Le donne nella grande guerra di Rita Cimadom

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Se qualcuno pensa che le donne abbiano semplicemente e passivamente subito i rigori della grande guerra nel Trentino martoriato, evidentemente non conosce la storia. Tante sono le figure brillanti che escono da uno scenario di fame, di stenti ma di enorme orgoglio ed impegno.

Una nutrita schiera di donne si rese attiva, mostrando grande volontà sia in opere di propaganda che di assistenza. L'appello di tre gentildonne trentine, la contessa Giulia Manci, Rina Pedrotti ed Emma de Stanchina, venne raccolto da un folto gruppo femminile giovanile che formò la Famiglia del Volontario Trentino.

In Toscana, la vedova di Cesare Battisti ideò ed attuò il progetto di un convalescenziario per i volontari trentini, malati o feriti, che trovò dislocazione a Forte dei Marmi. L'iniziativa ebbe l'appoggio di diversi patriotti trentini, oltre a quello dell'on. Luigi Luzzatti, allora Alto Commissario dei profughi.

Sul fronte estremo, quello russo, un'altra donna di origine trentina, la marchesa Gemma Guerrieri Gonzaga per prima diede inizio ad una grande opera di assistenza ai prigionieri e alle famiglie nella ricerca dei dispersi.

Nel gennaio 1918, a Milano, per iniziativa della signora Bice Lodi-Campolongo di Rovereto, sorse il Gruppo Trentino dell'Unione Femminile Nazionale, ove si concentravano le migliori energie femminili trentine. Il loro apporto perseguiva lo scopo di ampliare il campo entro il quale contribuire alla vita sociale ed ai diritti civili e politici.

Dopo la guerra, il Museo del Risorgimento venne realizzato grazie alla ferrea volontà di una donna, Bice Rizzi di Rabbi, che portò a compimento una vecchia idea di Cesare Battisti. Bice Rizzi diresse il museo per ben 40 anni.

Rita Cimadom

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