche nei settori dell’artigianato
e dell’arte. Il decollo del principato tridentino risultò determinante
anche per l’emergere della classe borghese, che ciononostante non aveva
mancato di rivelarsi estremamente critica verso l’operato del Madruzzo.
(12)
Tuttavia, pur attribuendo un valore determinante alla pregevole attività
diplomatica del vescovo di Trento, occorre riconoscere che ad avere un’importanza
ancor più decisiva per la scelta della stessa Trento quale luogo del
Concilio fu la particolare configurazione geografico - politica del territorio
di cui faceva parte. Come si è già accennato, il principato
di Trento costituiva uno stato sovrano a tutti gli effetti, con un’autonomia
del tutto particolare nel panorama italiano. Se le sue origini politiche e
culturali fossero state esclusivamente italiche o germaniche, l’indicazione
di Trento sarebbe stata sicuramente respinta, rispettivamente dall’uno
o dall’altro dei due contrapposti schieramenti.
Per contro, la sua caratteristica di stato non solo semplicemente neutrale,
ma più precisamente forte di entrambe le componenti italica e tedesca,
fu l’aspetto che più di ogni altro convinse anche i più
intolleranti ad accettare che il Concilio si svolgesse in questa città.
Ecco perché, si è detto, non bisogna soffermarsi eccessivamente
sull’operato, pur lodevole, delle due figure del Clesio e del Madruzzo
per risalire alle cause che più di ogni altre contribuirono a convincere
i grandi potentati dell’epoca in senso favorevole alla scelta di Trento.
Occorre, anzi, riconoscere anche i meriti di Giorgio Neideck, principe - vescovo
agli inizi del XVI secolo, che con la sua energica azione politica consolidò
l’autonomia del principato (13)
; e in particolare quelli di tutte le autorità di vertice che, lungo
l’intero medioevo, si opposero strenuamente ai ripetuti tentativi di
prevaricazione da parte dell’oligarchia locale. Se queste velleità
fossero andate davvero a bersaglio, il principato tridentino si sarebbe probabilmente
trasformato in una delle tante signorie italiche e la sua storia avrebbe preso
un corso completamente differente. (14)