Intervento introduttivo e di saluto alla tavola rotonda ”SIUSA, IL SISTEMA DEI SISTEMI”, Trento 10 maggio 2002, Biblioteca Comunale.
Giovanni Marcadella, Soprintendente archivistico per il Trentino – Alto Adige.
Un etere affollato da archivisti: un’idea, questa, che mi fa sorridere per la sua particolarità, che la rende perfino buffa; un’idea che pure m’angoscia. Per uno che trova armonia
e concentrazione nell’uso della penna e che non riesce ancora, o non ci ha mai provato e vischiosamente resiste nel farlo, a trasferire queste condizioni dell’essere su una tastiera,
l’idea è effettivamente angosciante, ma non per questo poco incisiva e desiderabile. Anzi, è proprio delle cose che più ti stimolano nell’intimo del cuore e nella profondità della mente
suscitare le maggiori angosce.
Un etere affollato da archivisti. Mi è ben nota la difficoltà di disporre di validi ed efficaci strumenti d’informazione automatica negli istituti archivistici, settore nel quale mi trovo
a svolgere l’attività da molti anni ormai. Ne ho avvertito l’esigenza, in qualche circostanza anche fortemente, per ampliare e qualificare l’informazione riguardo alle fonti archivistiche,
per pianificarne l’accesso attraverso l’organizzazione sistematica degli strumenti della ricerca, ed ho conosciuto tutti gli impedimenti del sistema, vere catene che possono fiaccare
ogni più bella disponibilità. E non sono soltanto impedimenti finanziari e limitazioni strutturali; ci sono anche altri impedimenti, come quello formativo del personale, che appare addirittura
un percorso impraticabile, una difficoltà che non si può comprendere, nè giustificare nel contesto dell’immane sforzo di automazione che l’Amministrazione Pubblica va compiendo.
Si conoscono enti che han fatto conseguire il patentino europeo dell’informatica ad oltre il 70% dei propri impiegati e l’Amministrazione Archivistica non riesce ad uscire da un
approssimativo “bricolage”, ove ogni impiegato si costruisce da sè e gli istituti non trovano il passo per entrare in sistema.
E poi c’è la difficoltà scientifica, quella che viene dalla complessità del lavoro archivistico, dall’unicità del documento e che non trova e non può trovare, per questo, termini di
confronto, basi strutturali d’appoggio, se non nell’approfondito, problematico dialogo tra le parti.
Ho conosciuto da circa un anno, da quando cioè ho assunto il complesso incarico della Soprintendenza Archivistica per il Trentino – Alto Adige, anche l’esigenza di entrare in
una rete di informazioni, che facilitasse, con la celerità e l’ampiezza della comunicazione, le procedure amministrative e ne consentisse l’approfondimento tanto da rendere proficua e
immediata, cosciente e propositiva l’azione di tutela.
Un etere popolato da archivisti in connessione tra di loro, entro un sistema organizzato di informazioni qualificate e, con loro, anche i ricercatori, gli studiosi od anche cittadini animati
soltanto dal fascino della curiosità che istiga la conoscenza storica: questo è più che un desiderio, è un’angoscia che commuove da tempo le più autentiche anime degli Archivi, in verità
in un coacervo di tentativi ed imprese, più spesso piccole, limitate sotto ogni profilo, talora perfino grandi imprese, come quella di “Anagrafe”, ma pur sempre coacervo, ove un’iniziativa
non conosce l’altra, ove un esperimento non trova la forza ed il modo di coniugarsi con gli altri, ove i limiti di un perenne scoordinamento e di una diffusa imperizia sono molto più forti,
evidenti, determinanti che le pur generose, rare proposte di sistema. E così anche l’esperienza di “Anagrafe”, vasto campo sperimentale, leva per una professionalità archivistica se non
nuova, indubbiamente diversa, perchè aperta ad ampi orizzonti comunicativi, s’è infranta più sullo scoglio dell’incapacità di comprendere, che su quello dei contrasti propositivi, insomma
più sul “cuore” che sulla “mente”.
Ora compare SIUSA, un frutto del cuore, un grido del cuore, cioè di quella passione che attanaglia i veri archivisti, che non vuole nè svilire, nè dimenticare tutta la generosità profusa,
anche se nell’imperizia e nello scoordinamento, in anni di sperimentazione; non lo vuole e sente che non può farlo perchè in essa, in ogni caso, s’è riversata una capacità piena di esprimersi
su un piano superiore, quello scientifico.
Ritardi, difficoltà, scogli, ma accanto ad essi anche un cuore che riqualifica il passato. Trento, Bolzano non sono diverse dalle altre città. Qui come altrove si son compiute esperienze,
frutto d’impegno statale, frutto d’impegno provinciale, in campi diversi, con metodi diversi ed obiettivi generalizzati. Oggi s’intravede una possibilità nuova, vi è un progetto importante,
un grido del cuore archivistico, che può dare un senso pieno al generoso operare ed una risposta in linea con la moderna rivoluzione informatica. Da parte mia, insieme al saluto della
Soprintendenza Archivistica per il Trentino Alto Adige a tutti gli intervenuti, ai presenti, a coloro che seguono il convegno in video-conferenza, alla stampa, alle autorità, esprimo un grazie
sentito a chi, con la proposta di SIUSA, ha colto il segno del tempo, di quello degli Archivi, a chi ha voluto recuperare il passato, a chi ne permette la riflessione critica, a chi, infine, si è
fatto “partner” con la Soprintendenza Archivistica nel proporre questo convegno, il Servizio Beni Librari e Archivistici della Provincia Autonoma di Trento.