Attività 2002

Ufficio Beni Monumentali

Tutela e salvaguardia dei monumenti

L’attività di tutela e salvaguardia del patrimonio architettonico è attuata sostanzialmente tramite interventi diretti di restauro, manutenzione e recupero interessanti beni demaniali e di terzi, mediante l’imposizione del vincolo di tutela storico - artistica ai sensi del D. Lgs. 29 ottobre 1999 n. 490, attraverso il controllo dello stato conservativo dei beni di competenza ed infine tramite il rilascio delle autorizzazioni all’esecuzione di lavori da parte di terzi. Fondamentale è pertanto la conoscenza del patrimonio monumentale, che si attua anche per mezzo della catalogazione dei beni, e la conoscenza specialistica delle tipologie edilizie e costruttive storiche, dei materiali e delle metodologie di intervento, ai fini della trasmissione delle istruzioni per una corretta imposta-zione dei progetti e per la successiva conduzione dei cantieri di restauro architettonico.

Per quanto riguarda le attività di cui all’art. 23 del D.Lgs. n. 490/99, i funzionari responsabili di zona per la tutela monumentale hanno predisposto per la Commissione Beni Culturali oltre 850 istanze di autorizzazione ed inoltre l’Ufficio ha licenziato circa 200 istanze in "via breve". Alcuni interventi di restauro intrapresi da terzi sono stati seguiti dal funzionario di zona con particolare attenzione e impegno nell’ambito dell’attività di sorveglianza di cui all’art. 29 e 32 del D.Lgs. n. 490/99; in particolare si ricordano gli interventi relativi al restauro degli apparati lapidei della Cattedrale di S. Vigilio di Trento, seguiti dall’arch. Antonello Adamoli e il progetto di restauro del Palazzo vescovile ora sede della Magnifica Comunità di Fiemme a Cavalese, con l’attività di supporto dell’arch. Daniela Lattanzi, dell’arch. Prisca Giovannini del Servizio Beni Culturali, della dott.ssa Laura dal Prà e del dott. Alessandro Pasetti Medin e del restauratore Roberto Perini dell’Ufficio Beni Storico - Artistici e con la consulenza, attivata dall’Ufficio, del prof. Lorenzo Jurina della Scuola di Specializzazione in Restauro Architettonico del Politecnico di Milano. Infine, nell’ambito del progetto di restauro del Castello di Pergine, si è svolta una campagna di rilievo ed analisi conoscitiva sul Palazzo Baronale del Castello di Pergine, mediante termografie, endoscopie, prove soniche e prove di carico su solai, indagini tutte programmate ed eseguite a stretto contatto con l’arch. Fabio Campolongo dell’Ufficio Beni Monumentali e Architettonici. Il lavoro seminariale, conclusosi con il convegno Strumenti, tecniche, finalità della conoscenza per la conservazione di un monumento, Pergine 21-25 ottobre 2002, è stato coordinato dal sopra citato prof. Lorenzo Jurina, in collaborazione con la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Trento che ha eseguito le prove sugli elementi lignei.

Nell’ambito della divulgazione e valorizzazione delle attività condotte all’interno dell’Ufficio, si ricordano tra gli altri il coordinamento, da parte della geom. Flavia Merz, dell’organizzazione della IV Settimana per la Cultura in Trentino dal 15 al 21 aprile 2002, alla quale ha partecipato l’arch. Cinzia D’Agostino con propria relazione relativa e agli interventi di restauro del Castello di Ossana, in una serata di divulgazione alla comunità locale e con i contributi del coprogettista prof. Francesco Doglioni dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia, dell’arch. Giorgia Gentilini, per la lettura stratigrafica degli alzati, e del dott. Enrico Cavada, per le ricerche archeologiche. Sempre l’arch. D’Agostino, con una relazione sui restauri del Bastione di Riva, e l’arch. Michela Cunaccia, con un’introduzione storica ai lavori di restauro del Castello di Ossana illustrati dal prof. Doglioni, hanno partecipato al Seminario organizzato dall’Associazione culturale Ricerche e fortificazioni Altomedievali, dal titolo Il restauro dei castelli. Analisi e interventi sulle architetture fortificate, Trento - Palazzo Geremia, 8 novembre 2002 con il patrocinio del Servizio Beni Culturali.
A fine anno, è stato completato il CD Rom relativo agli interventi di restauro eseguiti dall’Ufficio su parte del Lapidario del Castello del Buonconsiglio. Il lavoro consiste nella schedatura dei manufatti lapidei contenente dati storici e araldici, trattandosi per la maggior parte di manufatti riportanti stemmi, curati dal barone Giovanni Battista a Prato (si coglie l’occasione per ricordare l’insigne studioso), il rilievo dei suddetti manufatti, dati tecnico - scientifici relativi alla consistenza materiale con individuazione dei litotipi e delle lavorazioni ed infine dati afferenti le operazioni di restauro occorse ai beni. L’opera è stata coordinata dall’allora Direttore dell’Ufficio, arch. Flavio Pontalti, con l’assistenza del geom. Elena Zambotti e del m.a. Marino Degasperi, con la consulenza dell’ing. Romano Cavalletti.

La concessione di contributi per l’anno 2002 è riferita a 53 immobili, mentre l’istruttoria dei contributi che verranno elargiti entro l’anno entrante, sotto il controllo tecnico - contabile del geom. Franco Galvagni e per quanto riguarda gli aspetti amministrativi del sig. Mario Bortolotti, è relativa a circa una trentina di immobili; l’istruttoria a riguardato inoltre 6 istanze di contribuzione relative al restauro e valorizzazione di manufatti inseriti in programmi di scala per lo sviluppo socio – economico di cui ai Patti Territoriali, afferenti comunque ai capitoli di settore; infine ulteriori contribuzioni sono riferite ai fondi strutturali europei.

Dichiarazione dell’interesse storico - artistico di beni monumentali

Per quanto riguarda l’imposizione il riconoscimento di interesse di cui all’art. 2 del D.Lgs. n. 490/99, l’Ufficio, ha predisposto le relazioni di vincolo relativamente a 13 immobili, oltre ai quali devono essere computato anche il riconoscimento di interesse storico artistico degli immobili ricadenti sotto le previsioni dell’art. 5 del D.Lgs. n. 490/99, di proprietà pubblica aventi oltre 50 anni. Gli aspetti amministrativi collegati alla dichiarazione di vincolo sono stati curati dalla sig. Erminia Bridi del Servizio Beni Culturali. Tra gli immobili sottoposti a vincolo di tutela, si riconoscono diverse tipologie e a titolo di esempio si citano i seguenti casi.

Palazzo Moll - Guerrieri Gonzaga a Villa Lagarina è un monumentale organismo di grande valenza architettonico-paesistica, in cui i caratteri di una residenza gentilizia settecentesca si fondono emblematicamente con le suggestioni naturalistiche di un vasto giardino romantico, significativo quanto raro esempio nel suo genere per la realtà del territorio trentino. Di impianto seicentesco, il palazzo, che fu già dei conti Festi di Braunsfeld, fu venduto nel 1793 al conte Massimiliano Lodron, il cui nipote Francesco il 14 luglio 1806 vendette a sua volta il palazzo al barone Sigismondo Moll; infine il complesso pervenne per successione ai marchesi Guerrieri-Gonzaga. Il palazzo si articola in più corpi di fabbrica, di cui permane leggibile l’originaria organizzazione: il nucleo centrale, che prospetta sulla piazza Cavolavilla con un pregevole portale barocco, presenta a piano terra un importante scalone ed ampie sale voltate, nonché al primo piano una cappella e vari locali caratterizzati da alcuni pregevoli pavimenti lignei, stipiti lapidei e decorazioni a stucco.
L’ampio giardino, progettato attorno al 1820 da architetti austriaci (rif. AA.VV., Estratto dalla pubblicazione Giornata Europea del Patrimonio 1998: giardini storici del Trentino), conserva piante rare, alcune ultracentenarie, di particolare bellezza, un laghetto con cascatelle, collinette ed una grotta artificiali, un tempietto funebre ed un belvedere con dipinti di ispirazione neoclassica, significative connotazioni dell’originario disegno romantico, nonché alcuni inserimenti architettonici successivi, quali un chiosco, uno chalet, una voliera per uccelli rari. Ampie quanto profonde cantine voltate si sviluppano nei due piani interrati dell’edificio rustico, sul retro delle caratteristiche limonaie, che delimitano il parco verso settentrione. Al fine di evitare che sia messa in pericolo l’integrità del sopra citato complesso monumentale, ne sia danneggiata la prospettiva o ne siano alterate le condizioni di ambiente e decoro, l’arch. Giorgio Michelotti ha proposto inoltre alla Commissione Beni Culturali di imporre un vincolo di tutela indiretta ai sensi dell’art. 49 del D.Lgs. n. 490/99 su alcune pertinenze.

Il vincolo proposto dall’arch. Fabio Campolongo, relativo alla Casa già di Francesco Biatello dello "Cucho" a Transacqua, ha inteso tutelare un immobile che presenta tipicamente caratteri misti di architettura locale con apparati e reminiscenze auliche e che riveste inoltre interesse dal punto di vista storico. Si tratta infatti con ogni probabilità del palazzo presso il quale aveva sede la scuola condotta da Giuseppe Benedetto Piazza, dottore e sacerdote (1700-1771) ed in seguito da Giorgio Martino Gaetano Piazza (1738-1817). L’edificio, isolato, di pianta pressoché quadrata e compatto volume, ha una copertura a tre falde completamente aperta sul retro con la tradizionale listellatura del timpano che differenzia il prospetto verso valle dal sobrio ed elegante affaccio sulla via. La sala al piano superiore ha una decorazione a soffitto raffigurante la "Carità" che, illuminata dallo Spirito Santo e guidata dall’aquila, nutre al seno i pargoli. Al piano seminterrato è affrescato Apollo con capo cinto d’alloro che allontana le nubi.

Nel corso del 2002, l’arch. Daniela Lattanzi ha proposto alla Commissione Beni Culturali la dichiarazione di interesse storico, artistico e architettonico-monumentale della cappella di San Gregorio Taumaturgo a Lamar di Gardolo, di proprietà privata. Eretta nel 1719 in posizione riparata dalle inondazioni dell’Avisio, che scorreva ai piedi della collina, confluendo nel fiume Adige, viene dedicata a San Gregorio, Vescovo di Cesarea in Asia Minore, morto il 17 novembre dell’anno 270, denominato Taumaturgo per i miracoli da lui compiuti. Si narra che piantò il suo bastone vicino alla riva di un fiume che danneggiava la campagna con i suoi frequenti straripamenti e che il fiume da allora cambiò corso; il bastone di San Gregorio germogliò e divenne un grande albero a perenne ricordo; infatti dinanzi alla cappella si ergono simbolicamente due ippocastani secolari. Citata negli atti visitali del 1749, è descritta come cappella pubblica con pertinenze, situata presso le proprietà di Antonio Monte in località alla Mar. A quel tempo l’altare dedicato a San Gregorio Taumaturgo conteneva la reliquia del santo con documento autentico e approvazione ordinaria e la cappella era dotata di due ulteriori reliquiari sigillati in legno dorato e cristallo contenti parti di ossa dei Santi Martiri Eustachio e Crispino e della testa di San Vittore. La comunità poteva accedere due volte all’anno alla cappella, il giorno di San Gregorio Taumaturgo e il giorno della processione delle Rogazioni.

È proseguita infine la campagna di imposizione del vincolo di tutela sui manufatti riferiti alla fortificazione del territorio promossa dal Genio militare austriaco. In particolare, con relazione a cura dell’arch. Fabio Campolongo è stato riconosciuto l’interesse storico artistico sul Forte di Tenna - Werk Tenna., che costituiva con il forte di San Biagio lo sbarramento del Lago di Levico. Progettista e direttore dei lavori è il capitano ungherese Carl Lorenz. Il manufatto ed i disegni del progetto sono caratterizzati dalla singolare cura costruttiva che caratterizza le fortificazioni austriache ideate a fine ottocento. L’impianto compositivo coniuga la funzionale "razionalità" della macchina bellica al necessario senso insediativo paesaggistico e territoriale. Insieme al forte San Rocco costituisce lo sbarramento di Tenna, ben rappresentando la breve fase di transizione tra i forti leggeri e quelli della fase matura del Gebirgsfort (Mattarello, Dossaccio, etc.). La corte aperta, il fossato, la linea spezzata dei blocchi, l’uso di masse di terra in copertura, il magazzino in legno nella corte, che ricordano i primi esempi di tagliate (Nago e Bus de Vela), sono elementi che testimoniano la permanenza di temi compositivi derivanti dalla trattatistica militare del passato. Il disegno della pianta, la ricerca compositiva del fronte verso la corte interna con l’ordine gigante delle semicolonne, la particolare cura nella costruzione e nella lavorazione dei paramenti lapidei, rivelano la sensibilità e le capacità compositive del progettista.

Interventi di restauro in diretta amministrazione e progettazione

La programmazione e la successiva di attuazione degli interventi di restauro in diretta amministrazione, nonché la promozione di incarichi di progettazione e consulenza esterni, coinvolge l’Ufficio in concerto con la neo-formata Struttura di supporto giuridico-amministrativo del Servizio Beni Culturali. Si premette che, nell’anno in argomento, sono continuati i restauri relativi ai castelli appartenenti al circuito museale del Castello Buonconsiglio. Tra questi si ricordano l’intervento di recupero e restauro della zona centrale del Bastione di mezzo e della Filandela del Castello di Beseno a Besenello, diretto dall’arch. Martino Franceschini, con l’assistenza del geom. Elena Zambotti. Le opere che hanno interessato il complesso castellano nel corso di quest’anno, sono consistite nel completamento delle coperture del Palazzo baronale e nell’installazione di un idoneo impianto di illuminazione di parte dei percorsi esterni ed interni al castello. Il recupero delle Antiche cucine è stato ultimato con la fornitura degli arredi ed è stata inoltre portata a termine la messa in opera dei parapetti metallici per l’intero camminamento perimetrale di ronda, che interessa il comparto nord. Stanno inoltre a tutt’oggi proseguendo i lavori interni delle sale al primo piano del Palazzo baronale da adibirsi a uso museale e di illuminazione dei percorsi relativi al Bastione di mezzo. L’arch. Antonello Adamoli e la geom. Michela Pintarelli hanno curato la predisposizione del progetto di restauro e recupero delle sale a piano secondo e terzo di Castel Thun a Vigo di Ton e diretto i lavori di restauro della cinta muraria esterna e delle porte di accesso al Campo dei Tornei, la cui sistemazione del sedime è avvenuta in collaborazione con il Servizio Ripristino.

Al Castello del Buonconsiglio a Trento l’arch. Luca de Bonetti, con il tecnico geom. Lorenza Arlango, ha diretto e seguito puntualmente le opere di assistenza all’adeguamento, ristrutturazione ed ampliamento degli impianti tecnologici. Le parti del castello interessate sono relative, tra le altre sale, al Magno Palazzo, alla Giunta Albertiana, al Refettorio Clesiano, a Torre dell’Aquila ed al relativo percorso di collegamento, nonché i giardini e gli spazi antistanti a Castelvecchio ed alla Fossa dei Martiri, dove è stata installata l’illuminazione esterna. I lavori si sono svolti in sinergia con l’impresa che ha avuto l’incarico per l’installazione degli impianti tecnologici ed hanno riguardato l’apertura e la chiusura dei passaggi strategici, per la maggior parte eseguiti a pavimento e dimensionati per ricoverare i cavi di collegamento degli impianti, previa l’esecuzione di sondaggi stratigrafici, qualora i passaggi venivano ad interessare le strutture verticali, per valutare la fattibilità e la corretta realizzazione dei transiti. Quando l’intervento ha riguardato le superfici del pavimento in graniglia (databile ai primi del ‘900), si è conseguentemente proceduto ad una ricomposizione delle parti asportate ed al loro successivo rifacimento del tutto simile all’esistente, compresi i trattamenti per la patinatura superficiale delle integrazioni. In corso d’opera si è ritenuto opportuno talvolta variare parte dei tracciati dei passaggi, se ritenuti eccessivamente intrusivi. Per l’installazione di sensori delle presenze, rilevatori di fumo, sistemi di diffusione sonora e di video controllo con telecamera si è preferito progettato un intervento omogeneo in grado di adoperare delle soluzioni esteticamente e funzionalmente vantaggiose, come le colonne attrezzate denominate "totem" (sistema di supporto metallico in grado di fornire un appoggio lontano dalle murature e relative superfici decorate fino ad una altezza di cm. 240 per la posa dei sopradetti apparecchi). Sono anche stati installati dei rivelatori lineari di fumo su diversi controssoffitti in legno decorato presenti in alcune stanze del Magno Palazzo e della Giunta Albertiana. Sono stati contestaulmente realizzati anche dei completi interventi di tinteggiatura e sistemazione di intere sale, tra cui la Sala Grande e le sale barocche della Giunta Albertiana. Durante l’esecuzione dei lavori la direzione del Castello ha inoltre richiesto l’integrazione dell’intervento specifico con l’installazione delle nuove tecnologie per la trasmissione dati. Il progetto prevedeva anche alcune parti inerenti a scavi esterni di modeste dimensioni necessari per l’illuminazione esterna e per arrivare a fornire energia ai collegamenti in successione al castello; l’attuale illuminazione esterna, da poco ultimata, si avvale di proiettori agli ioduri metallici per le lampade di illuminazione dei giardini mentre per le facciate esterne del complesso monumentale con tecnologia al sodio ad alta pressione. Il risultato che si è cercato di raggiungere è stato quello di non incidere eccessivamente con un livello di illuminazione esterna che non rispettasse la specificità della tessitura delle superfici esterne e dei decori, e che fosse in grado di controllare con un corretto tono la particolare delicatezza delle superfici affrescate, come è stato fatto in particolare nella Loggia del Romanino. Tutte le opere in esecuzione dei lavori si sono svolte coordinate e nel rispetto degli eventi culturali previsti nell’ambito dell’attività museale del Castello.

Durante l’anno, l’arch. Luca de Bonetti con l’assistenza del geom. Marco Franzoi, ha diretto i lavori di restauro della parte architettonica del Portale di S. Vigilio, presso il Castello del Buonconsiglio. Per specifiche caratteristiche di estrazione, e quindi di lavorabilità, l’opera fu eseguita con calcari decisamente teneri, il cui impiego ha evidentemente influenzato negativamente la conservazione delle superfici e purtroppo anche dei relativi decori. Ne hanno sofferto tutte le modanature, maggiormente esposte a dilavamento; ma anche le volute dei capitelli ed il raffinato sistema delle lesene. La superficie presentava vasti fenomeni di dilavatura. L’intervento eseguito nel corso dell’anno ed in particolare tra i mesi di giugno e novembre, è stato preceduto da una campagna di analisi per l’individuazione esatta dello stato di degrado e della caratterizzazione e grado di efficienza, dei materiali usati per un primo consolidamento avvenuto nel 1985. Le analisi hanno permesso di giungere alla progettazione dell’intervento esecutivo, e nello specifico della pulitura e del trattamento finale, con consolidante a base di silicato. A causa del distacco che ha interessato la parte statuaria del portale, si è quindi proceduto a considerare con urgenza i possibili interventi di recupero e soprattutto di salvaguardia per il futuro della statua raffigurante S. Vigilio, con probabilità opera di Alessio Longhi, e collocata superiormente alla copertura della Porta Mazora. Lo stato di degrado del manufatto esposto all’attacco degli agenti inquinanti, ne ha consigliato la sostituzione con una copia, proponendo la collocazione dell’originale all’interno del Museo. L’opera scultorea è citata in alcuni documenti del 1535. Il risultato è definibile "di maniera", ma comunque da considerare sempre all’interno di un sistema che tendeva a coniugare una certa ricerca espressiva della figura, per mezzo della classica postura del vescovo, realizzando, per quegli anni, una lieve ma avvertibile torsione del busto; il panneggio appare così inserito quale cornice decorativa tra il mantello (purtroppo si è persa parte della lastra che evidenziava il fermaglio del vestito) e l’incrocio della veste piegata sotto alla mano destra (benedicente) componendo così un’equilibrata e riuscita ricongiunzione asimmetrica tra spalle e braccia, che doveva presentare la figura ben riconoscibile anche da lontano. Certo, mitra e bastone pastorale, quando erano completi (l’unica mano sinistra presente è sicuramente posticcia e fuori proporzione rispetto all’opera ) e presenti dovevano fornire una ben diversa immagine della parte sommitale del portale, aggiungendo un tocco di eleganza effettiva alla completa espressività del complesso monumentale.

Per quanto riguarda il restauro e recupero dell’antico chiostro del monastero fortificato degli Agostiniani a S. Michele all’Adige, nell’anno in argomento è stato predisposto, con il coordinamento dell’arch. Martino Franceschini, con l’assistenza del geom. Elena Zambotti e la collaborazione di professionisti esterni all’amministrazione, il progetto esecutivo del restauro architettonico e pittorico connesso alla sistemazione museale del comparto edificiale che si distribuisce intorno al chiostro. Il progetto è in fase di appalto ed è stata avviata la procedura di affidamento della direzione lavori al professionista esterno all’amministrazione, arch. Andrea Bonazza.

Sempre sul territorio del Comprensorio Valle dell’Adige, all’interno di un progetto complessivo di valorizzazione delle testimonianze della I Guerra Mondiale che il Servizio Beni Culturali ha da tempo avviato, è stato predisposto il progetto preliminare di recupero e restauro della Tagliata del Bus de Vela - Strassensperre Bus de Vela, curato dall’arch. Michela Favero e che ha coinvolto, in un rapporto efficace di collaborazione, il Servizio Geologico (che tra l’altro ha fornito la propria disponibilità in numerose altre occasioni, anche relativamente ad ulteriori immobili citati nel presente articolo), il Servizio Opere Stradali, il Servizio Ripristino e Valorizzazione Ambientale e il Museo Storico della Guerra di Rovereto.

Per quanto riguarda il Castello di San Michele di Ossana, i dati emersi a seguito della programmata campagna di scavi curata dall’Ufficio Beni Archeologici, ed in particolare dal dott. Enrico Cavada, parallelamente a quelli sondati dall’analisi stratigrafica degli alzati di cui è stata incaricata l’arch. Giorgia Gentilini, hanno fornito un contribuito essenziale alla comprensione della formazione e trasformazione del complesso architettonico a cui il progetto di restauro, redatto dal prof. Francesco Doglioni in collaborazione con gli arch. Cinzia D’Agostino e arch. Michela Cunaccia, può ora relazionarsi. I nuovi elementi hanno consentito l’approfondimento dei temi già affrontati con il progetto definitivo, con l’esecuzione della progettazione esecutiva di un primo lotto che riguarderà le cinte esterne che in termini di priorità costituiscono il problema conservativo più urgente. Il completamento degli scavi del corpo sud del Castello e quello della individuata Cappella programmate per la prossima primavera consentiranno la conclusione del progetto che sarà finanziato nel 2003 con i fondi statali per i Beni Culturali provenienti dal Gioco del Lotto.

L’Ufficio ha concluso, e presentato al Comune di Caldes il 12 dicembre, la progettazione definitiva relativa agli interventi di restauro e recupero di Castel Caldes, monumentale complesso castellano costituito dal palazzo residenziale, realizzato per addizioni succedutesi dal XII sec. al XVI sec., dai resti della cinta muraria e dalla Cappella. Il progetto, redatto dall’arch. Cinzia D’Agostino con la collaborazione dell’arch. Michela Cunaccia e del geom. Kati Zandonai e riprodotto graficamente dai geom. Annalisa Bonfanti e Claudio Clamer, ha sviluppato le proposte e le indicazioni sulla destinazione d’uso fornite nell’anno 2000 dal gruppo di lavoro per il recupero funzionale del Castello, articolate sulla compresenza di funzioni diversificate, ma sostanzialmente basate sulla costituzione dell’Archivio di Valle, con l’obbiettivo di riunire gli archivi storici della valle di Sole. La progettazione definitiva ha dovuto attendere l’attivazione dell’iter di acquisizione di alcuni edifici novecenteschi addossati al castello per consentire la rimessa in luce e riproposizione del tratto di cortina superstite, consentendo così la restituzione all’intero complesso castellare della proprie qualità ambientali e tipologiche. Dalla suddetta acquisizione dipendevano, infatti sia la progettazione dei percorsi di visita e di sfollamento sia, soprattutto la ridefinizione delle pertinenze esterne della corte del Castello, la cui valenza insediativa, tipologica e paesaggistica risulta molto compromessa dalle frane che hanno interessato il sedime nel XIX secolo e dai recenti addossamenti. Il progetto propone una rilettura della corte e dell’accesso originario al complesso, posto in asse alla Cappella, un tempo caratterizzato dal monumentale portale in pietra ora conservato ad Appiano (Bolzano). Il progetto ha poi individuato le soluzioni per ovviare ai notevoli limiti di fruibilità distributiva del castello, costituiti da un’unica scala continua ai piani, la chiocciola in pietra, insufficiente a garantire un’idonea via di fuga per locali destinati a pubblico affollamento. Gli interventi risolutivi sono stati individuati riproponendo collegamenti verticali documentati preesistenti anche se con alcuni inevitabili adattamenti distributivi. Sono stati quindi ridefiniti i collegamenti tra i piani seminterrati, riproposta l’antica rampa gradonata tra seminterrato e piano terra con il collegamento diretto tra i due accessi contrapposti del castello; è stato riproposto un antico collegamento di servizio tra i locali delle cucine a piano terra e il primo piano che ha consentito di mettere a norma l’accessibilità ai piani superiori, altrimenti contingentata e talmente riduttiva da non permettere la destinazione museale; è stata ridefinita la complessa scala tra piano primo e terzo con un nuovo assetto che ha necessariamente dovuto adattarsi alla localizzazione fortemente limitativa; infine sono state progettate alcune scale di accesso ai sottotetti, sempre in luogo di documentati precedenti collegamenti. Il progetto ha inoltre rivolto attenzione ai requisiti per garantire l’accesso senza barriere architettoniche al piano terra e al primo piano destinati alle esposizioni, tramite l’inserimento di alcuni ausili meccanici.
La valorizzazione complessiva della struttura, dovendo tenere conto dei limiti intrinseci di fruibilità e di conformazione architettonica, nonché di pregio artistico del monumento, ha necessariamente dovuto comprendere attività diversificate che corrispondano alla diversa accessibilità e possibilità d’uso delle sale. Pertanto il comparto a piano terra e seminterrato – caratterizzato dalla migliore accessibilità - viene destinato ad attività stabili, con locali destinati alla gestione dell’Archivio di Valle e ad allestimenti permanenti; le sale a primo piano, con buona accessibilità, sono destinate sia al supporto delle attività della banca dati dell’archivio che agli allestimenti temporanei, i piani superiori, caratterizzati in gran parte da apparati decorativi pittorici, sono destinati alla visita, in parte a numero controllato. Il progetto ha definito gli interventi necessari al completamento dei restauri iniziati con i consolidamenti strutturali degli anni ottanta, comprendendo le opere di finitura quali nuove pavimentazioni e restauro di quelle originali, restauro e trattamento degli intonaci, dotazioni normative e impiantistiche pertinenti alle destinazioni d’uso per la progettazione delle quali ci si è avvalsi della collaborazione dello studio STAIN di Trento, nonché degli interventi di restauro dei pregevoli apparati decorativi. Nel corso dell’anno 2003 sarà conclusa la progettazione esecutiva e potranno essere appaltati i lavori inerenti al restauro architettonico e all’impiantistica.
Sempre relativamente a immobili siti sul territorio del Comprensorio Valle di Sole, in particolare in Valle di Rabbi, si è conclusa la fase esecutiva del progetto di recupero e restauro del Mulino di Pracorno, interessante esempio di edificio di carattere proto industriale del XIX secolo, che conserva i macchinari di presa dell’acqua e graziosamente ingentilito da un affresco in facciata. Il progetto è stato coordinato dall’arch. Martino Franceschini, assistito dal geom. Elena Zambotti e affidato al professionista esterno all’amministrazione, arch. Alberto Dalpiaz, con la collaborazione del suddetto funzionario.

La Cappella dell’Addolorata o "dei Sette Dolori" a Massone, la cui edificazione si deve a Gioacchino Negri, ricco negoziante in Vienna, originario di Massone, è una edificio a pianta ottagonale, con adiacente piccola sacrestia, risalente al XVIII secolo. Depredata, versa da anni in stato di grave abbandono. Nel corso del mese di giugno del 2002, l’arch. Giorgio Bellotti, ha eseguito un intervento urgente di puntellazione e di messa in opera delle opere provvisionali di contenimento necessarie. Nel corso dell’estate è stato redatto e finanziato il progetto esecutivo di consolidamento statico - strutturale che verrà attuato nel corso dell’anno 2003.
L’edificio in grave stato di dissesto, (con fessurazioni larghe anche 8-10 centimetri), è stato messo in sicurezza realizzando estese puntellazioni ed opere di presidio, con la posa di triplo ordine di cerchiatura con fune in trefoli d’acciaio zincato ad alta resistenza, comprese le piastre d’angolo d’ancoraggio, i morsetti, i tiranti zincati, la carotatura della muratura del presbiterio, a chiudere la cerchiatura della struttura ottagona. Si è proceduto soprattutto allo smontaggio e collocazione a terra della parte sommitale del campanile, previa imbragatura interna ed esterna dello stesso con profilati in acciaio, comprese tutte le opere di carpenteria metallica che hanno consentito l’aggancio del manufatto all’autogru di sollevamento, con l’esecuzione di iniezioni di consolidamento alla muratura del campaniletto.

Nel 2002 si è conclusa la progettazione, da parte dell’arch. Cinzia D’Agostino e dal professionista esterno all’amministrazione arch. Claudio Salizzoni, degli interventi di restauro del complesso fortificato cinquecentesco denominato "Bastione veneziano" collocato sulle pendici del Monte Rocchetta in posizione dominante sulla città di Riva del Garda. La particolarità della nuova fortificazione gardesana sorta come nuovo complesso all’inizio del XVI secolo, sfruttando l’orografia del luogo, la distingue da altri interventi della Serenissima nella frontiera di terraferma che si concretizzavano più diffusamente come rinforzo e ammodernamento di cinte urbiche o strutture fortificate esistenti come nel caso trentino contemporaneo di Rovereto. Lo studio dell’interessante manufatto, ridotto allo stato di rudere dopo secoli di abbandono in conseguenza alla distruzione operata dai francesi del Vendome nel 1703, si è posta come priorità dell’intervento. L’utilizzo coordinato delle "fonti indirette" (informazioni da documenti d’archivio, iconografie, testi, ecc.) e delle "fonti dirette" (informazioni deducibili dall’edificio stesso) si è rivelata uno strumento efficace per arrivare a conoscere i caratteri architettonici del manufatto in modo tecnicamente organizzato, con la dichiarata finalità di attribuire la maggior rigorosità e scientificità possibile all’intervento architettonico di restauro. L’elaborazione di un’accurata analisi della caratterizzazione dei materiali basata sulla registrazione sistematica delle qualità materiali e delle tecniche costruttive del manufatto, ha permesso di descrivere e di relazionarsi con i fenomeni di formazione e di trasformazione dell’oggetto architettonico. Il progetto, oltre che agli interventi conservativi, prevede un’organizzazione dei percorsi di visita con l’inserimento di una scala che raggiunge i resti del terzo livello del torrione, quello a prevalente destinazione militare attrezzato per l’alloggiamento delle artiglierie, in modo da rendere comprensibile l’articolazione e le funzioni della fabbrica nel contesto storico del territorio agli inizi del XVI secolo. L’intervento è finanziato con i fondi statali per Beni Culturali provenienti dal gioco del Lotto.

Nell’anno è stato presentato dall’arch. Guido Kiniger (professionista esterno) e dell’arch. Giorgio Michelotti, con l’assistenza del geom. Tiziano Vicentini, il progetto esecutivo di recupero dell’edificio denominato ex Scuola Alberghiera costruito nell’ambito della cinta muraria del Castello di Rovereto; proseguono contestualmente i lavori relativi alla 1a fase esecutiva della sede museale, diretti, con il supporto continuo del suddetto funzionario progettista, dal professionista incaricato, l’arch. Giovanni Marzari.

Sempre l’arch. Michelotti con l’assistenza del geom. Tiziano Vicentini ha predisposto una variante progettuale relativa alla zona sud-ovest del Castello di Rovereto, quella delle ex sale Aviazione, Balbis, Internati ad ulteriori ambiti funzionali connessi, a seguito dell’evidenziarsi di alcune situazioni impreviste e di una migliore definizione rispetto a quanto si era potuto ipotizzare con la preventiva campagna dei sondaggi e delle analisi. In particolare lo scavo per il recupero della quota pavimentale originaria nella ex sala Aviazione ha messo in evidenza un consistente lasso roccioso, su cui si imposta una struttura muraria medievale imponendo di conseguenza una modifica al tipo di pavimentazione di progetto (in lastre lapidee), al disegno dei gradini previsti in corrispondenza dell’originario accesso ed al tipo di ascensore da adottare, che consenta di ridurre al minimo l’ingombro del locale tecnico tradizionale; infine una più razionale definizione del percorso di visita ha determinato la riapertura di una piccola porta ottocentesca.

Nella Cappella di S. Ruperto a Villa Lagarina, dopo una accurata ricognizione della consistenza dell’intero apparato decorativo, si è provveduto al ripristino della lanterna nella cupola, rimuovendo tutte le parti non decorate che si presentavano completamente decoesionate dal supporto originale, che sono state successivamente reintegrate con malta di calce, rasate superficialmente con una finitura ad intonachino di calce e polvere di marmo ed infine tinteggiate ad imitazione dell’originale. Scendendo nel vano della cupola, si è provveduto ad asportare tutte le ridipinture che coprivano le decorazioni individuando gli interventi precedenti ed arrivando al fondo in stucco originario, su cui è stato steso uno strato protettivo. Nella parte bassa della cupola, interessata da gravi problemi di infiltrazioni di umidità, con conseguenti evidenti formazioni di sali e deterioramento delle parti decorate fino negli strati inferiori, si è provveduto all’asportazione delle parti decoesionate ed al trattamento con impacchi antisalini con successiva ricostruzione delle stesse a mezzo di impasto a base di calce e polvere di marmo, il più possibile in analogia all’originale. Si è dato inizio poi alla pulitura di tutte le decorazioni ricoperte a foglia d’oro. Le zone di doratura degradate sono state reintegrate mediante stesura di vernicetta all’acqua su cui è stata applicata foglia d’oro opportunamente trattata.

Per la progettazione degli interventi di adeguamento alle norme sull’eliminazione delle barriere architettoniche ed alle norme di sicurezza della Casa delle Guardie del Castello di Sabbionara d’Avio, l’arch. Giorgio Michelotti si è avvalso della collaborazione dell’arch. Cinzia Bona. La Casa è un caratteristico edificio medievale pressoché rettangolare a due piani con copertura a due falde in coppi su tavelle di cotto, collocato in zona centrale rispetto al perimetro murario, che all’interno conserva apparati affrescati e all’esterno superfici consistenti di intonaco antico stilato.

Nel corso del 2002, l’arch. Giorgio Michelotti, con il geom. Tiziano Vicentini e i rilievi dei geomm. Annalisa Bonfanti e Claudio Clamer, ha predisposto la fase definitiva del progetto di restauro e recupero di Malga Palazzo in località Scanuppia di Besenello. Si tratta di un interessante edificio di alta montagna (con funzioni di residenza periodica per la caccia), risalente al XVI secolo. Già di proprietà dei conti Trapp, conserva pressoché inalterati i caratteri dell’impianto originario: pianta rettangolare con androne passante centrale lungo l’asse longitudinale di accesso a sei locali voltati simmetricamente disposti ai lati; al primo piano stessa organizzazione degli spazi ma con struttura dei solai in legno a vista. In chiave al portale lapideo principale campeggia la data incisa del 1589. I progetto è sostanzialmente finalizzato ad un recupero sostanzialmente di carattere filologico-conservativo con localizzati consolidamenti strutturali, rifacimento del manto di copertura in scandole di larice, eventuale ricomposizione del profilo scalare dei due timpani di facciata, restauro conservativo degli intonaci e delle pavimentazioni originali, ripristino dei fori tamponati, recupero/rifacimento dei serramenti. Un impianto di illuminazione interna nei singoli locali, alimentato dall’esistente impianto elettrico a pannelli fotovoltaici e la sostituzione dell’attuale cella/bagno, garantiranno, quale dotazione tecnologica di minima, la fruibilità del Palazzo rispetto alle attuali esigenze di utilizzo.

Per quanto riguarda la Villa romana di Isera, si è proceduto alla stesura della fase definitiva del progetto per la protezione e valorizzazione dell’area archeologica. Il progetto redatto dal professionista esterno arch. Mauro Leoni in coprogettazione con l’arch. Giorgio Michelotti e con la collaborazione del dott. Gianni Ciurletti (direttore dell’Ufficio Beni Archeologici) prevede, previa demolizione dell’esistente volume edilizio dell’ex asilo, che insiste su parte dei ruderi murari, la realizzazione di una struttura prevalentemente metallica a copertura dell’intero sito con percorsi di visita sopraelevati rispetto alla quota delle preesistenze, e funzionalmente interconnessi con il piano seminterrato dell’attigua Scuola Elementare, che sarà ad esclusivo uso dell’area archeologica (un’ampia sala didattico-espositiva, due locali di servizio ed un vano/disimpegno di separazione fra le attività scolastica e museale). Il rinvenimento di reperti d’interesse archeologico nell’area attigua alla chiesa di S. Vincenzo di Isera risale alla seconda metà degli anni Quaranta dello scorso secolo, quando sul sito venne costruito l’asilo Infantile (ora p.ed. 137, C.C. Isera). I ruderi murari e i materiali ascrivibili tra l’ultimo ventennio del I sec. e la tarda età claudia, sono elementi archeologici di notevole interesse storico e scientifico che, almeno per ora, restano una rarità nella Valle dell’Adige meridionale, quale prova del precoce interesse per queste terre, da parte dell’aristocrazia urbana romana di Verona. Il sito in oggetto rientra a pieno titolo nella rete dell’avviato programma (da parte del Servizio Beni Culturali) di costituzione di una rete museale integrata di Archeologia, su tutto il territorio provinciale, costituita da musei, sezioni archeologiche di musei, aree archeologiche aperte al pubblico

Infine l’arch. Claudio Caprara in coprogettazione con l’arch. Giorgio Michelotti e con la collaborazione della dott.ssa Laura dal Prà, ha redatto il progetto preliminare di restauro generale dell’intero complesso architettonico, in funzione della costituzione del museo del velluto, del Palazzo Taddei di Ala. L’impianto originario del Palazzo risale al XV secolo (durante il periodo di dominio veneziano) quando le famiglie di commercianti ed artigiani, per lo più forestiere, più ricche e facoltose di Ala crearono le loro residenze fuori dall’antico nucleo medievale di Villalta nella nuova zona di "espansione urbana" (la Villanova); qui i Taddei ed i Malfatti eressero in due punti importanti della principale strada di collegamento (l’attuale via Nuova), rispettivamente il palazzo Taddei nella piazzetta di Bocca d’Ala in, all’ingresso ovest del centro, e il palazzo Malfatti nell’antico Carrubbio, all’incrocio fra le due direttrici principali. Si tratta di un’iniziativa che consentira di rileggere una significativa pagina delle vicende storiche, socio-economiche e artistiche del Trentino.

Nell’anno sono stati periziati ulteriori interventi relativi al consolidamento e alla manutenzione, a cura dell’arch. Fabio Campolongo e dell’assistente geom. Lorenza Arlango, delle strutture fortificate della Torre Tonda a Marter e della Torre Quadra a Novaledo, in Valsugana. Degna di menzione per la peculiarità dell’oggetto di interesse storico ed etnografico cui si riferisce, è la perizia di recupero del forno del pane di una casa storica di Daiano, la cui esecuzione, con direzione lavori dell’arch. Daniela Lattanzi e assistenza del geom. Elena Zambotti, è prevista per l’anno entrante.

Catalogazione e informatizzazione

"Catalogare" significa classificare, sulla base di caratteristiche comparabili, prodotti che si configurano come opere dell’attività umana. Esso comporta una vasta gamma di significati quali quelli di elencare, enumerare e registrare e fornisce quindi elaborazioni diverse per approfondimento e consistenza documentale. Si addiviene così dapprima ad elenchi ordinati di nomi ed oggetti dello stesso genere, corredati o no da descrizioni, poi da fascicoli organizzati in modo specifico ed infine a volumi scientifici. Il fine è la composizione del Catalogo, in altre parole l’insieme documentale dei Beni Culturali, contrassegnato da particolari requisiti, raccolto attraverso specifiche norme ed organizzato per le ricerche su distinte esigenze. Nella strutturazione dell’attività del Centro di Catalogo e Documentazione dei Beni Monumentali ed Architettonici, portata avanti dall’arch. Guido Gerosa con la collaborazione del sig. Pietro Dalprà, della sig.ra Angela Adami e dell’arch. Manlio Bordato, questi criteri sono applicati attraverso il metodo sistematico dei tracciati ("A" per le architetture; "PG" per i parchi e i Giardini Storici; "OA" per le opere d’Arte; ecc.), la precisione lessicale (i vocabolari controllati per l’inserimento dei valori nei campi descrittivi) e la documentazione d’identità (la grafica cartografica e fotografica). Il livello cui si sta operando è quello del Censimento, la ricognizione dei Beni i cui atti siano presenti negli archivi del Servizio.

Nel corso dell’anno si è operato:

Logistica, rete informatica ed informatizzazione

Il restauro di Palazzo Tambosi ha reso possibile il trasferimento del Servizio in una sede appropriata ai compiti d’Istituto, accorpando gran parte degli operatori, consentendo quindi la revisione della rete informatica, in quanto gli apparati fisici, soprattutto quelli destinati al lavoro tecnico, risultavano lenti ed antieconomici per le grandi difficoltà di elaborazione.
La nuova rete informatica risulta ora integrata e potenziata, aggiornata ai sistemi attuali di comunicazione ed elaborazione dei dati. Le esigenze d’operatività infatti, oltre i normali strumenti d’automazione d’ufficio e di gestione del Bilancio, sono state risolte sostituendo il server centrale, più della metà dei Personal Computer, aumentando la dotazione di stampanti e plotter, ponendo in rete i software consentendo una maggiore versatilità e numero di accessi, con un notevole risparmio economico. Il parco software comprende programmi per la gestione dei Beni Immobili, il Catalogo, il disegno architettonico e quello territoriale, la preventivazione e la contabilità lavori (operazioni tuttora in corso). Per l’accesso all’informazione dei dati di vincolo, in modo elettronico, si è potenziato il programma "Elenco Beni" con nuovi campi e metodi di ricerca, anche complessa, lo si è allineato con i dati inseriti nel Catalogo (che utilizza il software "Mouseia”) al fine di ottenere banche dati corrispondenti. Tutti gli operatori tecnici accedono alle informazioni (anche geometriche) del Catasto attuale e a quelle informatizzate dell’Ufficio Tavolare (proprietà e partite). Dal prossimo anno saranno visualizzabili (solo agli operatori interni) i dati del Catasto storico (austriaco), grazie anche alla collaborazione dell’Ufficio competente della Regione Trentino Alto Adige. Sono stati seguiti, da molti operatori, diversi corsi d’automazione sia di base che evoluto.
Per l’anno 2003, l’arch. Guido Gerosa, responsabile del settore, proporrà ulteriori potenziamenti dell’Elenco Beni (completandone l’inserimento di dati artt. 5 presenti negli archivi del Servizio); verrà progettato l’ampliamento delle rete per la parte vecchia del Palazzo e per la parte interrata; si chiederà la sostituzione di alcuni personal computer per obsolescenza e si proseguirà nella gestione della rete stessa. Per i programmi in essere, quali Mouseia, si studieranno alcune modifiche per la semplificazione degli accessi.