Importanza dell'archeologia nello studio di un territorio
Importanza della datazione

Nell’archeologia è molto importante datare i reperti, cioè tutto il materiale rinvenuto. Per fare questo è possibile basarsi su due diversi tipi di analisi cronologica:

– la cronologia relativa: indica se i reperti sono più antichi o meno antichi di altri, senza alcun riferimento agli anni;
– la cronologia assoluta: ad un reperto si attribuisce un’età espressa in anni (x anni prima o dopo Cristo, o x anni dal presente).

In tempi recenti si è scoperto un nuovo metodo per determinare la datazione assoluta, la cosiddetta datazione radiometrica, che si basa sugli isotopi radioattivi. Si tratta di atomi di uno stesso elemento che, essendo instabili, emettono radiazioni fino a raggiungere una forma stabile.
Uno degli isotopi più usati nella datazione radiometrica è il carbonio 14, isotopo radioattivo del carbonio normale 12.
Il carbonio 14 si forma costantemente nella parte superiore dell’atmosfera, successivamente si unisce all’ossigeno dando origine all’anidride carbonica, che viene assimilata dalle piante per mezzo della fotosintesi clorofilliana trasformandosi in composti organici. Il carbonio 14 si trova quindi anche negli animali erbivori e nei carnivori che si sono nutriti di essi. Anche negli esseri umani (che sono onnivori) una piccola quantità del carbonio presente è rappresentata dal carbonio 14. Il rapporto tra il carbonio 12 e il carbonio 14 rimane costante negli esseri viventi ma, quando un organismo muore, il carbonio 14 inizia a decadere riducendosi della metà ogni 5700 anni circa (tempo di dimezzamento). Perciò, nei reperti di origine organica (ossa, residui di legno, brandelli di tessuti, ecc.), è possibile stabilire il momento in cui è iniziato il decadimento del carbonio 14. Infatti, misurando il rapporto tra la quantità residua del carbonio 14 e il carbonio 12 presenti in un reperto, è possibile, con opportuni calcoli matematici, risalire al momento in cui l’organismo è morto.
Con il metodo del carbonio 14 la datazione non va oltre i 50.000- 60.000 anni. Per reperti più ‘vecchi’ si prendono in considerazione gli isotopi radioattivi di altri elementi, ad esempio il potassio, il rubidio, il piombo, l’argon, che hanno tempi di dimezzamento più lunghi.
La datazione radiometrica è attualmente la più usata perché applicabile a reperti di diversa natura.