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I forti austriaci in Trentino di Gian Maria Tabarelli

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I circa cinquanta forti austriaci del Trentino nacquero per la necessità dell'Austria di rafforzare il confine con l'Italia dopo la perdita del Lombardo Veneto. Si possono raggruppare in gruppi omogenei, secondo la loro dislocazione sul territorio, oppure secondo la data di costruzione, visto che il rafforzamento dei confini è stato condotto in tre ondate successive: attorno al 1860 la prima, attorno al 1890 la seconda, e negli anni immediatamente precedenti la prima guerra mondiale l'ultima. Un terzo criterio potrebbe essere la tipologia costruttiva, visto che nel cinquantennio di attività vi è stata l'affermazione del calcestruzzo armato, ovviamente assente negli esempi più antichi, costruiti in pietra, e quanto mai presente negli ultimi, anche se non pochi hanno continuato ad avere paramenti di pietra a coprire una struttura di calcestruzzo armato.

Per la loro dislocazione sul territorio si può ricorrere al paragone di un cintura, a maglie più o meno strette che stringesse da ogni parte tutto il Trentino, così da impedirne comunque l'accesso. Cintura i cui punti emergenti erano i forti. Cintura che ad est e a ovest si attaccava alle linee difensive oggi altoatesine dello Stelvio e della val Monastero a occidente e delle Valli di Landro e di Sesto a oriente. Nella disanima dell'argomento non va mai dimenticato che cuore e cervello di tutto il sistema fortificato era Trento, sede centrale del comando generale, e considerata una vera e propria piazzaforte.

Per le opere murarie, i progetti venivano sempre da Vienna, ci si avvalse di maestranze locali. Mentre gli armamenti provenivano tutti dalle officine boeme Skoda.

Accanto alle opere principali vanno ricordate tutte quelle che oggi sarebbero chiamate infrastrutture: teleferiche, ad es. da Mattarello al Bondone o da Caldonazzo a Carbonare, o le numerose strade militari alcune delle quali sono ancora agibili.

La cinta di Trento
Era una vera e propria cornice attorno alla città, tesa a contrastarne tutte le linee di approccio, e nella quale i Forti erano i punti emergenti di un campo trincerato continuo.

OCCIDENTE
Bus de Vela
A cavallo della strada nazionale tra Càdine e Trento nel punto più stretto della valletta del torrente Vela. Era il classico forte di sbarramento stradale "Sperre" "blockhaus", costruito nel punto dove una diffusa leggenda devozionale poneva uno sbarramento roccioso apertosi per miracolo all'arrivo del santo vescovo di Trento, S.Vigilio inseguito dai pagani. Fu eretto tra il 1860 e il 1862. E' quindi un forte della prima generazione. Era il punto terminale di un linea di difesa che scendeva dal Bondone toccava Candriai e Sopramonte e aveva un altro punto emergente nel soprastante Doss di Sponde. Trasformando la montagna a occidente di Trento in un continuo e vasto campo trincerato. Non era particolarmente attrezzato: tre cannoni in cannoniera minima orientati verso Càdine. Più le consuete fuciliere. Costruito in pietre calcaree squadrate con generosi apporti di calcestruzzo. Oggi proprietà della Provincia Autonoma di Trento.

Doss di Sponde
Poco sopra il precedente, doveva bloccare eventuali infiltrazioni provenienti da Càdine in quota. Costruito negli stessi anni sessanta del precedente costituiva con quello un forbice difensiva sulla strada del Vela. All'inizio del 1900 fu sottoposto a revisione e potenziato con una cupola osservatorio. L'armamento era di due cannoni da 120 mm. Una strada militare ancora efficiente lo collega al sottostante Bus de Vela. Discretamente conservato. Proprietà privata. Sul versante occidentale del Bondone v'erano poi il Blockhaus Campolino, forte di ben dieci bocche da fuoco, e il Blockhaus Mandolino, poco sopra Candriai, con tutti i pezzi rivolti verso questo paese.

SETTENTRIONE
Rocchetta
Trasformato in deposito munizioni dopo il termine della prima guerra mondiale saltò in aria la notte dell'8 dicembre 1925. Chiudeva l'accesso alla Val di Non in un punto talmente strategico che sin dal medioevo era stato attrezzato con strutture difensive. Rientrava quindi nella famiglie degli "strassen sperren" cioè dei forti a blocco di strade.

MERIDIONE
Romagnano
Fu costruito tra il 1890 e il 1895 per bloccare la risalita verso Trento sul fianco destro della Val d'Adige. E' quindi una difesa della seconda ondata fortificatoria a quota 400 a nord del paese di Romagnano. Di pianta triangolare (piuttosto anomala) fu eretto in muratura di blocchi calcarei con abbondanti apporti di calcestruzzo armato (le coperture).Ospitava 2 obici da 100 mm e un osservatorio. Sul fronte sud la costruzione si abbassa in un gradone contro le offese rasoterra. Sullo stesso lato c'era anche un fossato. Era in collegamento a vista sia con i quasi dirimpettai, dalla parte opposta della valle, forti di Mattarello e quello di S. Rocco. Oggi proprietà privata l'interno è stato trasformato in 2 appartamenti. Sul fianco destro della stessa Val d'Adige.

S. Rocco
Sul fianco sinistro della Val d'Adige, nell'omonima località, a quota 460, su un cocuzzolo a lato della strada per Vigolo Vattaro (della Fricca) praticamente alla periferia sud di Trento. Fu tra i primi costruiti, 1880/1882, rimodernato e riarmato nel 1898. Fino a pochi anni or sono magazzino/polveriera del demanio militare, è ancora in discrete condizioni. Si svolgeva su due livelli, con l'apparato difensivo a quota più elevata. E in quella più bassa gli alloggiamenti e i servizi. La struttura di calcestruzzo armato aveva il consueto paramento in conci squadrati di pietra. Era armato con due cannoni da 120 mm in cupola non corazzata e quattro da 150 mm in barbetta. Proprietà privata.

Mattarello
Erano ben tre forti :opera alta, opera media e opera bassa, a monte del paese omonimo. Oggi è quasi scomparso quello più basso. E' in buone condizioni quello alto e in discrete il medio.

Opera bassa: pochi ruderi, in località Grezzi.

Opera media: Poco a monte del precedente, ruderi in discrete condizioni.
Apparteneva alla prima ondata fortificatoria. Costruito tra il 1877 e il 1880, era armato con cinque cannoni da 120 mm e cinque da 80 mm. Ha un avancorpo destinato ai fucilieri. Da Mattarello sulla strada per Vìgolo che costeggia il Rio Valsorda, sino al ponte, da attraversare: strada percorribile anche in automobile.

Opera alta: In località Zampetta, fu l'ultimo forte costruito a Mattarello (1898/1990). A differenza dei precedenti orientati alla difesa solo della Val d'Adige, questo era orientato anche verso Valsorda. In partenza aveva cinque obici da 100 mm in cupola girevole, che allo scoppio della guerra 1915/1918 furono rinforzati da quattro cannoni da 120 mm e due da 80 mm. Una sesta cupola serviva da osservatorio. Struttura di calcestruzzo armato con paramento di conci squadrati: due piani fuori terra e uno sottoterra. Un fossato continuo lo recinge. Caponiera a difesa dell'ingresso. Plafoni dei corridoi in travetti di ferro accostati. Verso la Val d'Adige la struttura si abbassa a un solo piano fuori terra.

SETTENTRIONE
Martignano
Costruito negli anni '7O del secolo scorso, aveva dodici pezzi orientati a 360°. Già nel 1915 degradato a magazzino e i suoi pezzi riusati in opere campali nelle vicinanze. Ruderi di proprietà privata all'interno di un giardino.


ORIENTE
Alla cinta di Trento si possono aggiungere i due verso Vigolo Vattaro, sopra il paese di Valsorda: in fianco sinistro a quota 753, 10)Forte Fornàs e in fianco destro a quota 741 Forte Brusaferro con il compito di tenaglia sulla strada, possibile accesso dalla Valsugana, che univa l'altopiano Vigolano con Trento. Erano stati costruiti entrambi tra il 1878 e il 1880.

Fornàs
Concepito a difesa della strada che scendeva a Trento, aveva ben otto cannoni da 150 mm puntati verso Vìgolo ai quali fu forse aggiunto in epoca posteriore uno da 37 mm in torretta. Naturalmente c'era il solito contorno di fuciliere sia verso valle sia verso monte. Proprietà privata.

Brusaferro
Analogo e simile al precedente era armato con sei cannoni da 150 mm. rafforzati più tardi con un settimo pezzo in torretta corazzata. Numerose le fuciliere quasi tutte orientate verso Vigolo. Sulla strada per Vìgolo all'ultima curva prima di Valsorda mulattiera sulla sinistra, percorribile anche in automobile. Proprietà privata.

La zona a est di Trento contava anche i forti Roncogno e Cimirlo, costruiti fra il 1879 e il 1881, ma entrambi abbandonati allo scoppio della prima guerra mondiale, e i due Blockhaus Maranza, sulla montagna omonima, con funzioni di osservatorio sulla piana di Vìgolo Vattaro.

A questi va aggiunto il Forti di Civezzano di cui rimane solo l'opera media, scomparsa invece totalmente l'opera alta, fatta saltare dagli stessi austriaci allo scoppio della guerra del 1915, e la bassa, una tagliata (Strassen sperre) che bloccava l'accesso a Trento dalla Valsugana, nella gola del Fèrsina. L'opera media invece si vede ancora a fianco della vecchia strada tra Cognola e Civezzano. Era un'altra Strassen sperre, c'è ancora la struttura del portone a cavallo della strada, ogni tanto minacciato nella sua sopravvivenza di testimonianza da chi insensatamente vorrebbe l'uso della strada più facile alle automobili. Costruito tra il 1868 e il 1872, il forte fu riattrezzato nel 1914. Aveva solo due cannoni da 150 mm. Proprietà comunale di Civezzano. Da notare che la zona era stata fortificata sin dall'antichità. Qui sorgeva nel medioevo il castel vecchio o castel vetere, deformazione del nome latino castrum vetus. Da qui infatti passava il collegamento antichissimo con la Valsugana, divenuto con i romani la Claudia Augusta Altinate e nel medioevo la via Paulina.


IL FRONTE
NORD/OCCIDENTALE
La linea fortificata bloccava l'accesso sia dal Passo del Tonale sia dalla valletta di Pejo (Val Montozzo), e cioè l'accesso dalla Valtellina, una probabile linea d'attacco al Trentino. Tutte le opere di sbarramento furono previste o nella valletta di Pejo o nelle immediate vicinanze di Vermiglio, cioè in una strozzatura valliva al termine della discesa dal Passo del Tonale. Criterio identico a quanto effettuato in Alto Adige dove le difese furono erette a Gomagoi ai piedi della strada per lo Stelvio.

Strino
Altra "strassen sperre" a quota 1538 sulla strada che risaliva al Tonale. Fu tra i primissimi forti costruiti in Trentino: 1860. Compatto, ospitava quattro pezzi; fu rivisto e riarmato allo scoppio della guerra 1915/1918.

Velòn
Più basso dello Strino, era collegato a questo da una galleria. Era armato con quattro cannoni. Scarsi ruderi di proprietà del Comune di Vermiglio.

Mero
A quota 1827, sul versante destro della valletta di Strino. Pochi ruderi. collegati con mulattiera al Forte Saccarana del quale è 300 m più basso. Proprietà del Comune di Vermiglio.

Saccarana
Ruderi, a quota elevata, m 2116, sul versante destro della valletta di Strino, era il più recente (1912) dei Forti del Tonale, armato di ben sei cupole girevoli ciascuna con un obice da 100 mm, e due cupole osservatorio, più molti pezzi minori e mitraglie. Molto battuto dai Forti italiani, durante la guerra 1915/1918, fu abbandonato e i suoi pezzi sparpagliati in postazioni campali. Proprietà del Comune di Vermiglio. Sulla strada del Tonale un chilometro dopo Forte Strino deviazione sulla destra: mulattiera di sette chilometri.

Pozzi Alti
Ruderi malconci. Era l'unica postazione sul fianco destro della valletta della Vermigliana, dirimpettaio a tutti gli altri del Tonale. Alto a m.1800 di quota, era di pianta circolare, armato di tre cupole girevoli per obici da 100 mm e due cupole osservatorio. Nei suoi pressi c'era una caserma, e un galleria a monte come santabarbara. A circa 8 chilometri di mulattiera dal paese di Velòn. Proprietà del Comune di Vermiglio.

Barbadifiore
Nella valletta di Montozzo, scarsi ruderi a monte di Pejo. Avrebbe dovuto lavorare in coppia con Frattasecca di Montozzo, progettato ma mai costruito. Mezz'ora di comoda strada carrozzabile oppure a piedi da Pejo.


IL FRONTE
SUD/OCCIDENTALE
Era quello della Valle del Chiese la più esposta a intrusioni dal Bresciano. I più a nord erano i forti che bloccavano l'accesso al Tionese. Quelli a sud si collegavano ai campi trincerati che arrivavano alla Val di Ledro e al Rivano.

Larino
Ancora in buone condizioni a circa mezzo chilometro a sud di Lardaro, lungo la strada di fondo valle, costruito tra il 1860 e il 1862, quindi uno dei primi dopo la perdita del Veneto. Era piuttosto vasto, costruito con conci di granito ben lavorati, non privi di ricercatezze, prima dell'avvento del calcestruzzo. Il tetto è coperto da terriccio. Proprietà privata, era sino a poco tempo fa in vendita.

Reveglér
"Tagliata" sulla strada di fondo valle costruita negli anni 60 del secolo scorso, contemporaneamente a Forte Larino. Demolito nel dopoguerra 1915/1918. E' quindi solo un memoria storica.

Danzolino
Poche tracce. Di fronte al Larino sul versante opposto della valle, a quota 800, più alto del Reveglér. Risaliva agli anni 60 del secolo scorso. Distrutto nel 1947.

Corno
Ruderi, sullo stesso versante del Larino a quota 1069. Costruito tra il 1890 e il 1892, fu riattato tra il 1909 e il 1910. Era dotato di tre cupole girevoli per obici da 100 mm.

Ma allo scoppio della grande guerra fu disarmato e i suoi pezzi dispersi in opere campali. Nella seconda guerra mondiale ospitò un nido di mitragliatrici. Strada carrozzabile da Sevròr. Proprietà privata.

Carriola
A quota 1054 sopra il paese di Por c'era il più recente dei forti giudicariesi costruito nel 1910. Oggi pochi ruderi. Era il forte cerniera dei due fronti: il giudicariese e l'Alto Garda. Aveva ben quattro obici da 100 mm in cupola girevole e due cupole osservatorio. Nella sua struttura si abbondò in calcestruzzo e in putrelle di ferro (alte 50 cm).Aveva ben due casermette nei suoi pressi. Fatto saltare per recuperare il materiale ferroso, alla fine della prima guerra mondiale.

IL FRONTE
MERIDIONALE
Era rappresentato soprattutto dalla sponda nord del Lago di Garda, anche se si spingeva sino alla Val di Gresta, considerata subito (già nel 1859) uno dei punti più deboli del confine meridionale dell'Austria, e poi scavalcando la Vallagarina, ricca di opere campali, raggiungeva la Vallarsa. Attraverso una serie di fortificazioni campali la linea del Garda si collegava a occidente con quelle delle Giudicarie. Come sempre la linea di difesa venne identificata in una successione di opere campali e alcuni punti emergenti. Quest'ultimi furono i Forti dei quali il primo a occidente sorse sulle pendici del monte sovrastante Riva.

Forte Tombio
Ruderi. A quota 750 sul fianco sinistro dell'insellatura che sale alle Giudicarie tramite Tenno e Ballino. Lo si raggiungeva su una strada militare da Pranzo e Campi. Era tra gli ultimi forti costruiti (1910/1914) per cui si avvalse delle tecnologie e di tutti i ritrovati più moderni, sulla falsariga di quelli di Folgaria. Aveva quattro cupole corazzate girevoli ciascuna con un obice da 100 mm, e una quinta cupola osservatorio. Molte le feritoie per mitragliere e fucili, tutte scudate, protette cioè da lastre di ferro di 2 cm. Era anticipato da un fortino più basso, con due mitraglie fronte Pranzo, due fronte Campi, un cannone fronte Tenno e uno fronte Ballino. I resti sono raggiungibili su strada (ex militare) dalla località Zumiani , fra Prano e Campi.

Forte Ponale
Era una tagliata sulla strada che univa Riva alla Val di Ledro. Costruita proprio alla vigilia della prima guerra mondiale (1913/1914). Demolita.

Forte San Nicolò
Con questo forte ci si sposta a oriente di Riva. Ai piedi del monte Brione, all'uscita della galleria stradale da Tòrbole verso Riva del Garda. Costruito nel 1860/1862 fu rimodernato nel biennio 1911/1912. Demolito quasi completamente per far posto all'espansione urbanistica di Riva ne sopravvive un piccolo brano a lato del Porto Turistico, sulla strada per Torbole. Dovendo battere un'eventuale insidia proveniente dal lago, era armato da pezzi a tiro teso: quattro cannoni da 150 mm Era dotato anche di riflettori per la sorveglianza notturna del lago. In fase di rimodernamento furono aggiunti quattro cannoni da 80 mm a tiro rapido.

Forte Garda
Anche questo è uno dei forti dell'ultima generazione, costruito tra il 1907 e il 1909. Era munito di quattro cupole girevoli corazzate, ciascuna ospitante un obice da 100 mm, più una quinta cupola osservatorio. Più le solite mitraglie e fuciliere. V'era inoltre un riflettore a scomparsa e postazioni all'aperto di calibri minori. Ridotto a rudere dai cercatori di materiale ferroso (i "recuperanti") del dopoguerra. Sul ciglio del Monte Brione: strada di risalita dal Porto turistico anche in automobile.

Forte Sant'Alessandro
Era il più vecchio forte del Monte Brione, risalente al 1860/1862. Fu un po' rimodernato nel 1908 e nel 1911, dotato anche di un radiotelegrafo, e armato con quattro cannoni da 150 mm. Smantellato. 3 chilometri dopo la deviazione per Forte Garda. Sul Monte Brione sorgevano, anche la Mittel Batterie e la Sued Batterie, erette tra il 1862 e il 1888, la prima dotata di quattro mortai da 300 mm puntati verso il Ponale, e la seconda di quattro cannoni da 120 mm e due di calibro inferiore puntati verso il lago. V'era inoltre una Batteria di Mortai, poco a monte del Forte Garda.

Forte Nago
Era formato da due corpi l'uno sopra e l'altro sotto la vecchia strada tra Nago e Tòrbole, entrambi oggi con "mansioni" turistiche, taverna il superiore, ristorante l'altro. Era quindi una "tagliata", e fra i due corpi c'era anche un portone. Fu tra i primi a essere costruiti, tra il 1860 e il 1862. E quindi ancora in conci di pietra, non alieni da ricercatezze decorative. Aveva due ordini di cannoniere 8 sopra e 6 sotto che battevano ogni strada convergente su Nago, compresa quella della Maza proveniente da Arco. Quattro cannoni da 90 mm i pezzi principali. Proprietà demaniale in affitto. Facilmente raggiungibili, l'inferiore addirittura sulla strada per Tòrbole.

VAL DI GRESTA
Forte Pannone
Tra i primissimi nel Trentino, costruito tra il 1880 e il 1881 a monte del paese omonimo. Aveva dieci cannoniere. Fu abbandonato già nel 1888 e demolito nel primo dopoguerra 1915/1918. Dalla Val di Gresta le difese campali si spingevano sino alla Val Lagarina, dove esisteva un progetto di costruire fortificazioni su entrambi i fianchi della vallata, Coni Zugna e dirimpetto. Furono invece costruiti e parzialmente quelli della Vallarsa con Matassone e Pozzacchio.

VALLARSA
Forte Matassone
Opera incompiuta presso il villaggio omonimo a quota 800 m sulla sponda sinistra della Vallarsa.

Forte Pozzacchio
A quota 882 sul fianco destro della vallata di fronte al precedente.

Allo scoppio della guerra nel 1915 non era ancora finito e l'armamento giaceva alla Stazione di Trento. Erano progettate due cupole d'acciaio di 30 mm di spessore armate con obici da 100 mm. Erano previsti grandi alloggiamenti e ricoveri sotterranei. La guerra bloccò ogni cosa e l'opera non fu mai compiuta. I ruderi sono raggiungibili dal paese di Pozzacchio anche in automobile.

IL FRONTE
SUD/ORIENTALE
E' quello degli altopiani di Folgaria e Lavarone, voluto con particolare tenacia dai Comandi austriaci, e base d'appoggio per la famosa offensiva della Strafexpedition, e ricco di ben sette episodi. Fu il più impegnato nei primi mesi della guerra 1915/1918. Era anche il tratto più difficile, privo di solchi vallivi unici o linee di penetrazione preferenziali se non addirittura obbligate, che permettessero il piazzamento di forti per una difesa a forbice (o tenaglia), cioè dall'una e dall'altra sponda di una valle, che era il vademecum dello Stato Maggiore Austriaco. Il sistema degli Altopiani era completato da un osservatorio a Monte Rust, tra Carbonare e Lavarone Chiesa, punto dal quale si vedono quasi tutte le fortezze austriache. Era la linea più "nuova", seguita con particolare attenzione dal Maresciallo Conrad: ricca di novità tecnologiche era stata sottoposta a severissimi collaudi. Cannoneggiamenti con mortai da 240 e 305 mm. Aveva alle spalle un sistema quanto mai articolato di servizi che andava dalla stazione di Trento sino quella di Caldonazzo da dove un sistema di teleferiche di risalita assicurava i rifornimenti in quota. Base di partenza per la Strafexpedition del 1916, dopo di questa, spostatasi l'offensiva italiana sul fronte orientale, la barriera di Folgaria Lavarone entrò in letargo .Sul fronte italiano si opponevano a questa linea i forti Verena, Campomolon e Campolongo.

ALTOPIANO DI FOLGARIA LAVARONE E LUSERNA
Dosso del Sommo
Noto anche come Forte Serrada, fu baluardo insormontabile per le truppe italiane che nel 1915 tentarono di sfondare qui il fronte per scendere a Trento.

Era stato costruito a 1670 m di quota sul ciglio meridionale di Serrada esattamente al centro del crinale che si affaccia sulla Valle di Terragnolo tra Piazza e Zoreri, dirimpettaio al Pasubio. Era il forte più moderno di tutta la famiglia di Folgaria: la copertura era di due, due e mezzo m, di spessore di calcestruzzo nel quale era annegata una fittissima rete di putrelle d'acciaio di 50 cm di altezza. Collaudato sottoponendolo a tiro incrociato di mortai Skoda da 305 mm, fu sottoposto a tiro insistito di obici italiani da 280 mm, resistendo validamente. Era armato con quattro obici da 100 mm in cupole girevoli. Una quinta cupola serviva da osservatorio. Due cannoni da 60 mm e 22 mitragliatrici servivano per la difesa ravvicinata. La guarnigione era di 60 soldati. Oggi rudere, proprietà del Comune di Folgaria, serve da campo di addestramento per cani da catastrofe. Da Passo Coe a destra venendo da Folgaria, in mezz'ora a piedi. Vasto panorama.

Sommo Alto
Oltre a controllare l'eventuale risalita dalla Valle Orsara, era un Forte di collegamento tra il Sommo Alto dal quale distava solo 1500 m e il Cherle, a 3500 m a nord/est. Era poco armato: due obici da 100 mm in cupole girevoli e alcune mitragliatrici. Molte le opere campali che lo attorniavano. A Passo Coe sulla sinistra, su comoda carrareccia. Oppure dal Rifugio Stella d'Italia, segnavia 124, anche in fuori strada.

Cherle
Detto anche S. Sebastiano, era il più orientale dei forti di Folgaria, affacciato com'è sul passo di Carbonare. Era armato con quattro obici da 100 mm in cupole girevoli. Era munito anche di un "traditore, un avancorpo, armato a sua volta con due obici di ugual calibro, posti in casamatta. Aveva inoltre diciotto mitragliatrici per la difesa ravvicinata. Interamente recinto da un fossato, era il più vasto dei forti degli Altopiani. Affidato a 250 uomini, tra fanti ed artiglieri. che alloggiavano nei pressi del forte in una costruzione apposita. Per quanto molto battuto dalle artiglierie italiane, era uscito dalla guerra in discrete condizioni. Fu distrutto in modo totale dai "recuperanti". I ruderi sono proprietà del Comune di Folgaria. Dall'albergo Cherle (sulla strada per i Fiorentini), in alcune centinaia di m attraverso prati, dove oggi c'è un piccolo impianto per il golf. E' stato recentemente sottoposto a opere di pulizia.

Forte Belvedere
Dominante la vicentina Val d'Astico, era il più avanzato dei forti orientali degli Altopiani, e per motto aveva l'orgogliosa frase "per Trento basto io". Situato in un punto chiave del fronte, era infatti il forte più munito dell'intero schieramento. Costruito come i confratelli degli altopiani a ridosso della prima guerra mondiale (tra il 1908 e il 1914) è il meglio conservato delle strutture fortificate austriache di Folgaria e Lavarone, anche per la costante opera di manutenzione dedicatagli dal privato che ne è proprietario. E' diviso in due corpi, l'uno avanzato che era la fortificazione vera e propria, l'altro alle sue spalle, al di là di un vallone/ fossato, che comprendeva tutti servizi, praticamente la caserma. Nei depositi ci stavano 10.000 proiettili per i pezzi (tre obici da 100 mm in cupole girevoli d'acciaio e un cannone da 60 mm) e 500.000 colpi per fucili e mitragliatrici. Il forte era attrezzato per ogni evenienza: un'infermeria e persino una colombaia per i caduti, erano tra i "servizi" previsti. Da questo forte fu sparato il primo colpo d'artiglieria verso le linee italiane: ore 7 del 22 maggio 1915. Fu subito cannoneggiato e violentemente dagli italiani: una lapide ricorda la data, 28 maggio 1915. Trasformato in museo di sé stesso; è facilmente visitabile e raggiungibile dalla frazione Cappella di Lavarone anche in automobile sino al vasto piazzale antistante. Oggi proprietà della Provincia di Trento.

Forte Luserna
Chiamato anche Forte Campo, è stato cancellato non dalla guerra ma dai "recuperanti". Oggi è solo un enorme cumolo di sassi, tra i quali in questi ultimi anni si è cercato di mettere un po' d'ordine. Era tra gli ultimi forti costruiti prima della guerra 1915/18, interamente in calcestruzzo armato, con quattro torrette girevoli di acciaio di 250 mm di spessore, ciascuna con un obice da 100 mm. più una quinta cupola/osservatorio. Due cannoni da 80 mm in casamatta tutelavano l'ingresso al forte. Tutti i fori 'fucilieri' erano protetti da scudi d'acciaio, sistema adottato in tutti i forti costruiti dal 1900 in poi. Era uno dei forti più attrezzati dell'intero fronte, sorvegliato da 200 uomini. Eppure, ferocemente cannoneggiato dagli antistanti forti italiani Verena e Campolongo ( in tre giorni circa 5.000 colpi), alzò bandiera bianca. Al che i confratelli Verle e Belvedere non esitarono a porlo sotto tiro e impedirne così la resa. Rimesso in ordine nel 1916, e al centro di un vasto sistema di trincee, fu testimone di numerosi e accaniti combattimenti, fino a quando il teatro delle operazioni non si spostò più a est. Dismesso nel 1927 fu venduto nel 1930 al Comune di Luserna. Vi si accede comodamente, mezz'ora a piedi, da Malga Millegrobbe di Sotto.

Forte Busa Verle
E' al confine tra le province di Trento e Vicenza, a poche centinaia di metri dalla strada per Asiago, proprio sul Passo di Vézzena. Venne costruito attorno a un isolato rilievo roccioso, in parte artificiale in mezzo ai prati. E' opera in casamatta di calcestruzzo armato, eretta tra il 1907 e 1914. Fu molto battuto dalle artiglierie italiane, e quasi totalmente distrutto poi dai "recuperanti". Si è calcolato che sino alla Strafexpedition (1916), dopo la quale tutto questo fronte entrò in letargo, il forte abbia sparato oltre 20.000 colpi, e ne abbia subiti ben 5.000 dei quali 1800 da 305 mm e gli altri da 280 mm. Era dotato di quattro cupole girevoli d'acciaio di ben 250 mm di spessore, ciascuna dotata di un obice da 100 mm, più una quinta, centrale, che serviva da osservatorio. C'erano ancora due cannoni da 80 mm a tiro rapido verso sud (lato strada).

Forte Pizzo di Vezzena
Era il forte più alto ed anche il più estremo del fronte di Folgarìa/Lavarone, a 1908 m di altitudine sulla cima del Pizzo di Lévico, a picco sulla Valsugana. Praticamente raddoppiava il Busa Verle, verso Asiago. Costruito tardi, i lavori iniziarono nel 1907 e allo scoppio della guerra 1915/18 non era ancora stato ultimato. Non fu mai protagonista di fatti bellici, a svolse soprattutto mansioni di osservatorio. Era una camicia di calcestruzzo rivestita di conci calcarei squadrati, eretta a picco sulla valle, 1300 m di strapiombo. Fu dismesso nel 1927. E' ora proprietà del Comune di Lévico. Sentiero Sat 205 dal Busa Verle, un 'ora di cammino.

IL FRONTE ORIENTALE
Era il tratto più povero di opere permanenti di tutto il confine con l'Italia. Molto arretrati nella geografia della vallata, tali da poterli considerare facenti parte della cinta di Trento, i Forti a chiusura della Valsugana erano solo due, anticipati da molte opere campali che andavano da Grigno a Borgo, opere che poi risalivano nelle vallette laterali che portano alle Valli di Cembra e di Fiemme (Passo del Mànghen).

Forte Tenna
Costruito sulla dorsale collinosa che divide il Lago di Caldonazzo da quello di Lévico, in un punto da sempre prescelto per opere fortificate, faceva tenaglia con il successivo sulla Valsugana e batteva anche la dirimpettaia strada di Monte Ròvere, di risalita alla zona di Lavarone e Luserna. Fu costruito tra il 1880 e il 1882. Allo scoppio della guerra 1915/1918 fu disarmato e i suoi cannoni spostati all'aperto verso la chiesetta di S.Valentino, e trasformato in osservatorio. Era collegato con Forte di Pizzo Vézzena, a sua volta tramite il Brusaferro collegato con il Comando di Trento. E' opera in casamatta di pietre scistose squadrate, alta due piani. Presenta una singolare facciata scandita da semicolonne ellittiche. Una ricercatezza architettonica, che negli ultimi forti sparirà del tutto. Era molto armato: otto cannoni da 120 mm e due obici da 100 mm: non indifferente infatti il compito affidatogli, di blocco dell'intera Valsugana. Dismesso nel 1931 dal Demanio Militare è proprietà privata e serve da palestra per le esercitazioni dei Vigili del Fuoco di Tenna. Facilmente raggiungibile dalla frazione Piazzola di Tenna. Come per i non lontani forti di Civezzano va ricordato che la zona di Tenna era stata molto fortificata nel medio evo. Anche qui quindi si ha la conferma che i punti del territorio scelti per l'erezione di opere difensive sono gli stessi per secoli e secoli, scelta d'altronde comprensibile considerando che il modo di fare la guerra è rimasto lo stesso per millenni, l'unica variante essendo la gittata dell'arma: dal punto di vista concettuale giavellotto e fucile sono uguali, e così balestra e cannone. Il salto lo si è avuto con la nascita dell'offesa aerea che ha introdotto la novità della necessità di difendersi da un offesa che veniva dall'alto.

Forte di S. Biagio
Ruderi in cattive condizioni. E' detto anche Forte del Col de le Bène, o spicciativamente Forte di Lèvico. Era opera in casamatta di conci misti di porfido e granito, dotato di tre cupole girevoli due per obici da 100 mm, e una come osservatorio. Fu costruito tra il 1880 e il 1882 e revisionato e aggiornato nel 1902, ma disarmato e abbandonato perché considerato ormai obsoleto, allo scoppio della prima guerra mondiale. I suoi pezzi dispersi nell'intorno o posti in caverne, e aumentati di numero: ai due obici iniziali si affiancarono quattro cannoni da 120 mm. Dismesso dal Demanio Militare, erede delle proprietà dell'Esercito Austriaco, nel 1931, è ora proprietà del Comune di Lévico.

FRONTE NORD
ORIENTALE
Anche se punteggiato da tre opere permanenti, volte a impedire un'eventuale aggressione dal bellunese, fu il settore meno curato affidato soprattutto a opere campali, che continuavano a nord della conca cortinese e poi si riallacciavano alle strutture erette nelle valli di Braies, di Landro, Fiscalina e di Sesto dell'Alto Adige.

Forte Buso
Resti a tre chilometri da Bellamonte in Val di Travignolo, verso il Passo Rolle. Costruito tra il 1890 e il 1895 è opera in pietra (porfido locale) rimodernata nel 1912. Era armato con ben sei cannoni da 90 mm. All'inizio della guerra 1915/1918 fu però smontato e i pezzi sistemati all'aperto. I cannoni sostituiti con tronchi d'albero ingannarono a lungo gli osservatori italiani. Proprietà di una società che lo usa come base di appoggio (magazzino, officina, alloggi di emergenza) per la vicina diga che alimenta la centrale di Caoria, è accessibile da strada privata.

Forte Dossaccio
Sopra il precedente, a quota 1838, e costruito negli stessi anni sul fianco destro della valle. Oggi ridotto a ruderi in cattive condizioni. Di pianta pentagonale è opera mista di conci di pietra e di calcestruzzo. Era dotato di quattro obici da 100 mm in cupole girevoli, di quattro cannoni da 120 mm in casamatta e di gruppi di mitragliatrici per la difesa ravvicinata. Fu revisionato nel 1912, tuttavia nel 1916 fu abbandonato e trasformato in deposito. E i pezzi sistemati all'aperto. Nel forte i pezzi nelle cupole rifatte in calcestruzzo furono sostituiti da tronchi a fingere obici e cannoni asportati. Dalla pensione Alpina, sulla statale 50, a piedi in circa un'ora.

Forte Someda
Ruderi ancora in discrete condizioni. A quota 1320, è l'unico forte della Val di Fassa, costruito, pianta quadrangolare, poco sopra Moena in fianco alla strada che scende dal Passo S. Pellegrino. Fu costruito nel 1898 e faceva parte di un progetto, mai portato a termine, che prevedeva la fortificazione anche di punti secondari del Trentino. Non particolarmente munito, due cannoni da 120 mm e due obici da 150 mm, era costruito con conci di granito rafforzati da elementi di calcestruzzo. Verso il passo la fronte dell'edificio si trasformava in piano inclinato, espediente, per offrire all'assalitore un ostacolo più sfuggente, non raro nei forti più antichi (ad. es. a Romagnano). Proprietà privata che lo usa come deposito attrezzi. Raggiungibile anche in auto, 1/2 ora a piedi, dalla frazione Someda.

Gian Maria Tabarelli, architetto, storico

Bibliografia
Mario Ceola, Le difese austriache della zona di Rovereto, 1931
Mario Ceola, Le difese permanenti e campali austriache nella zona di Riva, 1932
Mario Ceola, Trento e i suoi forti, 1932
Gino Calin, I forti austriaci sul fronte trentino e le loro vie di accesso..., 1980
Gianni Pieropan, Guida alle fortezze degli Altipiani, 1982
Gian Maria Tabarelli, I Forti austriaci in Trentino, 1988
Gian Maria Tabarelli, I Forti austriaci in Trentino e in Alto Adige, 1990

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