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| Per saperne di più: | Il museo storico in Trento |
| Altri percorsi didattici |
I ragazzi di solito studiano la prima guerra mondiale, così come la seconda e le altre guerre del Novecento, sul manuale di storia. Scoprono in tal modo le molteplici cause del conflitto, i meccanismi delle alleanze, le date più importanti, il numero dei morti, i cambiamenti, le distruzioni. Molto più difficile per loro trovare i sentimenti, le fatiche, le diverse storie di uomini, donne, ragazzi che vissero il tempo della guerra. Queste storie non si trovano sulle pagine del libro di storia, perché sono racchiuse in documenti non ufficiali, apparentemente poveri, quali diari, memorie autobiografiche, disegni, testimonianze, che bisogna snidare dagli archivi privati familiari e dagli archivi pubblici locali. Eppure sono queste le fonti che ci restituiscono non solo le diverse storie dei soggetti, ma anche la dimensione locale dell'evento (in questo caso la Grande Guerra nel Trentino). Tuttavia, per un insegnante che voglia inserire nella sua programmazione alcuni percorsi di storia locale, non è sempre facile accedere alle fonti dirette e soprattutto usarle in classe in modo didatticamente efficace e metodologicamente corretto. Far lavorare gli studenti sui documenti è un momento irrinunciabile dell'apprendimento, ma le operazioni da compiere devono rispettare alcune procedure proprie del lavoro dello storico. E' comunque un'esperienza conoscitiva affascinante per gli studenti che così riscoprono il gusto della storia costruita in laboratorio.
Per facilitare il lavoro di insegnanti e studenti interessati a conoscere alcuni eventi particolarmente rilevanti della storia del Trentino attraverso le fonti archivistiche e museali, il Museo storico in Trento ha istituito dieci anni fa un laboratorio didattico. Tra le varie iniziative rivolte alla scuola ci sono l'organizzazione di visite guidate al settore espositivo e agli archivi del Museo e la pubblicazione di unità didattiche documentarie di storia locale. In particolare sono disponibili, per la scuola dell'obbligo, due testi didattici sulla prima guerra mondiale: il primo (Il Trentino nella Grande Guerra. Unità didattica su fonti archivistiche e iconografiche del Museo del Risorgimento e della Lotta per la Libertà, Trento 1988) è ampiamente utilizzato ormai da molti anni nella scuola dell'obbligo, il secondo (Il fucile di latta. Storie di ragazzi sulle guerre di ieri di oggi, Trento 1996) è meno conosciuto perché è stato pubblicato di recente. E' questo un libro molto particolare che, per un insegnante di scuola media, ma soprattutto elementare, può rivelarsi uno strumento particolarmente prezioso per una didattica della prima guerra mondiale e della guerre del Novecento in generale.
Il percorso didattico è costruito attorno ad un diario- memoria scritto da un ragazzo trentino di quindici anni durante la prima guerra mondiale ed è intrecciato con altri documenti sulla prima guerra mondiale, sulla seconda e sulle guerre del presente. I documenti presentati sono quasi tutti scritti da ragazzi che ieri e oggi hanno vissuto il tempo della guerra. E' questo un punto di vista particolare (la guerra raccontata dai ragazzi), che sposta l'attenzione dagli obiettivi solo di conoscenza a quelli anche formativi: conoscere le guerre per volere la pace.
Il libro è strutturato in maniera originale: una teca con due tasche. In una è contenuto-riprodotto fedelmente- il quadernetto scritto da Antonio Leoni (questo il nome del ragazzo), che in modo chiaro e con puntigliosa precisione ci racconta la sua guerra. Sono resoconti di battaglie sul fronte trentino, notizie sulla quotidianità sconvolta, echi della guerra lontana sul fronte russo, accenni alla partenza dei profughi. Per favorire da parte degli studenti la comprensione del testo, ci sono alcune pagine introduttive, scritte con linguaggio quasi affabulatorio, che ricostruiscono il quadro storico (la prima guerra mondiale nel Trentino) e una breve biografia di Antonio Leoni.
Nell'altra tasca ci sono sei fascicoletti a fisarmonica, nei quali immagini colorate e documenti si intrecciano in modo avvincente. Ciascun fascicolo ruota attorno ad un tema particolare, che si lega a quanto c'è scritto nel diario e che si apre, attraverso altra documentazione, a problematiche rappresentative di tutte le guerre del Novecento. Per individuarle in modo più immediato, a ciascun fascicolo è stato dato un titolo che è anche la chiave di lettura del percorso: così Patrie diverse, attraverso la conflittualità tra austriacanti e filo-italiani, introduce il concetto di patria tra etnie diverse; Vite sconvolte si occupa dei cambiamenti della vita quotidiana durante la guerra; Profughi racconta il dramma dell'esodo della popolazione civile dai paesi in guerra; Confini lontani documenta lo spaesamento dei soldati sui fronti di guerra; La guerra negata parla di coloro che rifiutano la guerra; Bombe di sabbia fa capire che la guerra può essere vissuta dai bambini come un gioco e un'avventura.
I documenti raccolti nei fascicoli sono pagine di diario, fotografie, racconti autobiografici, testimonianze orali di soldati, di donne e soprattutto di ragazzi o di coloro che ricordano come hanno vissuto la loro infanzia durante la prima o la seconda guerra mondiale. I documenti sono montati e messi in relazione tra loro e il diario di partenza attraverso un filo narrativo in modo da costruire un racconto il più avvincente possibile.
Alla fine di ogni fascicoletto ci sono delle proposte di attività didattiche finalizzate a far acquisire sia competenze storiche, quali la lettura, l'interrogazione e l'interpretazione dei documenti, sia alcune conoscenze sulla prima guerra mondiale nel Trentino e sulle guerre in generale, e promuovere la speranza per una storia disarmata.
L'idea che sta alla base di questo libro, che in realtà assomiglia più ad un cofanetto, da aprire con curiosità, con la voglia di scoprire tante piccole storie dentro la grande storia, è quella che si possono presentare concetti complessi e cercare di raggiungere mete formative e cognitive anche alte, utilizzando strategie didattiche accattivanti e non scontate.
Nicoletta Pontalti, Museo storico in Trento