I personaggi di Rodolfo Taiani

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Gavrilo Princip
Studente serbo-bosniaco. Fu l'autore il 28 giugno 1914 dell'attentato nel quale rimasero uccisi a Sarajevo l'arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell'Impero austro-ungarico, e la consorte Sofia. Arrestato subito dopo il fatto Gavrilo Princip sfuggì alla pena capitale in considerazione della sua giovane età, ma fu condannato a venti anni di carcere. Morì di tubercolosi nel 1918 in un penitenziario nei pressi di Praga. Il suo gesto favorì il precipitare della situazione nei Balcani portando ad una crisi internazionale che sfociò nello scoppio della prima guerra mondiale.

I POLITICI

Herbert Henry Asquith (1852-1928)
Figlio di un industriale tessile dello Yorkshire fu esponente di spicco dei liberali. Nel 1908 successe a Henry Campbell-Bannerman come primo ministro, carica che detenne fino al 1916. In tale veste non solo attuò il più importante programma di riforme sociali della storia inglese del XX secolo, ma gestì anche la guerra fino al maggio del 1915, quando a seguito di alcuni problemi relativi alle forniture di armi e alle operazioni a Gallipoli, egli dovette formare un governo di coalizione minando seriamente la sua popolarità e la sua autorevolezza. Fu estromesso dal governo nel 1916.

Paolo Boselli (1838-1932)
Nel corso della sua esistenza ricoprì diversi incarichi ministeriali fra i quali quello di ministro dell'Istruzione nel 1906. Nel 1916 accettò di sostituire il dimissionario Salandra alla guida del governo, dando vita, data la gravità del momento, ad un governo di solidarietà nazionale. Rassegnò anch'egli le dimissioni dopo la disfatta di Caporetto.

Carlo I (1885-1922)
Pronipote di Francesco Giuseppe I gli subentrò nel 1916. Personalmente avrebbe posto la pace al centro del suo programma sia per considerazioni umanitarie sia perché riteneva che la monarchia non potesse sopravvivere senza di essa. Le circostanze gli impedirono non solo di porre in pratica i suoi ideali, ma anche di fare solo qualche passo verso la loro realizzazione. Dopo la sconfitta del 1918 fu costretto ad abdicare e l'11 novembre 1918 fu proclamata la repubblica austriaca.

Georges Benjamin Clemenceau (1841-1929)
Già primo ministro dal 1906 al 1909, riottenne questa carica nel 1917 quando gli fu affidato anche il ministero della guerra. Mantenne l'incarico fino al 1920 riuscendo a riaffermare il controllo del Parlamento sulle questioni militari.

Vittorio Emanuele III, Re D'Italia (1869-1946)
Favorevole all'intervento contro l'Austria-Ungheria, nel 1914 appoggiò il governo Salandra, respingendone le dimissioni. Dopo la disfatta di Caporetto decise la destituzione del generale Luigi Cadorna, richiesta dagli alleati, e svolse una parte determinante nel convincere questi della possibilità di tenuta degli italiani.

Francesco Ferdinando (1863-1914)
Nipote di Francesco Giuseppe I, Francesco Ferdinando divenne l'erede al trono dell'impero Austro-ungarico dopo la morte del principe ereditario Rodolfo, nel 1889, e del padre arciduca Carlo Luigi nel 1896. Negli anni precedenti allo scoppio del conflitto svolse un ruolo sempre maggiore nelle questioni interne e militari dell'Impero, mostrando nei confronti delle riforme un atteggiamento più aperto di quello dell'imperatore.

Generale Joseph-Simon Gallieni (1849-1916)
Fu il governatore militare di Parigi durante l'avanzata tedesca verso la capitale nell'agosto-settembre 1914. Nominato ministro della guerra nel 1915, nel governo Briand, egli si servì di tutta la sua esperienza e della sua autorevolezza, maturate in decenni di servizio, per organizzare lo sforzo bellico, ma soprattutto per difendere Joffre e le gerarchie militari.

David Lloyd George (1863-1945)
Fu ministro delle finanze dal 1908 al 1914, ministro degli armamenti dal 1915 al 1916 ed infine primo ministro dal 1916 al 1918. In questo ultimo periodo ingaggiò una lunga e, in definitiva, vana lotta contro le alte gerarchie militari per strappare loro il controllo della politica di guerra. Fu rieletto primo ministro nel 1918 e restò in carica fino al 1922.

Francesco Giuseppe (1830-1916)
Francesco Giuseppe I, imperatore d'Austria e re d'Ungheria, salì al trono durante i tumulti di una rivoluzione e morì alla vigilia di un'altra. Fu, infatti, spettatore dei moti del 1848 e quando morì, nel 1916, dopo un regno ininterrotto di quasi settant'anni, un'altra grande rivoluzione, quella sovietica del 1917, era ormai alle porte. Durante tutto il suo lungo regno si prodigò nel cercare maggiori stabilità ed unità per il suo Impero, ma l'assassinio di Francesco Ferdinando e lo scoppio del conflitto di fatto vanificarono e decretarono il fallimento di tutta la sua paziente costruzione.

Sir Edward Grey (1862-1933)
Ricoprì la carica di ministro degli esteri britannico ininterrottamente per undici anni dal 1905 al 1916. Nel 1914, intuendo le possibili gravi conseguenze collegate all'ultimatum alla Serbia, tentò varie proposte di mediazione e conciliazione per allontanare la minaccia di una guerra generale. L'insuccesso di questi tentativi lo indussero anni addietro a ritenere di aver agito con poca fermezza nei confronti del partito della guerra, sentendosi in parte responsabile degli eventi che ne seguirono.

Wilhelm Groener (1867-1939)
Diresse nel 1914 la mobilitazione e la sezione trasporti ferroviari dello Stato Maggiore Generale, mentre nel 1916 gli fu affidata la direzione del nuovo ufficio per la ricostruzione dell'industria. Fu successivamente allontanato dall'incarico nel 1917 e inviato sul fronte orientale, dove successe a Ludendorff come quartiermastro generale dello Stato Maggiore Generale alla fine del conflitto.

Guglielmo II (1859-1941)
Salito al trono nel 1888 s'impegnò a favore del rafforzamento militare e navale della Germania e di un regime interno autoritario. Nel Consiglio di guerra, convocato nel dicembre 1912, si mostrò tutto sommato favorevole nei confronti dell'ipotesi di un conflitto generalizzato in Europa, ma durante la crisi prebellica, il suo atteggiamento si dimostrò più ambiguo. Dopo il 1914 usò la propria influenza soprattutto nella scelta degli uomini che dovevano guidare lo sforzo bellico, ma la sorte finale del conflitto porterà inevitabilmente alla sua abdicazione, posta come condizione per la firma dell'armistizio.

Arthur Henderson (1863-1935)
Fu il più potente leader laburista del periodo bellico. Nel 1915 fu il primo laburista a sedere in un consiglio dei ministri inglese come presidente del Comitato per l'istruzione. Ma il suo vero ruolo fu quello di controllore e mediatore con le organizzazioni sindacali. Nel 1916 entrò nel gabinetto ristretto formato da David Lloyd George. Dotato di un'ampia visione politica fu espulso dal gabinetto per aver auspicato la partecipazione inglese a un congresso socialista a Stoccolma.

Theobald von Bethmann-Hollweg (1856-1921)
Discendente di una famiglia di banchieri di Francoforte, divenne cancelliere nel 1909. Durante il periodo prebellico tentò, con modesto successo, un'opera di mediazione tra le diverse fazioni politiche tedesche. Durante il conflitto tentò in più occasioni di varare alcune iniziative di pace, sempre vanificate dall'Alto Comando tedesco. Si dimise dall'incarico nel luglio del 1917 dopo aver perso ormai il sostegno di tutti i gruppi politici.

Alejsandr Fedorovic Kerenskij (1881-1971)
Ricoprì vari incarichi ministeriali nei governi provvisori russi che si succedettero fra il febbraio e il novembre 1917 fino alla presa di potere dei bolscevichi. Fu dapprima ministro della giustizia, successivamente ministro della guerra ed infine primo ministro. Favorevole alla prosecuzione del conflitto tentò inutilmente dopo la rivoluzione di radunare le forze leali al regime e di sconfiggere il nuovo corso politico russo.

Lord Kitchener di Khartum (1850-1916)
Nel 1914 fu nominato ministro della guerra nel governo Asquith e in questo ruolo organizzò la campagna di arruolamento per creare un esercito di volontari da affiancare al piccolo esercito permanente inglese. La sua faccia e il suo dito puntato comparvero così su tutti i manifesti che spronavano gli inglesi ad arruolarsi. Agli inizi Kitchener si trovò a condurre la guerra praticamente da solo, più vicino ai suoi colleghi francesi che non ai politici inglesi. Alla fine del 1915 meditò le dimissioni in segno di protesta contro gli intrighi politici che la guerra aveva accentuato, ma conscio di essere un simbolo per la nazione vi rinunciò. Morì nel giugno del 1916 nell'affondamento dell'incrociatore Hampshire, mentre cercava di raggiungere la Russia per una missione.

Lenin (Vladimir Ilic Ulianov) (1870-1924)
Rientrato in Russia dalla Svizzera dopo la rivoluzione di febbraio preparò la rivoluzione bolscevica con i suoi scritti teorici e l'attività politica quotidiana. A luglio fermò un tentativo di insurrezione, ma a novembre capeggiò la presa del potere. Nel 1918 liberò la Russia dall'impegno della guerra, ratificò l'occupazione contadina delle terre e, insieme a Trotchij, guidò la lotta contro le forze controrivoluzionarie.

Vittorio Emanuele Orlando (1860-1952)
Ricoprì vari incarichi ministeriali sotto i governi Giolitti, Salandra e Boselli, fatto che evidenzia le sue notevoli qualità di adattamento e di mediazione. Proprio per questo nel 1917, dopo le dimissioni di Boselli, il re gli affida - mentre è in corso la ritirata di Caporetto - l'incarico di formare il governo. Mantenne la carica fino al 1919, anno nel quale si dimise a seguito di un duro scontro con il presidente americano Wilson a Versailles.

Raymond Poincaré (1850-1934)
Fu presidente della Repubblica francese dal 1913 al 1920. Durante la guerra rimase, tuttavia, in disparte, lasciandone ad altri la condotta, e contò anche poco nei negoziati di pace.

Walter Rathenau (1867-1922)
Figlio di un industriale, le sue doti manageriali ne fecero nel 1914 il consigliere del ministro della Guerra. Creò il dipartimento per le materie prime (KRA) e collaborò a facilitare il passaggio da una guerra di annientamento a una guerra di logoramento.

Antonio Salandra (1853-1931)
Fu eletto primo ministro nel 1914 dopo le dimissioni di Giolitti. Allo scoppio della guerra espresse una posizione neutralista, ma l'atteggiamento austriaco contrario alla cessione delle terre irredente all'Italia lo portò su posizioni interventiste sfociate nella firma il 26 aprile 1915 del Patto di Londra e venti giorni dopo nella dichiarazione di guerra all'impero asburgico. Si dimetterà dall'incarico nel giugno del 1916 per rientrare sulla scena al termine del conflitto come delegato alla Conferenza di Parigi.

Albert Thomas (1878-1932)
Discepolo del socialista Jean Jaurès, fu un convinto sostenitore della tesi che la partecipazione attiva degli operai allo sforzo bellico avrebbe portato, alla fine del conflitto, a un miglioramento delle loro condizioni di vita. Nel 1915 fu nominato sottosegretario (poi ministro) degli armamenti.

Leone Trockij (Lev Davidovic Bronstein) (1879-1940)
Rientrato in Russia nel 1917, aderì ai bolscevichi e, dopo la rivoluzione d'Ottobre, diventò commissario del popolo per la Guerra. Fondò l'Armata Rossa e a lui si deve la buona riuscita della Rivoluzione.

René Viviani (1863-1925)
Eletto deputato di Parigi nel 1893, divenne nel giugno del 1914 primo ministro. Nel 1915, ceduta la presidenza del Consiglio ad Aristide Briand, diventò ministro di Grazia e Giustizia. Durante la guerra condivise il destino di un po' tutti i politici francesi, ad eccezione di Clemenceau, rassegnadosi al ruolo di figura puramente rappresentativa.

Thomas Woodrow Wilson (1856-1924)
Fu eletto presidente degli Stati Uniti nel 1912 e nuovamente rieletto nel 1916. In un primo tempo si mantenne su posizioni neutrali e operò qualche tentativo di mediazione, ma successivamente nell'aprile del 1917 decise l'intervento a fianco degli alleati contro la Germania.

I MILITARI

Alberto I re del Belgio (1875-1934)
Conquistò l'appellativo di "re cavaliere" per la sua azione svolta durante il conflitto. Dopo l'invasione del Belgio da parte delle truppe tedesche, egli infatti si rifugiò nel Sud-est del paese dove mantenne il comando autonomo del suo esercito.

Aleksej Alekseevic Brusilov (1853-1926)
Fu nominato nel 1914 comandante d'armata. Dopo aver ottenuto qualche successo nella Prussia orientale, fu nominato nel 1916 comandante di quattro armate russe a sud delle Paludi del Pripet. L'offensiva che sferrò il 4 giugno 1916 costrinse gli austriaci a trasferire truppe dal fronte dell'Isonzo al fronte orientale, alleggerendo la pressione sugli italiani. L'offensiva, interrotta per mancanza di munizioni e con gravi perdite, fu l'ultima offensiva russa fortunata del conflitto.

Luigi Cadorna (1850-1928)
Fu nominato il 10 luglio 1914 capo di Stato Maggiore dell'esercito in sostituzione del defunto A. Pollio e si adoperò energicamente per riorganizzarlo e ammodernarlo in vista dell'entrata in guerra del Paese. Uomo da offensiva frontale ottenne alcuni successi: l'arresto dell'offensiva austriaca nel Trentino nel maggio 1916, la presa di Gorizia in agosto, la vittoria della Bainsizza nell'estate 1917. Ma a seguito della disfatta di Caporetto, nell'ottobre 1917, fu esonerato.

Armando Diaz (1861-1928)
Dopo la partecipazione alla guerra di Libia nel 1912, fu nominato all'inizio del conflitto capo del reparto operazioni presso il Comando Supremo. Diede in più occasioni dimostrazione di grande eroismo e dopo Caporetto riuscì a dirigere in buon ordine la ritirata della III armata. Subentrato improvvisamente a Cadorna riuscì a bloccare l'offensiva austro-tedesca sulla linea Grappa-Piave e nel 1918 diresse la grande offensiva finale che portò a Vittorio Veneto e alla vittoria finale. Nel 1921 gli fu conferito il titolo di Duca della Vittoria.

Erich von Falkenhayn (1861-1922)
Fu scelto come successore di Moltke alla guida dello Stato maggiore imperiale tedesco subito dopo la ritirata del settembre 1914. In questa sua posizione rivide pertanto il piano Schlieffen. Le pesanti perdite subite dalle armate tedesche nel corso del massiccio assalto a Verdun nel 1916 incrinarono la fiducia riposta nei suoi confronti e portarono in ultimo alla sua sostituzione con Hindenburg e Ludendorff.

Ferdinand Foch (1851-1929)
Ebbe un ruolo significativo all'inizio del conflitto nella prima battaglia della Marna (1914) e successivamente come comandante del Gruppo d'Armate Nord, ma la sua fama si offuscò dopo il fallimento dell'offensiva della Somme. Ciò nonostante, dopo quattro anni di guerra fu nominato primo comandante in capo delle armate alleate in Francia e, con Petain, Haig e Pershing, formalmente suoi subordinati, cominciò a far emergere una vera strategia militare. Il fallimento dell'offensiva tedesca nell'estate del 1918 consentì a Foch di assumere l'iniziativa, che mantenne fino all'armistizio.

Sir John French (1852-1925)
Fu scelto nel 1914 per comandare il corpo di spedizione britannico sul continente. Comandò le forze inglesi sul fronte occidentale sino alla fine del 1915, quando, a causa delle ingenti perdite subite dalle truppe inglesi negli infruttuosi attacchi a Ypres culminati nella battaglia di Loos, fu allontanato dall'incarico.

Sir Douglas Haig (1861-1928)
Fu scelto nel 1914 come comandante della I armata britannica. Subentrò successivamente nel 1915 a sir John French alla guida del corpo di spedizione britannico, incarico che conservò fino al 1918 anche se, non diversamente dal suo predecessore e da altri ufficiali di cavalleria, mostrò in più di un occasione di non saper valutare esattamente i cambiamenti avvenuti nella tecnologia bellica.

Sir Ian Hamilton (1853-1947)
Comandante in capo delle forze britanniche del Mediterraneo, ottenne nel 1915 il comando della campagna di Gallipoli contro i turchi. La spedizione si risolse però in un vero e proprio fallimento sia per le perdite subite dalle forze inglesi sia per il mancato raggiungimento degli obiettivi prefissati. Hamilton fu così esonerato ed allontanato da ogni mansione di rilievo.

Paul Von Hindenburg (1847-1934)
Richiamato in servizio nell'agosto del 1914, fu messo a capo dell'VIII armata tedesca. Dopo aver ottenuto diversi successi sul fronte orientale nell'agosto del 1916 sostituì Falkenhayn come capo dello Stato maggiore imperiale. Nel 1918, con Ludendorff, sferrò sul fronte occidentale una massiccia offensiva, il cui fallimento costringerà il paese all'armistizio.

Joseph Jacques Joffre (1852-1931)
Comandante in capo dell'esercito francese guidò la resistenza all'invasione tedesca fermando l'avanzata nemica nella prima battaglia della Marna. Con l'inizio della guerra di trincea diventò più che altro una figura simbolica, fino al suo esautoramento deciso dalle autorità politiche dopo la battaglia di Verdun.

Erich Ludendorff (1864-1937)
Al momento della mobilitazione nel luglio del 1914 divenne quartiermastro generale della II armata. Durante l'invasione del Belgio svolse un ruolo decisivo nella presa di Liegi e venne promosso capo di Stato Maggiore di Hindenburg, con il quale collaborò fino al 1918. Ludendorff ebbe inoltre notevole peso nel processo di militarizzazione dell'economia tedesca e nella decisione di proseguire la guerra sottomarina indiscriminata.

Helmuth von Moltke (1848-1916)
Fu il successore di von Schlieffen alla guida dello Stato Maggiore imperiale tedesco nel 1906. Allo scoppio del conflitto egli seguì la strategia elaborata dal suo predecessore ma con una variante che di fatto gli impedì di giungere alla conquista di Parigi. Considerato responsabile della sconfitta tedesca nella prima battaglia della Marna, fu rimosso dall'incarico.

Robert George Nivelle (1856-1924)
Comandò con successo il contrattacco francese a Verdun ottenendo il comando dei Gruppi d'armate Nord e nord-est. Nel 1917 promise di sfondare le linee, ma il suo piano concettualmente semplice si rivelò un vero e proprio fallimento. L'offensiva fallì e l'intera macchina bellica francese sembrò vacillare. Nivelle fu così destituito dall'incarico.

John Joseph Pershing (1860-1948)
Fu nominato nel 1917 comandante delle forze di spedizione americane. In Europa seppe resistere alla richiesta dei comandanti alleati, che avrebbero voluto subito integrare le unità americane nelle loro armate sottoposte a una forte pressione avversaria. Le forze americane rimasero indipendenti, salvo che nel periodo critico seguito all'offensiva tedesca del marzo 1918. Le sue truppe ottennero alcuni successi di rilievo durante la controffensiva alleata, in particolare con la conquista del saliente di St. Michel e durante l'offensiva della Mosa-Argonne.

Henry Philippe Pétain (1856-1951)
Fu il successore nel 1917 di Robert George Nivelle in qualità di comandante in capo dell'esercito francese. Diversamente dai suoi predecessori fu molto attento al morale dei combattenti ed evitò di mandarli inutilmente allo sbaraglio.

Aleksandr Samsonov (1859-1914)
Veterano della guerra russo-nipponica fu nominato nel 1914 comandante della II armata russa. Mal equipaggiata e addestrata, questa soccombette alla VII armata tedesca nella battaglia di Tannenberg. Samsonov reagì alla sconfitta suicidandosi con un colpo di pistola.

Otto Liman von Sanders (1855-1929)
Inviato nel 1913 in Turchia a capo di una missione militare tedesca, divenne successivamente ispettore generale delle forze armate ottomane. Nel gennaio del 1914 fu nominato comandante delle forze turche nel Caucaso e nel 1915 gli fu affidato il comando della V armata turca a Gallipoli, dove oppose un'ottima resistenza agli attacchi delle truppe alleate. Ebbe infine il comando delle forze turche in Palestina.

Conte Alfred von Schlieffen (1833-1913)
Fu capo di Stato Maggiore Imperiale tedesco nel periodo 1891-1906 e come tale l'ideatore di un ardito piano di guerra su due fronti, che si basava sull'annientamento dell'esercito francese prima che la Russia potesse completare la mobilitazione.

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