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Durante la Grande Guerra comincia a risvegliarsi nelle popolazioni ceche e slovacche il sentimento di autonomia e di indipendenza, prima che di appartenenza, in funzione anticentralistica e quindi antiimperiale.
L'interesse per i problemi boemi e slovacchi acquista spessore con lo sviluppo della guerra e anche la politica italiana se ne occupa, in quanto cerca di trarre il massimo vantaggio dal crescente disagio delle popolazioni antiaustriache.
Con pieno favore è visto e seguito il nascere nel gennaio del 1917 del Corpo volontari cecoslovacchi e nel maggio 1918 di un vero e proprio battaglione cecoslovacco in Italia, che partecipa a numerose azioni belliche in prima linea, a fianco dei soldati italiani.
In genere sono soldati che hanno abbandonato l'esercito austriaco e sono perfettamente a conoscenza della situazione della linea del fronte imperiale.
Nella zona del Garda, presso il 29° Corpo d'armata, opera un'unità cecoslovacca, la seconda compagnia del 39° reggimento d'informazione cecoslovacco, con il nome di "Avio".
Nella notte tra il 27 e il 28 maggio 1918 a Doss Casina del monte Baldo disertano due soldato cechi, il caporale Alois Storch e il soldato Frantisek Tobek. Essi si offrono subito,
con altri due connazionali, Jeràbek e Smarda, per una pericolosa ma decisiva azione di ricognizione sulle linee del Garda, impostata dal col.Tullio Marchetti, nella zona verso Torbole. Luogo dell'operazione, assai rischiosa, la foce del Sarca, da raggiungere nottetempo il 3 luglio 1918 partendo da Malcesine con un motoscafo, dopo aver tagliato i fili spinati elettrici sulle sponde.
Il fallimento dello sbarco porta alla cattura dello Storch e Smarda (gli altri due periscono), immediatamente processati e condannati, lo Storch all'impiccagione e lo Smarda a 20 anni di carcere in quanto non disertore, ma caduto prigioniero degli italiani. Allo Storch è dedicato l'apposito monumento nella campagna di Riva.
Il successivo 22 agosto ancora la seconda compagnia cecoslovacca è impegnata in un grosso scontro con la prima linea austriaca sul Doss Alto del monte Baldo, dove le truppe italiane subiscono numerose perdite. Cinque legionari cecoslovacchi vengono catturati e tradotti come prigionieri ad Arco, dove sono condannati all'impiccagione in quanto disertori dell'impero, tranne il più giovane di loro. I loro nomi (Jezek, Novack, Svoboda e Slegl) sono istoriati sulla stele posta in località di Prabi, dove avviene l'impiccagione, a perenne ricordo della lotta per la libertà cecoslovacca.