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Prima di proporre i temi di archeologia relativi al territorio trentino, è opportuno
chiarire il significato di alcuni termini.
La parola archeologia è stata già usata nell’antichità, ma con un
significato diverso da quello attuale. Dionigi di Alicarnasso (uno storico greco vissuto
nel I sec. a.C.), ad esempio, la usava per indicare genericamente notizie sui tempi
antichi.
Successivamente il termine venne adoperato per indicare lo studio delle antichità greche
e romane, prive di un contesto storico, finché nel Settecento Gioacchino Winchelmann la
interpretò esclusivamente come studio dell’arte classica. Nell’Ottocento e fino
alla seconda guerra mondiale si sono susseguite un’archeologia esclusivamente
filologica ed una esclusivamente storica.
Ora invece l’archeologia è considerata una scienza che cerca di ricostruire,
attraverso il costante confronto (quando è possibile) con il documento o il dato storico,
le civiltà antiche e la loro evoluzione, attraverso lo studio dei reperti affiorati negli
scavi, talvolta fortuiti, condotti in vari territori, nonché attraverso lo studio di
strutture architettoniche, prodotti artistici, iscrizioni, monumenti appartenuti alle
civiltà antiche e giunti, magari in frammenti, fino ai giorni nostri.
L’archeologia è una scienza amplissima che viene distinta in molti settori:
orientale, biblica, classica, cristiana, egiziana, precolombiana, medievale, industriale,
ecc.
Un particolare tipo di archeologia è quella preistorica, cioè la paletnologia che
cerca di individuare e definire gli aspetti culturali che hanno caratterizzato lo sviluppo
delle società umane prima della comparsa della scrittura.
Oggetto di questo capitolo saranno: l’archeologia preistorica, cioè la paletnologia,
e l’archeologia romana inerenti il Trentino.
È importante notare prima di tutto che l’ambiente naturale ha sempre avuto una
particolare influenza sulla vita dell’uomo, sulle sue attività culturali, sulla
formazione delle società, ecc. È quindi importante conoscere esattamente le condizioni
ambientali nelle quali sono vissuti gli uomini nell’antichità e per fare questo è
utile avvalersi di varie discipline: la geologia ad esempio, che studia la
composizione e la struttura della crosta terrestre, permettendo così di conoscere
l’evoluzione di un territorio sin dalla sua origine (terreno vulcanico, sedimentario,
presenza di ghiacciai, di laghi, fiumi, ecc.); la paleozoologia, la paleobotanica
e la palinologia, che studiano i resti animali, vegetali e i pollini;
la climatologia, che permette di risalire al tipo di clima presente nelle varie
epoche.
L’antropologia e l’etnologia, poi, danno la possibilità di
conoscere rispettivamente l’evoluzione fisica e culturale dell’uomo sin dalla
sua prima comparsa sulla terra, i suoi usi, costumi ed abitudini sotto molteplici aspetti,
dal tipo di alimentazione, all’abbigliamento, alla vita sociale, al tipo di sepoltura
e di abitazione.
La preistoria
Con questo termine si suole indicare il periodo che precede la storia, quello cioè in cui non vi sono testimonianze scritte e che quindi si può conoscere solo attraverso lo studio dei manufatti e delle opere materiali dell’uomo, l’unico essere vivente che si è sin dall’origine distinto da tutti gli altri per essere in grado di produrre strumenti finalizzati ad un determinato scopo. Nell’Ottocento gli esperti europei hanno diviso la preistoria in tre età, ognuna delle quali è stata poi sottoposta ad ulteriori suddivisioni in base ai tipi di manufatti o alle caratteristiche proprie di un determinato gruppo umano. È da notare che tali distinzioni sono soltanto indicative perché non è possibile dividere cronologicamente in modo esatto i vari eventi, che spesso non sono avvenuti contemporaneamente in tutte le parti del mondo.