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Proposte nel merito della promozione della cultura della Provincia autonoma di Trento.
in sintesi di riformulo per scritto il mio pensiero e quello dell’associazione che rappresento, Mountain Wilderness Italia, sulle questioni culturali che attengono ai temi della natura, della sua conservazione e del recupero ambientale. Sono convinto che su questi temi, le potenzialità culturali e le sensibilità di decine e decine di persone presenti sul nostro territorio, ci permettano di costruire risposte forti, convincenti e che possano permettere al Trentino il recupero del troppo terreno perso durante questi ultimi anni non certo felici per la difesa della natura e la qualità della politica sul tema. Dolomiti Monumento del Mondo. Le Dolomiti sono la sintesi più autentica della nostra identità e del nostro territorio, è sulle Dolomiti, non su singole valli, che dovrebbe investire la cultura, il turismo, la ricerca scientifica. E’ questa una proposta nata da Mountain Wilderness International fin dal 1988 e consolidata nel processo istituzionale dal 1991 al 1998. Eravamo arrivati ad un passo dalla vittoria, ma forse i passaggi erano stati troppo ristretti al mondo istituzionale: a parte il nostro lavoro, intenso e propositivo, Trento, Bolzano e Regione Veneto avevano costruito il progetto, per altro entusiasmante, dentro i tre palazzi. Ha avuto quindi buon gioco la SVP nel cassarlo, nel totale disinteresse delle nostre popolazioni (perché non informate). Come ti ho anticipato verbalmente tutto sarebbe pronto, cartografie, documentazioni e relazioni. Servirebbe un deciso aggiornamento dei dati e un lavoro che coinvolga l’intera società dolomitica. La nostra associazione è pronta ad offrire alla Provincia e alle sue istituzioni scientifiche e museali ogni possibile contributo affinché questa proposta divenga effettiva e raggiunga il tanto atteso successo. Sull’argomento rimaniamo a tua completa disposizione. Il Museo delle Dolomiti. Abbiamo tanti musei sul territorio, tutti offrono servizi e risposte di eccellenza. Stanno anche partendo diverse proposte di ecomusei che danno risposta a temi specifici, a volte settoriali. Disponiamo di tre parchi naturali provinciali, di uno spezzone importante di Parco Nazionale, di biotopi, di futuri parchi fluviali. Tutto questo non riesce a costruire sintesi del messaggio naturalistico, della ricchezza presente in questa provincia. Men che meno può offrire sintesi un museo come quello proposto da un singolo alpinista, un raccoglitore di esperienze ed emozioni pur sempre importanti, ma che racchiudono cultura individualista e interessi personali. Perché non istituire il Museo delle Dolomiti? Noi lo avevamo proposto pochi anni fa all’interno del patto territoriale del Bondone, montagna che è la porta d’entrata sia delle Dolomiti del Brenta che di quelle orientali. Nemmeno è stato preso in considerazione: si è pensato a sbancare la montagna per regalarla a Bertoli: ora si cerca di depotenziare il Centro di Ecologia Alpina. Il Centro di Ecologia Alpina, proprio sul Bondone, potrebbe diventare, attraverso la ristrutturazione delle altre casermette, il centro museale collegato in rete con tutti gli altri centri di eccellenza presenti sul territorio. Non servono grandi investimenti, già il nome è un investimento importante, che non ci costa nulla. La rete dei musei potrebbe essere questa: Museo di Scienze Naturali di Trento, Museo Civico di Rovereto, istituto di San Michele all’Adige e Museo degli usi e costumi delle genti trentine, i musei ladini e cimbri, il Museo della Magnifica Comunità di fiemme, lo stesso MART, i centri visitatori dei parchi naturali, la rete dei biotopi, degli ecomusei e dei parchi fluviali. Le periferie. Le nostre periferie nemmeno conoscono la presenza di tutti questi soggetti istituzionali impegnati nel mondo culturale. Come i trentini di Trento o Rovereto non conoscono quanto diffuso sul territorio. Su questo vi è una responsabilità diretta degli abitanti delle periferie, sempre più pigri perché attratti da altri interessi. Ma ti assicuro c’è una forte responsabilità di questi enti incapaci di far sentire la loro voce, la loro proposta, la loro attività nelle periferie. Perché deve essere sempre la gente delle valli che scende a Trento e non dovrebbe accadere il contrario, cioè questi enti museali che ogni tanto salgono nelle valli, entrano nelle scuole, contattano l’associazionismo, lo solleticano e lo provocano? C’è la sensazione che ognuna di queste istituzioni viva come dentro un fortino, sempre in difesa, incapace di dialogo con il territorio. Penso che la scommessa che la nuova legge sulla cultura debba vincere sia proprio questa. Abbattere i muri dei musei per ricostruirli permeabili e per permettere osmosi di culture e proposte, dialogo con la gente e le associazioni. Non generalizzo perché sono consapevole del fatto che ci sono dirigenti che stanno provando da anni questi percorsi, forse non hanno trovato adeguato sostegno nel mondo politico, o meglio, hanno trovato eccessive resistenze nei loro colleghi. Nelle proposte sono rimasto legato ai temi ambientali o naturalistici: è evidente come ogni settore culturale abbia bisogno di ritrovare disegni di maggiore armonia, di forte coinvolgimento, di riprendere emozioni che abbiamo perso o lasciato diluire. Mi raccomando: non dimenticare la periferia e non lasciare che si autosoddisfi nella costruzione di un nuovo museo strettamente localistico ed autoreferenziale come accaduto a Cavalese ed in altre località. Non è di questo cibo culturale che abbisognano le nostre valli.
Luigi Casanova |