Per saperne di più: le fotografie del campo di Katzenau
l'inno di Katzenau


Katzenau, la landa dei gatti di Aldo Gorfer

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Katzenau significa "landa dei gatti". Più esattamente, con pittoresco vocabolo trentino "ischia" (dei gatti), vale a dire terreno sabbioso incolto e piatto lungo un fiume dalle intemperanze del quale ha preso origine.

Perché quel luogo in riva destra del Danubio, di fronte alle colline verdi che si affacciano da settentrione, sia stato così appellato, non sappiamo. Il curioso - che risale ai tempi di quando Linz era l'austera cittadina dal volto tipicamente tedesco e non si era ancora dilatata con i moderni quartieri attraversati da ampli viali - è oggi perduto. A fatica gli anziani lo ricordano.

Sul fiume, presso il ponte di Urfahr, fanno scalo i grossi battelli fluviali che vengono da Passau e scendono fino a Vienna. La Hauptplatz, già intitolata a Francesco Giuseppe, si spalanca vivace con le belle case barocche e la grande colonna della Dreifaltigkeitsäule, fantasiosamente settecentesca, voluta da Carlo VI a memoria della peste e dei Turchi che minacciarono da vicino la città.

Oltre la Unter Donaulande, tenuta a parco, c'era Katzenau. Il luogo è irriconoscibile; è città. Dai piani alti degli edifici si scorgono le ciminiere di Linz e l'altissima cuspide del Neur Dom. I bacini del porto municipale si aprono sull'ansa del Danubio. A sud scorre l'autostrada di Vienna. Laggiù, presso San Peter, confluisce nel fiume la Traun.

Quando gli internati trentini giunsero a Katzenau, la città e la campagna erano nascoste da "altissimi peri" 1. Le baracche erano una ventina. Ognuna poteva più o meno bene accogliere fino a 150 persone. Erano state costruite per un reparto di cavalleria e in seguito erano state attrezzate per i prigionieri catturati sul fronte russo. Costoro furono presto decimati dal tifo petecchiale e concentrati in altro luogo. Al di là del fiume s'innalzavano i capannoni del cantiere navale sul Danubio; al di là della strada invece, ombreggiata da una doppia fila di vecchi salici, si stendeva la campagna. "Attorno al campo - scrive un testimone - c'è un reticolato lungo il quale, al di fuori, le sentinelle vanno su e giù con moto uniforme e stanco. Ma altre sentinelle stanno all'interno, vicino a noi. Una è sulla porta laterale della baracca 17, verso sera, una a mezzogiorno presso la latrina a pochi metri dalla baracca 18, a mattina e due altre in fondo al piccolo piazzale. La nostra libertà di movimento non va oltre lo spazio che le sentinelle racchiudono. Di là del piazzale un secondo reticolato ci separa da un acquartieramento di reclute che spesso vediamo, assai lontane, mentre si esercitano ad andare poi al fronte" 2.

Il periodo trentino di Katzenau iniziò nel maggio del 1915 e si concluse nella Pasqua di due anni dopo. In un certo qual senso divenne il simbolo della sofferenza morale, e anche fisica, dei Trentini durante l'estremo periodo dell'impero asburgico. E ciò è comprensibile data la presenza all'Ischia dei gatti dell'aristocrazia del piccolo mondo culturale trentino di allora, per tradizione irredentista e, di conseguenza, per la discreta letteratura, edita o inedita, che il campo suscitò.

Si scrisse che Katzenau "fu per molti e molti Trentini il crogiuolo che separa l'oro puro dalle scorie e che temprò il loro carattere", e che fu il "più mostruoso parto dell'assolutismo e della prepotenza militare austriaca, creata da quell'edificio di sorveglianza di guerra"; e che a Katzenau "vennero mandati quanti emergevano per intelligenza o patriottismo: deputati, podestà, capi comune, medici, preti, frati, avvocati, farmacisti, impiegati politici e comunali, privati, funzionari della Magistratura, maestri, professori, e con essi contadini, artigiani, commercianti, operai, donne di tutte le classi sociali" 3.

In realtà Katzenau era un campo di concentramento per le persone sospette di attività politica contraria al Paese del quale erano cittadini e che si trovava in guerra.

L'assolutismo militare

L'essere sospettati politici comportava in quel particolare periodo che segnò il raggiungimento, pur attraverso una disumana guerra, della completezza dell'aspirazione nazionale, un trattamento di intransigenza. Ciò era considerato da molti un altissimo onore e contemporaneamente un pericolosissimo esporsi.

Pur come avvenne nel 1866 non giungendo all'esecuzione di condanne a morte, tranne quelli di Chiesa, Battisti e Filzi (si trattava in questi casi di cittadini austriaci catturati con la divisa italiana e le armi in pugno) il regime poliziesco austriaco esercitò, durante i due anni dell'assolutismo militare, una intransigente pressione psicologico-intimidatoria. L'atteggiamento austriaco (non per nulla la libertà absburgica fu definita una "libertà negativa"), noto per la tradizionale diffidenza verso ogni manifestazione, personale e collettiva, esterna e interna, che presumesse un'aspirazione nazionale (rettamente uno storico moderno afferma che l'impero absburgico fu "senza patria", proprietà non di una nazione, ma di una singola famiglia) si era inasprito con l'entrata in guerra dell'Italia. La stessa violenta campagna antitaliana scatenata (non di meno si fece dall'altra parte) nel maggio 1915 è uno dei sintomi del malanimo (che del resto era reciproco) dell'Austria la quale scorgeva nella decisione di Roma la ripresa della lotta, nel senso risorgimentale, per la conquista dei territori austriaci di nazionalità italiana dopo un'alleanza che durava dal 1882; vale a dire una insidia alla concezione sovranazionale del sistema absburgico oltre che a un vero e proprio tradimento a dei patti liberamente sottoscritti. Del resto la lezione del conte Ottokar Czernin, poi ministro degli esteri di Vienna, non era che l'espressiva giustificazione del tradizionale dispotismo illuminato absburgico: "Il dovere imposto da Dio al sovrano è di guidare il suo popolo e se i popoli non sono maturi, come nella nostra Monarchia, per comportarsi ragionevolmente, allora devono essere costretti. Anche se significano una limitazione del diritto nazionale, la dittatura e la forza sono giustificate!". E ancora: "La via sicura della Monarchia è quella dell'assolutismo cesareo! Prima i popoli devono essere messi sotto tutela, poi con il passare del tempo, si risveglierà in esso il desiderio del parlamentarismo e allora essi sapranno amare questo dono della Corona e sapranno comportarsi in maniera degna di esso" 4.

Max Wladimir Beck, definito "il miglior statista austriaco dopo Schwarzenberg e certamente il più simpatico" fu allontanato dal Governo quando già stava per riuscire "a far funzionare nell'Austria imperiale il Parlamento".

Il Parlamento fu chiuso definitivamente all'atto della dichiarazione di guerra alla Serbia. Il primo ministro Karl von Stürgkh, che, dopo un breve interregno del conte Bienerth era succeduto nel 1911 a Beck, aveva le mani libere. Egli consegnò ai militari il palazzo del Parlamento (che era stato inaugurato nel 1883) per adattarlo a ospedale di guerra. Seguì una serie di provvedimenti di emergenza giudicati illegittimi: l'invio quasi immediato al fronte degli uomini reclutati con la leva in massa, l'obbligo della mobilitazione generale dai 18 ai 50 anni. Vane erano le proteste: la costituzione era sottesa dalla dittatura.

Gli arresti

E' in codesta atmosfera che il 20 maggio 1915 la polizia iniziò gli arresti. Gli elenchi degli indiziati erano chiusi da tempo nelle casseforti dei Comandi. Furono estratti quando da Innsbruck si diede il via all'epurazione. Nel memoriale inoltrato alla fine del 1916 da un gruppo di Giuliani onde ottenere la libertà per tutti gli internati, il sospetto di liste di proscrizione prefabbricate è denunciato con cognizione di causa allorché si fanno nomi e cognomi di gente ricercata a Pola e morta almeno 10 anni avanti 5.

Nella prima retata eseguita a Rovereto furono catturati il conte Alberto, Riccardo Battisti, Francesco Balter, Arturo Bonomi, Luigi Bucella, Pietro Cofler, Federico Maddalena, Emilio Maistri, Camillo Paternoster, l'avv. Emilio de Probizer e il farmacista Fausto Thaler. Il 21 maggio fu la volta di Caimi, Gustavo Chiesa, deputato e padre di Damiano; Cesare Chizzola, Giuseppe Chini, rag. Silvio de Francesco, i fratelli Eugenio e Luigi Giacom, industriali, i tre fratelli Grigoletti, tipografi, Emilio, Alessandro e Natale; Enrico Morandini e dott. Guido de Probizer.

Gli arresti proseguirono nei giorni seguenti mentre migliaia di profughi intasavano le strade del Trentino meridionale e i treni passavano in continuità, destinazione Austria, Boemia, Moravia.

Gli arrestati venivano condotti nelle carceri criminali di Trento da dove, con convogli speciali, erano inviati nei luoghi di concentramento in Austria. Altri finirono davanti ai giudici "I processi penali vennero avviati quasi esclusivamente contro cittadini liberi da dipendenze verso lo Stato e che non potevano altrimenti venire colpiti; contro impiegati e insegnanti si batté la via disciplinare a preferenza della penale" 6.

I primi internati giunsero a Katzenau verso le 2 del 24 maggio. Erano stati scaricati alla stazione di Linz dopo un pesante viaggio. Avevano ricevuto soltanto un pasto durante la sosta a Innsbruck. Erano in 360 stipati su carri merci. I gendarmi accompagnarono la lunga colonna fino all'ingresso del Lager. Dice il frammentario diario di uno sconosciuto: "Paglia per circa due settimane, poi pagliericci. Sentinelle - Buffalo Bill - gamelle, ecc. Rancio ad ore fisse. Pigia, pigia. Nessun negozio. Completo abbandono. Silenzio coi militari. Sentinelle e feriti trentini. 17 disertori italiani. Prime donne: signorine Fabrizi, Cattoi e Gazzoletti (Cortina d'Ampezzo). Commissione militare. Impiegato polizia e Nebodi, poi Barone (6 o 7 giugno). Sommossa regnicoli. Capibaracca e regolamento. Bagni sera. Canti..." 7.

Bufalo Bill era chiamata la persona incaricata della cucina dell'accampamento: "Mangia italiani, ladro, senza cuore, ei dava agli internati un nutrimento / tal, che un maiale ne saria scontento / una robaccia insulsa di sapore / minestra - e lunga assai - mezza gamella / carne di rado e pane in proporzione / da lasciar sempre vuote le budella..." 8.

Trentini e "regnicoli"

Il "barone" era invece il direttore del campo. Era succeduto nella prima settimana di giugno al provvisorio comando militare. Si chiamava Gustav Reicher ed era di Innsbruck. Le testimonianze scritte dagli internati sono severe e negative. Reicher aveva ricoperto la carica di concepista luogotenziale a Rovereto, essendo capitano distrettuale un certo Scolari "un italiano rinnegato", come lo definisce il Chini 9.

Reicher è giudicato uomo "vano e ambizioso" che "accarezzava in cuor suo la speranza di venir nominato - non per la sua intelligenza, limitata parecchio, ma per il sangue bleu che da una serie di magnanimi lombi scorreva nelle sue vene - capitano distrettuale di Rovereto, e spingeva il suo sogno fino ad ambire al seggio luogotenziale del Tirolo. La storia, nella sua vindice imparzialità, bollerà a fuoco come si merita, le gesta di questo austriaco proconsole, che non arrossiva di scendere al livello del più basso poliziotto..." 10.

Gli internati trentini a Katzenau furono 1754 11.

Da 30 il numero delle baracche fu raddoppiato. L'Ischia dei gatti ospitava altresì internati italiani regnicoli, vale a dire cittadini italiani e, più tardi, dopo la caduta di Bucarest, alcune centinaia di Rumeni. (La vittoria austriaca fu salutata in tutto l'impero dal prolungato suono delle campane; e fu l'ultimo perché subito dopo le campane stesse furono requisite per far cannoni).

L'accampamento fu abitato contemporaneamente da circa 3500 persone che potevano usufruire dei servizi indispensabili e di una certa libertà controllata. Katzenau era anche una specie di "comando tappa" per i "regnicoli" che venivano rimpatriati a cura della Croce Rossa Svizzera. Si trattava, evidentemente, di gente non abile alle armi, uomini, vecchi, bambini.

Attraverso laboriosi sotterfugi che spesso elusero il controllo del personale di sorveglianza, lettere, informazioni, fotografie, disegni, relazioni, furono introdotti in Italia via Svizzera. A seguito di codesta ingegnosa "evasione", fotografie e notizie furono pubblicate sui giornali italiani, Katzenau fu sinistramente conosciuto all'estero. La direzione se ne accorse e fu ordinato il sequestro di tutte le macchine fotografiche. Un giorno, il Chini riuscì a far pervenire a Milano, ai suoi familiari, un centinaio di fotografie del campo ivi compresa quella di Reicher, del suo sostituto Nebodi e dei profossi (con simile epiteto dal tedesco profos, erano chiamate le guardie militari addette alla sorveglianza degli internati). Il materiale fu usato per una serie di conferenze, con proiezioni, tenute nelle principali città d'Italia.

Il 28 giugno 1915 l' i.r. direzione dell'accampamento diffuse il regolamento del Lager che, in tredici paragrafi, stabiliva le norme di convivenza. 12

Gli internati potevano ottenere il permesso di uscire dal campo obbligandosi, a scanso di provvedimenti disciplinari, a seguire l'itinerario segnato sullo speciale foglietto di licenza; inoltre a non frequentare caffè, osterie; a non recarsi alla posta, al telefono, alle banche e in famiglie private; a non conversare con persone a meno che ciò non rendesse "necessario per ragioni dell'itinerario stabilito".

Subito dopo il loro arrivo nel Lager, gli internati furono sottoposti, in varie riprese, a una serie di visite di leva: i maschi dai 18 ai 50 anni, eccetto quelli riconosciuti assolutamente inabili, furono inviati ai battaglioni di disciplina appositamente costituiti per i sospetti politici (P.U.).

Non mancarono le spie per cui si formò in certi ambienti un'atmosfera di reciproca diffidenza che aggravava la già pesante situazione.

Celebre tra coloro che vissero il periodo di Katzenau, fu la cosiddetta "tragicommedia dei Messali". Quando, nel 1916, il vescovo di Linz ordinò al clero di includere nella messa una speciale preghiera per la vittoria delle armi austriache, i preti trentini dell'accampamento escogitarono il mezzo di scrivere nel messale una frase con la variante opposta: "Teutonica audacia compressa, dona nobis pacem". Don Felice Vogt ebbe anche l'ardire di cantarla a gran voce in chiesa.

Un prete piemontese se ne accorse e riferì la cosa al comando. I due messali furono sequestrati, ai preti fu levato il salario mensile di una corona, don Vogt fu processato a Linz "per aver scritto sul messale e aver cantato in chiesa" la frase incriminata. Scrive il Chini nel suo poema su Katzenau: "E una sera, sul cader del giorno, che dai prati salia l'odor del fieno / e spuntava la luna in firmamento / don Gigi mi dicea, guatando attorno; Io non sperava di veder più Trento; / a Belfiore impiccarono per meno!".

Le ordinanze di Von Reicher

La storia del Lager, quella ufficiale e antipatica evidentemente (quella vissuta dai vari gruppi di internati che diedero luogo a un interessante movimento culturale, poggiato sulla fede nel riscatto nel contesto della esaltazione nazionalista, in quei frangenti pericolosi è soffusa di un alone eroico romantico risorgimentale) è contenuta nelle varie ordinanze emesse da Reicher 13.

Erano furbescamente chiamate le "grida" e venivano appese dattiloscritte in tedesco e in italiano, sugli appositi albi delle baracche.

Alla fine di luglio 1915, venne a scarseggiare l'acqua potabile. Il barone ricercò la ragione "nell'enorme uso" che vi si faceva nel campo e dispose la chiusura dell'acquedotto tra le 2 e le 4 del pomeriggio. Contemporaneamente emanava una nuovo ordinanza sull'obbligatorietà del bagno: le tessere per il vitto venivano consegnate solo dopo il bagno, e non dai capobaracca bensì dal medico di ispezione. In tal modo nessuno, a meno che non volesse saltare i pasti, poteva sottrarsi all'obbligo del bagno. Evidentemente Reicher era ossessionato dalla pulizia e dalla salute dei reclusi: il 17 settembre dispose che il suo assistente Nebodi assumesse "la sorveglianza generale di quanto concerne la pulizia e la disciplina dell'accampamento" e richiamò la proibizione di fumare nelle baracche.

Qualche giorno dopo fece chiudere il parco con il pretesto che gli internati non raccogliessero frutta non matura e non prendessero freddo a causa "della temperatura alquanto rigida".

Il 2 di quel mese ordinò: "La vendita di vino e birra da parte dei cantinieri dell'accampamento, può aver luogo solamente verso presentazione della marca di controllo della tessera di vitto giornaliero, La quantità massima che ogni persona può ricevere, ammonta a due tazze di birra o mezzo litro di vino al giorno".

Il 16 novembre ebbero inizio le iscrizioni alle scuole elementari dirette dal professor Berteaux. Le lezioni erano obbligatorie per tutti i fanciulli dai 6 ai 14 anni 14.

La chiesa, sistemata in una vecchia baracca, era stata aperta al culto il 20 giugno. Quasi contemporaneamente iniziarono a funzionare gli essenziali servizi comunitari quali l'ospedale, il lazzaretto, la quarantena, la "pubblica nettezza", ecc. In un vecchio magazzino della cavalleria si installarono due negozi, barberie, bazar, la sartoria e la calzoleria. Luogo di ritrovo assai frequentato era il cosiddetto Caffè Joris, aperto su iniziativa dell'internato Romano Joris di Levico (autore del noto inno di Katzenau che si cantava sulla musica del valzer "Fior di roccia" del maestro Giacomo Sartori).

Più tardi, specie per l'iniziativa degli internati regnicoli, si aprirono nel campo altri negozi, alcune botteghe di artigianato e luoghi di ritrovo.

Alla baracca 14 c'era, a esempio: il "Gran Bazar J.E. Puechner"; alla baracca 36 la "Calzoleria napoletana" di Cesare Toma; e la Sartoria di L. Brentegan e Frizz; alla 1, l'Orologeria di Gianroberto; alla 39 l'Orologeria Mariano Cipari e il Circolo di lettura; alla 38 il Laboratorio di cofanetti e scatole per sigarette di Antonio Boita; alla 8 la "Mensa fraterna".

La 26 era invece la "baracca castigo"; nella 23 fu aperta la falegnameria alla quale erano addetti dei "volontari"; nella 35 erano dislocati i laboratori.

Baracca 28: "auditorium"

La baracca n. 28 era stata adattata ad "Auditorium". Vi si tenevano concerti, spettacoli di varietà, conferenze, corsi di lingue e letteratura e altre manifestazioni culturali. La "Società filarmonica" era presieduta da A. Comoli (poi dall'avv. Stefenelli), direttore d'orchestra era Mario Spampinato; presidente del comitato di beneficenza, organizzatore di numerose manifestazioni a carattere benefico, era il dott. Orsi.

Noti erano tra gli altri artisti che si avvicendavano "nell'Auditorium" il soprano Maddalena Grandjean e il baritono Segatta 16.

Le attività sportive facevano capo al gruppo "Gioventù di Katzenau" che organizzò varie gare ginniche (corsa di velocità, corsa di resistenza; lancio di palla vibrata) e al Circolo di scherma "Katzenau". Era diretto dal "maestro Paoli Foresto, maestro d'assalto". La tessera di socio costava una corona al mese. Ogni giovedì e ogni domenica, tra le 9 e le 11.30 si svolgevano nella baracca 36, la gare 17.

Il 18 dicembre 1915 apparve la quotidiana ordinanza di Reicher: onde prevenire incendi, si proibiva l'erezione di alberi di natale nelle baracche. Gli internati erano autorizzati ad approntarne uno nella baracca 28, però "sotto sorveglianza continua dei pompieri". Qualche giorno prima era stato severamente vietato alle donne di entrare nelle baracche degli uomini per la raccolta della biancheria da lavare; agli uomini di entrare nelle baracche delle donne per recarvi biancheria sudicia.

L'8 febbraio del 1916 tutti gli internati trentini furono fotografati a gruppi numerati nella baracca "ex sacerdoti". Il 23 di quel mese fu aperto nella baracca 6 un bagno con vasche riservate alle donne: ogni bagno costava corone 0,80.

Il 7 marzo avvenne un fatto clamoroso: qualcuno aveva cercato di entrare nel reparto donne "spezzando in più punti il reticolato". Reicher si indignò e ordinò la segregazione completa delle baracche per cinque giorni.

Il 22 marzo scoppiarono alcuni casi di tifo addominale abortivo. Qualche giorno prima il barone aveva ordinato la cessazione del riscaldamento delle baracche data la "mitezza della stagione".

Le novità di quei giorni erano in un certo modo attese: grida contro i libri "inammissibili"; contro le canzoni irredentistiche e giro di vite alimentare. Carducci, De Amicis, Manzoni, D'Annunzio furono sequestrati.

L'anno successivo un'altra grida ordinava la consegna entro 48 ore delle copie de "Il Cuore" e "Ricordi d'infanzia" di De Amicis; di "Piccolo mondo antico" di Fogazzaro, di "In collegio" di Anna Vertura Gentile, e "Il viaggio in Italia" di Collodi.

Oltre che cantare inni irredentistici e "nazionali italiani", vietato era, naturalmente, portare coccarde irredentiste e coccarde nazionali italiane quale "la stella a cinque punte".

Le restrizioni del razionamento dello zucchero limitavano tale alimento (5 aprile 1916) ai bambini fino a 4 anni e ai vecchi sopra i 60 anni. Il latte serviva soltanto per i bambini sotto i 3 anni. La fame, flagello comune degli imperi centrali, iniziava a farsi sentire soprattutto fra i poveri e ce n'erano molti nell'accampamento.

Nel gennaio 1916 le razioni tipo giornaliere per persona erano, oltre al pane, le seguenti: colazione (Frühstück), un grammo di caffè, 8 di estratto di caffè, 18 di zucchero. Pranzo (Mittagessen): grammi 50 di miglio, 100 di fagioli, 300 di navoni, 2 di grassi, 10 di sale, 3 di cipolle, 5 di verdura, 100 di carote. Cena (Abendessen): grammi 20 di miglio, 10 di navoni, 80 di fecola di patate (Nährhefe), 3 di grassi, 10 di sale, 3 di cipolle, 5 di verdura secca, 50 di carote 19.

Si tentò di convincere gli internati a coltivare qualche appezzamento di terreno che veniva concesso in affitto a 20 centesimi il metro quadrato.

Il 26 giugno apparvero le monetine metalliche da uno e tre centesimi; in agosto furono segnalati alcuni casi di dissenteria. La direzione proibì "l'introduzione, la vendita e l'uso di insalata, cocomeri, frutta fresca" e la raccolta nei prati di "cicoria o altre erbe da mangiare".

Con il giungere dell'autunno tornò in vigore l'orario legale. Alla mezzanotte del primo ottobre gli orologi dovevano - dice l'ordinanza del barone - essere arretrati di un'ora. "Le baracche delle donne, per le quali vige una speciale ora di chiusura serale, verranno chiuse alle ore 6,30 pomeridiane". Quell'autunno il freddo venne molto presto. Ogni baracca aveva a disposizione dieci chilogrammi di legna al giorno; ogni stanza cinque chilogrammi di carbone e due di legna.

Qualcuno metteva nella stufa anche la paglia dei pagliericci. Reicher se ne accorse ed emanò un'ordinanza contro l'enorme consumo di paglia": "La paglia dei pagliericci doveva servire per cinque mesi".

Un'altra ordinanza (primo novembre 1916) intimava la consegna al magazzino, entro sei giorni, degli indumenti confezionati con coperte, federe e pagliericci di "proprietà dell'erario".

Però nel gennaio fu concessa una coperta in più alle persone sopra i sessant'anni.

* * *

I giornali italiani giungevano ai "regnicoli" celati in barattoli di sardine e di conserve appositamente costruiti. Il commercio che di codesti giornali si faceva nel campo, era molto sostenuto al pari delle evasioni alla severissima censura sulla posta.

Celebre è rimasta la poesia: "Cantano i gufi" di Romano Joris:

Le notizie delle esecuzioni di Battisti, Filzi e Chiesa giunsero rapidamente al campo dove era internato il padre del Chiesa. Il 2 giugno, festa nazionale italiana, la chiesa si affollò improvvisamente: vi fu la celebrazione della messa in suffragio di Chiesa; il 18 agosto restò invece quasi deserta la messa per l'imperatore annunciata con i soliti manifesti dalla direzione.

Il 21 novembre la bandiera giallo-rossa pendeva a mezz'asta sulla baracca del comando detta Konak: era morto Francesco Giuseppe.

Una ventata d'ottimismo si sparse fra i profughi con l'avvento al trono del giovane Carlo che nell'ambiente irredentistico del campo, era chiamato ostentatamente Carlo Ultimo.

Venne invece la piena del Danubio: tra il 3 e il 6 gennaio l'Ischia dei gatti fu allagata provocando gran confusione e, anche terrore.

Il 5 aprile 1917 apparve sulle baracche dei Trentini un atteso invito della Direzione: "Tutti i sudditi austriaci dell'accampamento, fra breve verranno citati in ufficio, per essere sottoposti ad un interrogatorio circa la liberazione o rispettivamente il confinamento. Premesso che la determinazione "libero" significa libero fuori della zona ristretta di guerra, le parti dovranno rispondere alle seguenti domande:

Il "giudizio universale"

Da Vienna giunse una commissione che s'insediò al Konak iniziando gli interrogatori degli internati.

Per il campo corse la voce: "Oggi è iniziato il giudizio universale". Era la settimana santa di quella che fu chiamata la "Pasqua di liberazione". I 1700 Trentini lasciarono i reticolati dell'Ischia dei gatti, e furono sparsi in luoghi coatti dell'Austria e della Boemia. Il periodo dell'assolutismo militare era finito. In maggio fu riaperto il Parlamento di Vienna. Oltre ai problemi inerenti i diritti delle nazionalità, gravavano quelli sulla sorte dei profughi, dei perseguitati politici e dei danneggiati di guerra.

Degasperi presentò un'interpellanza sugli internati facendo la storia dell'odissea delle persone ritenute "politicamente sospette" e dei campi di internamento.

Denunciò la situazione di Katzenau il dirigente del quale "giunse al punto di dichiarare gli internati fuori di ogni diritto, di trattarli come tali e di affermare espressamente che nell'accampamento le leggi non avevano vigore".

Degasperi rilevava poi che "secondo informazioni del tutto attendibili, in seguito a maltrattamenti subiti, avvennero nei campi di internamento perfino dei suicidi. Nei locali d'arresto che gli internati designavano con nome di camera di tortura, gli internati furono legati e battuti dalle guardie, senza che il dirigente trovasse prezzo dell'opera di intervenire e prendere qualsiasi disposizione; in un giro di ispezione un internato ebbe dalla sentinella tal ferita che poco dopo morì".

Il tragico episodio accadde realmente la sera del 6 ottobre 1916. Un profosso, certo Sartori di Casotto, sparò un colpo di rivoltella contro Guido Margoni che 4 giorni dopo spirò, per le ferite riportate, all'ospedale di Linz. Sua moglie e il figlioletto erano a Trento.

La camera di punizione era sistemata nella baracca 26 detta "baracca castigo". Qui "il barone relegava i galantuomini in mezzo alla teppa regnicola" 20.

Accennando allo scempio fisico e morale che del Trentino si fece e denunciando l'arresto domiciliare del vescovo di Trento Mons. Celestino Endrici (avvenuto il 1° marzo 1916 con piantonamento di sentinelle alle uscite di Villa San Nicolò, con l'ordine di "imporre l'obbedienza più ligia all'ordine di arresto, se occorresse anche con le armi"), il suo internamento, poi presso Vienna, e il rosario di soprusi e di processi a cui furono sottoposti i cosiddetti "politicamente infidi", Degasperi, a nome dei deputati trentini, chiese una inchiesta "severa, esauriente e imparziale" 21.

Il memoriale dei giuliani

Subito dopo la morte di Francesco Giuseppe, oltre 200 internati giuliani, raccolti nel campo di Göllersdorf, inoltrarono, in data 26 novembre 1916, un memoriale agli i.r. ministeri degli Interni e della Giustizia di Vienna reclamando "con riserva di far valere a suo tempo il pieno soddisfacimento dei danni derivati dal loro internamento:

1) che tutti gli internati, con la massima sollecitudine, possibile, vengano restituiti alla loro piena libertà;

2) che contemporaneamente, a quelli di loro che non dispongono più di corrispondenti mezzi, venga assicurata, a spese dello Stato, un'esistenza sociale corrispondente al loro stato"
.

A commento di quanto disse il 4 novembre il ministro della Giustizia Klein ("Noi dobbiamo vigilare acciocché il diritto rimanda diritto e che ad ognuno, anche in guerra, venga fatta giustizia"), il documento, con ragioni giuridico-politiche, dimostra che l'internamento era "privo di qualsiasi fondamento legale...L'internamento significa una negazione completa della personalità giuridica del cittadino dello Stato".

In un'appendice, che si sviluppa in 26 minuti, il memoriale offre una interessante documentazione circa il trattamento riservato agli internati, oltre a Göllersdorf, a Endersdorf, Rochaloa, Wejrzbürg, Mittergrabe, Talerhof, Sitzendorf.

Afferma il memoriale che a Talerhof gli internati venivano "battuti a colpi di calcio di fucile e baionette"; quale mezzo di punizione disciplinare si usava "persino la tortura, che consisteva nel legare le mani dietro la schiena e tirare in su un palo" 22.

Dopo l'allontanamento dei Trentini, Katzenau rimase abitato da numerosi regnicoli.

Il 19 agosto 1917 uscì il primo numero di "La baracca", settimanale "umoristico illustrato", edito da O. Cescon e da L. Battistoni, diretto da G.D. Modiano con la collaborazione del pittore Fullin.

Nel 1918 il barone Reicher fu sostituito dal dott. Rudolf Seifert, persona umana e giusta. Il 31 ottobre 1918 (la rotta austriaca era iniziata al pari del rapidissimo sfacelo del vecchio impero), Seifert diffuse un manifesto che così iniziava: "La monarchia austro-ungarica è divenuta attualmente il teatro di un forte travolgimento politico e non v'è dubbio alcuno che la pace tanto desiderata da tutto il mondo è imminente". Seifer consigliava agli internati pazienza, tranquillità, disciplina "giacché la situazione è confusa, le passioni politiche della popolazione assai deste, mentre non è escluso che possano succedere atti di violenza e manifestazioni pericolose e che le difficoltà di approvvigionamento nel paese possono pel momento aggravarsi". Dal canto suo prometteva "nel modo più solenne" di provvedere alla sicurezza degli internati e al loro mantenimento "nel modo migliore che sarà possibile", come pure di sollecitare la loro liberazione 23. Seifert appariva affaticato e turbato, ma fece realmente con schietta onestà il suo meglio. Partecipò all'entusiastica manifestazione che la sera del 3 novembre si svolse al teatro del campo. Portò anzi il saluto agli ex internati "da vero tedesco secondo lo spirito e la tradizione dei pensatori della mia nazione".

Seifert fu accolto dal saluto della folla e con la consorte e i figli prese posto sul palco, assieme alle autorità. Egli, come disse lo speaker, rappresentava "l'autorità straniera".

Il dott. Polidori aggiunse che "la sua venuta al campo fu come una liberazione per quanto era stato sofferto nel passato".

L'orchestra diretta dal maestro Rossi suonò la Marcia reale, la Marsigliese, gli Inni nazionali serbo, inglese, polacco; l'Inno di Garibaldi e di S. Giusto. "L'entusiasmo è incredibile", scrisse il cronista de "La baracca".

Il settimanale sospese le pubblicazioni, il 10 novembre con un singolare addio a Katzenau

Il trasporto n. 460.559 lasciò l'Austria Superiore il 29 novembre con 563 internati. Era iniziato il faticoso rimpatrio delle migliaia di profughi e di internati che la guerra aveva dispersi al di qua e al di là dei nuovi confini d'Italia.

Note
1 R. Joris, Katzenau. Scotoni, Trento 1929.
2 R. Joris, O.C..
3 G. Chini, Da Katzenau a Erpending, in Alba Trentina, 1931.
4 E. Crankshaw, Il tramonto di un impero, Mursia, Milano 1966.
5 Arch. Museo Risorg. Trento, manoscritto, teca E/12 Katzenau.
6 Vedi Alba Trentina, 1920, pag. 171.
7 Arch. Museo Risorg. Trento, teca E/12, quadernetto ms. n. 2735.
8 Spiritus indocilis, (G. CHINI), Istantanee di Katzenau, sonetti in prosa rimata, Rovereto, Mercurio, 1921.
9 Spiritus indocilis, o.c. pag. 20.
10 G. Chini, Contributo alla storia del calvario di Katzenau, in Alba Trentina, 1920.
11 Arch. Museo Risorg. Trento, Elenco internati di Katzenau, ms. 685/3; vedi documento n. 1.
12 Vedi documento n. 2.
13 Arch. Museo Risorg. Trento, teca E/12.
14

Capo della sezione approvvigionamento era il dott. Valentino Toffol (le cucine erano 10; v'erano pure le "cucine della polenta"); l'amministratore del carbone era il signor Speccher; l'ufficio evidenza era tenuto dal signor Chiesa.

15 Spiritus indocilis, Katzenau, Rovereto 1921; vedi documento n. 3.
16

Il prof. Dante Randi tenne corsi di esperanto, il professor R. Finzi corsi di letteratura italiana e la vigilia del Natale 1915 lesse, durante uno spettacolo di beneficenza organizzato per la festa del presepio dei bambini dell'accampamento, poesie in dialetto romanesco di Pascarella e Trilussa; il dott. Stefenelli tenne una conferenza sulla Spagna illustrata da "proiezione a colore"; si tennero numerosi corsi di lingue e anche di contabilità commerciale (vedi Arch. Museo Risorg. Trento, teca "Katzenau").

17 Vedi Arch. Museo Risorg. Trento, teca E/12.
18 Spiritus indocilis, o.c..
19 Arch. Museo Risorg. Trento, teca E/12.
20 G. Chini, Il Danubio visita l'accampamento di Katzenau, in Alba Trentina, 1920.
21 G. Gentili, La deportazione trentina, ecc., Trento, Tridentum, 1920, pag. 18.
22 Arch. Museo Risorg. Trento, teca E/12 Miscellanea.
23 Arch. Museo Risorg. Trento, teca E/12.

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