Per saperne di più: una vita per la libertà e la giustizia
Cesare Battisti di Rodolfo Taiani
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Condensare in poche righe la vita di Cesare Battisti non è impresa facile sia per l'importanza del personaggio in sé sia per la complessità del periodo nel quale egli visse. Eroe, martire e apostolo sono stati gli aggettivi più utilizzati e spesso abusati per indicarlo, ma questi termini di fatto non rendono giustizia alla ricchezza del personaggio.
Nato a Trento il 5 febbraio 1875 vi seguì gli studi liceali. Passò successivamente a Vienna dove s'iscrisse alla facoltà di legge e di qui a Graz. Si spostò infine a Firenze per frequentare i corsi della facoltà di lettere ed approfondire lo studio della geografia, interesse che lo accompagnò per tutta la vita.
A Firenze, dove si laureò nel 1897, Battisti incontrò un ambiente vivo e stimolante che lo predispose alla svolta del socialismo. Fra gli amici di allora si ritrovano personaggi di grande levatura intellettuale e umana; oltre all'esempio fornito da educatori quali Villari, Tocco, Trezza, Coen, Vitelli, è da ricordare la frequentazione con Gaetano Salvemini, i fratelli Ugo Guido e Rodolfo Mondolfo, Assunto e Attilio Mori.
Quella di Firenze rappresentò per Battisti una grande esperienza culturale che se da una parte contribuì a consolidare la sua posizione irredentista, dall'altra lo introdusse all'ideale socialista. Fu al contempo anche una grande palestra di vita non solo per i rapporti di amicizia che
maturò allora e lo accompagnarono per tutta la sua breve esistenza, ma soprattutto perché a Firenze conobbe Ernesta Bittanti, l'Ernestina, futura moglie e madre dei suoi figli.
Fra un esame e l'altro Battisti rientrava periodicamente a Trento. Qui già sul finire del 1894 si unì ad un gruppo di giovani intellettuali, per lo più studenti universitari, col quale s'impegnò per dar vita ad un movimento socialista organizzato.
Il primo risultato concreto di questa collaborazione fu la stampa della "Rivista popolare trentina", comparsa la prima volta l'1 febbraio 1895. Programmata con periodicità bimestrale la rivista ebbe, tuttavia, breve vita poiché fu sequestrata dall'autorità giudiziaria e successivamente soppressa.
Il seme del nuovo movimento era, tuttavia, attecchito.
Tra il 1895 e il 1896 il movimento socialista crebbe rapidamente e si attestò come nuova componente partitica.
Le elezioni amministrative del 1896 videro il partito conquistare per la prima volta un seggio in consiglio comunale a Trento, mentre non fu altrettanto favorevole il risultato delle elezioni politiche dell'anno successivo.
Battisti ebbe un ruolo in tutto questo fin dalle prime battute, ma la sua funzione all'interno del partito socialista crebbe e si consolidò soprattutto dopo il 1899, quando, ottenuta la laurea e sposata Ernesta Bittanti, rientrò definitivamente a Trento.
Qui spese ogni energia nella riorganizzazione del partito di cui assunse saldamente la direzione.
Un volta consolidati gli organi direttivi del movimento sindacale, Battisti spostò decisamente la sua azione sull'asse politico del partito, e in primo piano balzarono le questioni elettorali, il tema della lotta nazionale e autonomistica e dell'universtà italiana in Austria.
Strumento efficace di propaganda cominciò ad essere dal 7 aprile 1897 "Il popolo", il nuovo quotidiano del partito, fondato e finanziato da Battisti e da lui diretto secondo una linea marcatamente personale. Su questo giornale egli condusse tutte le sue più importanti battaglie.
Di lì vennero i suoi implacabili attacchi alla corruzione di certa burocrazia amministrativa locale; di lì rilanciò la campagna autonomistica convinto che l'autonomia avrebbe eliminato il diversivo nazionale che disorientava il movimento operaio, e accelerato anche lo sviluppo economico del paese.
In questa prospettiva le sue iniziative conversero sempre più con quelle della borghesia nazionale, ma così facendo, gli venne meno non solo la solidarietà dei socialisti austriaci, ma la stessa unanimità di consensi nel partito e nel movimento operaio trentino.
Alla fine, la sua linea politica causò un moto di reazione tra le file del socialismo trentino e si aprì una crisi gravissima che sfociò tra il 1903 e il 1905 in una rottura tra dirigenti politici e sindacalisti.
Tale situazione perdurò fino al 1907, ossia fino a quando la prospettiva di un probabile successo nelle imminenti elezioni politiche grazie al nuovo sistema elettorale, motivò le parti in conflitto a ricucire l'unità intorno alla candidatura di Augusto Avancini.
Il successo della competizione elettorale non nascose tuttavia il travaglio intellettuale che nel frattempo aveva portato Battisti a maturare una posizione assai lontana da quella ufficialmente sposata dal partito socialista italiano intorno alla questione Trentino.
Battisti era convinto che solo un conflitto avrebbe potuto risolverla.
All'opposto l'ipotesi di una soluzione internazionalista per mezzo del dialogo e dell'accordo sovranazionale gli sembrava quanto mai inverosimile. Subito dopo lo scoppio della guerra Battisti si schierò pertanto a favore dell'intervento militare italiano contro l'Austria, impegnando tutto sé stesso a favore di questa causa.
Gli avvenimenti gli diedero ragione, riconoscendo alla sua impostazione un profondo senso realista delle cose. La sua stessa scelta di arruolarsi nell'esercito italiano non fu che la conseguenza diretta di queste sue riflessioni e la sua tragica fine,
la condanna a morte eseguita nella fossa del Castello del Buonconsiglio il 12 luglio 1916, l'ultimo tributo pagato alla sua fede, alla sua passione e ai suoi ideali di irredentista socialista.
Di lui restano le significative parole riferite dal cappellano militare Potsch e pronunciate nell'ultimo colloquio avuto con il condannato:
"Io sono contento, lieto, sereno. Ho vissuto abbastanza ed ho ottenuto abbastanza perché possa dire che la mia vita è stata spesa bene. Coi miei quarantadue anni ho raggiunto quello che molti uomini raggiungono in una lunga vita".
Rodolfo Taiani, Museo storico in Trento
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