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Località: Comuni di Trento (Circoscrizioni Argentario e Meano), Civezzano, Albiano, Fornace.
Anno di fondazione: promosso dall'Associazione Ecomuseo dell'Argentario e accolto dalle quattro amministrazioni comunali nel 2001, ha ottenuto ufficiale riconoscimento con delibera della Giunta Provinciale il 26 agosto 2005.
Descrizione dell'Ecomuseo e del Territorio
Si estende a Nord Est della città di Trento, compreso tra il corso del Fiume Adige ad Ovest, del Fiume Avisio a Nord, del Torrente Fersina a Sud. La valle percorsa dal Rio Silla con i laghi di Lases e Valle separa ad Est l'altipiano dell'Argentario dal Gruppo del Lagorai.
L'Ecomuseo Argentario nasce a tutela e valorizzazione di un'area, quella dell'altipiano chiamato Argentario, di grande valore storico e antropico, oltre che naturalistico.
Già il nome, "Argentario", trova la sua origine nell'epopea mineraria che coinvolse il Calisio attorno al 1200 d.C. La ricerca esasperata del prezioso minerale, l'argento, sconvolse del tutto il territorio sia a livello morfologico, che economico e sociale. La coltivazione in miniera della galena argentifera, infatti, produsse una tale quantità di scavi ad imbocco sia verticale (Càdini) che orizzontale (Cànope), da trasformare la superficie dell'altipiano in un vero e proprio colabrodo. L'espressione è forse un po' forte, ma siamo in presenza di un territorio, sfruttato, dal punto vista estrattivo, in modo intensivo e continuativo per un periodo di circa trecento anni. L'aspetto del Calisio in quell'epoca era paragonabile a quello lunare: migliaia e migliaia di avvallamenti, pozzi, caverne, l'assenza totale o quasi di vegetazione arbustiva.
La natura geologica dell'argentario, garantiva in ogni caso altre vie di sfruttamento del sottosuolo.
Il versante a sud dell'altipiano, direttamente a monte della città di Trento, era infatti, ricco di pietra calcarea di un certo pregio per l'utilizzo in campo edile. I calcari rossi, grigi e bianchi della collina di Trento, divennero attorno al 1500 d. C., grazie all'opera di ammodernamento e abbellimento dell'arredo urbano promossa dal principe vescovo Bernardo Clesio, molto ricercati. La produzione presso le cave di S. Martino, Coste, Pila e Cantanghel aumentò molto, divenendo attività principale per molti sobborghi della montagna. Nacquero figure professionali nuove, come gli scalpellini, che contribuirono alla conversione economica di questi piccoli centri. Alla fine del periodo bellico, la comparsa sul mercato di materiali nuovi, con costi di produzione meno elevati e in grado di offrire maggiori garanzie, frenarono bruscamente la lavorazione e l'estrazione della pietra calcarea, relegandola ad un uso prettamente artigianale. Le cave abbandonate (attualmente rimane in attività, la cava in località Pila presso l'abitato di Villamontagna sopra Cognola, solo per l'estrazione di materiale da destinare alle opere di ristrutturazione), sono splendidi esempi di archeologia industriale, testimoni di ormai perdute tecniche estrattive e di lavorazione della pietra.
Nel contempo, sul versante posto a nord dell'altipiano, si intraprendeva, con l'ausilio di tecniche più moderne e sicuramente più invasive a livello ambientale, l'estrazione del porfido. La scoperta di ingenti giacimenti della pietra lavica, avvenuta già attorno al 1500, diveniva ora di carattere intensivo, vista la crescente richiesta del materiale per uso edilizio. In pochi anni anche le località di questo versante subirono una conversione economica improvvisa e radicale. Piccole comunità agricole si trovarono a gestire traffici del prezioso materiale su scala mondiale. I vantaggi per la popolazione furono indubbi, sia dal punto di vista occupazionale che finanziario.
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Servizi didattici
Visite e programmazioni didattiche presso: Sentiero delle Canope, Cava di Pila,
Cave di Porfido
Altri servizi
Visite di tipo speleologico presso le antiche miniere di argento, su
prenotazione
Informazioni:
Ecomuseo dell'Argentario
c/o Biblioteca Comunale di Civezzano
Via C. Battisti
38045 - Civezzano (TN)
Telefono e fax 0461/858400
E-mail: info@ecoarge.net
www.ecoarge.net
Apt di Pinè e Cembra
Via C. Battisti, 106
38042 - Baselga di Piné (TN)
Tel. 0461/557028
Fax. 0461/557577
E-mail: info@aptpinecembra.it
www.aptpinecembra.it
Il Calisio e la Grande Guerra
Il Calisio, vista la favorevole collocazione geografica, fu trasformato da parte
dell'esercito austroungarico alla fine dell'ottocento, in fortezza a difesa
dell'importante confluenza tra Valsugana e Valle dell'Adige, contro gli attacchi
dell'esercito italiano. I resti delle fortificazioni austriache, pregevoli
esempi di architettura militare, permettono di seguire un interessantissimo
percorso, lungo la linea difensiva che dalla stretta di Cantanghel, in
corrispondenza del restringimento in gola del Torrente Fersina passaggio
obbligato della ferrovia della Valsugana, prosegue attraverso il forte di
Civezzano, il forte Casara sulla sommità dell'omonimo rilievo, fino a giungere
alla Batteria Cima Calisio. La linea difensiva prosegue poi sul versante ovest
che si affaccia sulla Valle dell'Adige, discendendo per la strada della Flora
sulla quale sono presenti varie postazioni con alloggiamenti in caverna, fino a
giungere in località Melta. Tutte queste testimonianze stanno a documentarci
quante energie sprechino gli uomini in tempo di guerra
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| Forte di civezzano |
Le Canope
Le ricchezze del sottosuolo, attirarono sull'altipiano attorno al 1200 d.C.
anche sotto l'impulso del Principe Vescovo Wanga, un gran numero di minatori
tedeschi per l'estrazione dell'argento. I canopi, dal toponimo Knappen - Canopa
(termine con il quale si indicava una miniera in genere ad imbocco orizzontale)
erano i soli ad avere conservato memoria delle importantissime ed evolute
tecniche estrattive dei romani. La zona fu sfruttata in modo continuativo per
circa trecento anni, in ragione della grande estensione e ricchezza del
giacimento, divenendo uno dei distretti minerari più importanti d'Europa. Il
“Sentiero delle Canope” realizzato dal Comune di Civezzano, presso il lago di S.
Colomba, consente di percorrere uno, delle migliaia di sentieri realizzati per
raggiungere le Canope, con la possibilità di vedere diversi imbocchi e gallerie.
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I Biotopi
La presenza di aree naturalistiche di rilievo, ha portato alla creazione di
riserve integrali di protezione. In Particolare, i Biotopi Monte Barco e Le
Grave, nascono a tutela di zone umide formatesi per prosciugamento di antichi
specchi d'acqua. La presenza di torbiere si affianca nel caso del Biotopo Le
Grave ad una zona arida molto particolare. La gran produzione di detriti
proveniente dalle miniere circostanti e ammassati nel corso dei secoli in questo
punto ha prodotto un ambiente arido con flora e fauna tipici di questi luoghi.
In particolare si rileva la presenza, a causa del terreno ghiaioso e privo di
fonti d'acqua, di formazioni floreali a Bonsai, che conferiscono al posto un
fascino vagamente orientale.
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| Biotopo Le Grave, vegetazione a Bonsai |
Biotopo Le Grave, particolare del terreno |
Siti Archelogici
L'area del Calisio rileva diverse evidenze di tipo archeologico. Il sito più
importante compreso nel territorio del Calisio è attualmente il Riparo Gaban,
situato il località Piazzina di Martignano. La serie di scavi condotti ha messo
in luce una delle più importanti serie stratigrafiche dell'area alpina. La
successione di livelli di occupazione rappresenta buona parte della sequenza
culturale locale, un excursus cronologico di circa 5500 anni, da Mesolitico
antico, caratterizzato da un'economia di caccia e raccolta ad opera di piccoli
gruppi di cacciatori semisedentari, al Neolitico, con l'introduzione delle
tecniche dell'agricoltura e dell'allevamento fino all'insorgere dell'uso dei
metalli con l'età del rame, del Bronzo Antico e Medio.
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| Resti della chiesa paleocristiana presso S. Maria Assunta di Civezzano |
Il Porfido
Già attive in minima parte nel 1500, ma divenute vera e propria attività
industriale attorno agli anni '30 del novecento, le cave di Porfido divennero in
breve la principale fonte di guadagno per le comunità a nord dell'altipiano. La
pietra lavica d'origine vulcanica, sempre più utilizzata e richiesta a livello
edilizio, trasforma le località di Albiano, Lases, Fornace e S. Mauro, situate
alle pendici del Monte Barco e Monte Gorsa, in quella che oggi è chiamata "Zona
del Porfido"
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| Cave di Porfido presso Albiano |
I Monumenti
Sul territorio dell'Argentario, oltre alla fitta rete di Canope e Cadini, non
sono rimaste molte testimonianze relative al periodo estrattivo medievale e alla
complessa fase di frantumazione e fusione del metallo. Seppur manomessi in
epoche successive, sono invece rimaste le testimonianze di immobili la cui
storia è legata a fatti, tradizioni o leggende di nuclei familiari coinvolti con
l'attività mineraria; strutture erette a controllo o a servizio dei minatori
lungo i tragitti che conducevano ai grandi centri fusori di Civezzano e Lavis.
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| Casa del Dazio - Montevaccino |
Torre dei Canopi - Civezzano |
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