Note conclusive
"Percorsi di Storia Trentina" a cura di Lia de Finis
Appare evidente che il Trentino è un territorio frequentato dall’uomo in modo
sostanzialmente continuativo sin dalle epoche più antiche, dal Paleolitico all’età
romana.
La regione si trova in una posizione geografica tale da contribuire a creare un
collegamento tra l’area padana e i territori posti a nord delle Alpi, anche grazie
alla sua natura geomorfologica. La Val Venosta, con il passo Resia ha favorito i contatti
con l’Engadina e la Germania sud- occidentale, mentre la val Pusteria, con il passo
del Brennero, quelli con l’area alpina orientale.
La presenza del lago di Garda ha facilitato le comunicazioni con la pianura padana;
l’Adige, che attraversa la regione longitudinalmente, e le molte valli che
attraversano il territorio trasversalmente, hanno sempre permesso facili comunicazioni e
scambi culturali tra le popolazioni locali e quelle non solo limitrofe ma anche di paesi
lontani. Basti pensare alle conchiglie forate di columbella e cyclope, trovate presso il
Riparo Dalmeri, risalenti al Paleolitico superiore, oppure all’ossidiana, originaria
dell’isola di Lipari, trovata presso il sito di La Vela, risalente al neolitico
medio.
Questi elementi spiegano l’abbondanza di ritrovamenti nel Trentino centro
occidentale, in corrispondenza della valle dell’Adige, val di Non, valli Giudicarie e
Basso Sarca.
Ad una economia basata, in un primo momento, sulla caccia e sulla raccolta, si aggiunse, a
partire dal neolitico, l’allevamento e l’agricoltura. Anche la viticoltura, a
partire dall’età del Ferro, doveva essere praticata, soprattutto nel Trentino
meridionale, ad esempio in Val Lagarina. Al riguardo varie sono le citazioni di autori
romani, tra cui Floro, Svetonio, Plinio, che parlano del famoso "vino retico".
Interessante è anche il rinvenimento di botti a Nomi, località Bersaglio, risalente alla
seconda età del Ferro.
Come si è visto, nel passaggio tra la seconda età del Ferro e l’epoca romana la
cultura locale non è stata soppiantata totalmente da quella romana, ma spesso ha
mantenuto, in alcune sue manifestazioni, la sua originalità, ad esempio negli oggetti di
uso quotidiano in ferro, oppure nell’abitudine di porre su pesi da telaio o altri
utensili d’uso comune sigle in alfabeto retico e nell’abitudine di seppellire i
defunti abbigliati come da vivi, con gli abiti fissati da una fibula.
Analizzando i materiali romani è possibile notare come, tranne oggetti di particolare
prestigio, quelli di prima necessità come tegole e pesi da telaio, siano stati prodotti
in officine locali, disseminate su tutto il territorio (le maggiori testimonianze
provengono dalla valle dell’Adige e dalla valle di Non) ed inoltre con medesime
caratteristiche. Ad esempio i pesi da telaio rinvenuti a Prà del Rover sono del tutto
simili a quelli trovati a Mezzocorona, superando i 900 grammi, misura non facilmente
riscontrabile al di fuori del Trentino. Si è ipotizzato che questa particolarità sia
dovuta all’uso di un filato più pesante, evidentemente in rapporto al clima alpino.
I dati archeologici raccolti fino a questo momento sembrano quindi convalidare
l’idea, proposta ormai dalla maggior parte degli studiosi, che dal II/I sec.a.C. non
ci siano stati in Trentino grossi episodi bellici e che sostanzialmente i rapporti con i
Romani siano stati abbastanza tranquilli. Le successive invasioni barbariche spinsero la
popolazione a nascondere talvolta i propri beni, dando così origine a veri e propri
"tesoretti" come quello rinvenuto a Zambana, nella Valle dell’Adige.
Va per altro sempre fatta una considerazione per chi si accosta allo studio
dell’archeologia e allo studio dei reperti, quella che ogni affermazione è del tutto
provvisoria ed ogni valutazione rimane ‘aperta’, può essere cioè capovolta o
modificata da un successivo rinvenimento. Perciò anche un piccolo frammento, che appare
di scarso rilievo per l’occasionale scopritore, può essere determinante per
confermare un’ipotesi o per smentirla.
Nel redigere questi capitoli ci si è valsi di dati e risultati, riferiti in modo
sintetico, emersi nelle recenti indagini in parte ancora inedite dell’Ufficio Beni
Archeologici della Provincia Autonoma di Trento e di ciò si ringrazia vivamente il
direttore dott. Gianni Ciurletti.