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CULTURE, CREATIVE INDUSTRIES AND LOCAL ECONOMIC DEVELOPMENT IN GLASGOW
KEVIN KANE
Culture and local economic development came together in Glasgow in 1990 when
Glasgow won the nomination as European Capital of Culture. Winning the
nomination came when Glasgow was undergoing deep economic and social
restructuring, with manufacturing employment falling dramatically and
unemployment on the rise. Culture was used to promote and communicate the city’s
successful transition from heavy manufacturing to a modern, service-based
economy and as a platform for tourism development based on the city’s cultural
heritage. Post 1990, economic development practice began to differentiate
between a consumption-led approach (‘1990’ and other cultural events) and more
production-led approaches to local economic development, which emphasised the
development of the cultural and creative industries as a source of wealth
creation and employment.
In the latter 1990s, production-led initiatives in film and TV, design and music
were developed by Scottish Enterprise, Glasgow City Council and other public
bodies.
The creative industries were given UK Government focus by the 1997 Labour
Government, acknowledging Glasgow’s groundbreaking role, which saw the creative
industries as indicative of a significant shift in the economy away from the
production of physical goods to the creation of intellectual and creative
content.
From Glasgow’s long experience in development of the creative industries,
several points can be highlighted which show the value of a policy focus on the
creative industries in any local economic development strategy, its limitations
and its successes:
- Creative industries are a future–orientated sector, sustained by their
role as luxury goods and generally increasing levels of disposable income;
- Commercial creative industries exist in highly competitive markets and are
clustered in larger urban areas, in the UK disproportionately in London;
- Market opportunities for non-metropolitan cities are most easily developed
at content creation and local consumption stages (i.e. the development of
talent, production facilities, creative R&D, small, high risk ventures etc.);
- Higher value-add in creative management and exploitation (film and TV
companies, publishers, agents, gallery owners, design companies etc.) is much
harder to develop – unless there is a tradition to build on;
- ‘First mover’ advantages of focusing on creative industries is soon
brought under market control with development paths based more on commercial
success and dynamics rather than policy focus per se.
In many ways, the creative industries are like any other industry; they have
their own, market-led development path. To be successful, local interventions
should work with the market; build locational attractiveness based on existing
cultural and creative strengths and focus on developing creative and commercial
talent.
CULTURA, INDUSTRIE CREATIVE E SVILUPPO ECONOMICO LOCALE A GLASGOW
KEVIN KANE
Il 1990 segnò un anno importante per la cultura e lo sviluppo locale, quando la città di Glasgow fu nominata Capitale europea della Cultura. Questa nomina giunse in un momento d'intenso rinnovamento economico e sociale, in piena crisi occupazionale nel settore manifatturiero e disoccupazione in aumento. Ci si avvalse della cultura per promuovere e trasmettere l'idea del passaggio della città ad una nuova dimensione economica, trasformandosi da centro profondamente dipendente dall'industria manifatturiera a città moderna, inserita nel terziario e sviluppata come piattaforma per lo sviluppo del turismo grazie al patrimonio storico della città. Dopo il 1990, gli interventi di sviluppo economico furono strutturati secondo strategie per stimolare il consumo ("1990" ed altri eventi culturali) e strategie maggiormente orientate alla produzione per promuovere lo sviluppo economico locale, facendo leva sullo sviluppo delle industrie creative e culturali come fonte di ricchezza ed occupazione.
Alla fine degli anni '90 furono avviate iniziative di produzione cinematografica e televisiva, nel design e nella musica grazie a Scottish Enterprise, il Consiglio comunale di Glasgow ed altri organismi pubblici.
Il Governo Laburista diede nuovo impulso alle industrie creative nel 1997, riconoscendo il ruolo precursore svolto dalla città di Glasgow e prendendo atto che le industrie creative rappresentano un significativo cambiamento nell'economia, che in tal modo si discosta dalle attività di produzione fisica dei beni e privilegia la creazione di contenuti intellettuali e creativi.
Grazie alla lunga esperienza acquisita a Glasgow nello sviluppo delle industrie creative è possibile evidenziare numerosi aspetti che danno ragione dell'importanza delle industrie creative in tutte le strategie di sviluppo economico locale, delineandone i limiti ed i successi.
- Le industrie creative sono un settore con lo sguardo rivolto al futuro e sono considerate alla stregua di un "bene di lusso", che consente di aumentare il reddito disponibile.
- Le industrie creative di tipo commerciale sono presenti in mercati estremamente competitivi e si concentrano nelle grandi aree metropolitane: per il Regno Unito, sono presenti in gran numero nell'area metropolitana di Londra;
- Nelle aree non metropolitane si possono sviluppare interessanti opportunità di mercato grazie alla creazione di contenuti e modalità di consumo locale (ad esempio, lo sviluppo di talenti, strutture produttive, R&S di tipo creativo, imprese di piccole dimensioni ad elevato rischio imprenditoriale, ecc.);
- E' invece assai difficile creare un maggiore valore aggiunto nelle attività di gestione ed utilizzo delle industrie creative (imprese in ambito televisivo e cinematografico, editoria, agenzie, galleristi, studi di design, ecc.) salvo che non esista una tradizione consolidata cui attingere;
- I vantaggi garantiti ai soggetti che per primi fanno leva sulle industrie creative sono ben presto vanificati dal subentrare delle leggi di mercato, ed i percorsi di successivo sviluppo dipendono dal successo e dalle dinamiche commerciali e non dal "taglio" dell'intervento di per se.
Per molti versi, le industrie creative non sono diverse da altri settori dell'economia e seguono un proprio percorso di sviluppo che è guidato dal mercato. Per avere buon fine, gli interventi a livello locale dovrebbero andare in sintonia con il mercato, potenziando i punti d'attrazione delle singole realtà locali, facendo leva sul patrimonio creativo e culturale e concentrandosi sullo sviluppo di talenti creativi e commerciali.
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