PER UNA NUOVA LEGGE SU CULTURA E ASSOCIAZIONISMO IN TRENTINO

Considerazioni e metodologie con un po’ di storia necessaria per capire

    Il 23 Aprile 2004 a Maso Martis di Martignano si teneva una grande assemblea per entrare nelle "Linee guida per il riordino della disciplina delle attività culturali nella Provincia Autonoma di Trento". Erano presenti circa 200 rappresentanti di enti associativi vari invitati dall’Assessore alla cultura Margherita Cogo e dal Presidente della Provincia Lorenzo Dellai. Bisogna rendere merito agli invitanti di aver mantenuto puntualmente l’impegno assunto nel programma di Giunta Provinciale in campagna elettorale. L’incontro non ha però prodotto grandi segnali innovativi: molti hanno taciuto, alcuni interventi non sono riusciti a superare la classica domanda "ma quanto ci date, ci sono i soldi?", altri ben noti personaggi del mondo"associativo" erano presenti nella loro eterna filosofia esistenziale "sono qui per vedere se sotto il tavolo c’è da raccogliere qualche briciola". Alcuni, senza intervenire affermavano che bisogna discutere su comparti separati, altri probabilmente rappresentavano solo il proprio interesse aziendale, cercando di capire come le nuove possibili scelte avrebbero inciso sul loro status attuale. Dai docenti universitari presenti non è venuto invece alcun contributo particolarmente stimolante. Noi, come ARCI, in tale situazione abbiamo ovviamente taciuto.
    Si parte quindi da un aspetto negativo relativamente alle richieste dell’Assessore Cogo e Presidente Dellai che volevano interlocutori sulla tematica del futuro del Trentino, nel settore associativo culturale e nell’ambito dei nuovi contesti geopolitici con la prospettiva di una logica innovativa.
   Questo fatto di per sé può costituire un interessante segnale - informazione nella gestione del processo "entro il 2004 una nuova legge".
    Il fatto stesso che l’assessore Margherita Cogo abbia aperto un forum è indicativo della volontà del massimo confronto. Riteniamo che il confronto debba essere globale e tener conto in questa tematica della traiettoria a partire dalle lontane leggi iniziali dell’Assessore Lorenzi. Per una discussione seria, approfondita ed innovativa riteniamo che sia essenziale rispondere ad una prima domanda: si vuole operare nella logica di un Trentino chiuso ed isolato o nella logica di un Trentino facente parte di una realtà nazionale e tramite essa dell’Unione europea?
    Infatti, la tematica proposta dall’Assessore Cogo e dal Presidente Dellai implica alcune categorie essenziali ad un viaggio non avventuroso: innovazione e nuovi sistemi organizzativi contestuali ai processi di globalizzazione, saldatura con il passato per non rendere artificioso il processo, valorizzazione delle capacità in una produzione culturale di qualità. Tutte queste cose sono molto belle però esigono un approfondimento puntuale di ogni termine usato. Perché? La risposta ci viene dalla storia vecchia e recente del Trentino dalla quale si può dedurre la costante di una metodologia che è in profonda contraddizione con ogni prassi innovativa. Mi spiego meglio. Anni fa la CGIL del Trentino pubblicò una ricerca sulle radici e storia del movimento trentino legato al mondo del lavoro e sociale; ebbene in alcune righe si legge del grande movimento delle SMS (Società di Mutuo Soccorso) in Italia (specialmente al nord) dove erano presenti due delegati trentini che però non hanno mai preso la parola giocando così il ruolo dei convitati di pietra. Perché? Secondo Benedetto Croce "non ci sono idee se non espresse". I nostri due personaggi non avevano nulla da chiedere o da dire in quanto totalmente alieni al processo di cui si discuteva e che tuttavia li affascinava. Una storia simile si è verificata in continuazione anche in occasione del varo delle leggi provinciali volute dall’Assessore Lorenzi. C’è il grosso pericolo che anche oggi, nonostante la buona volontà dell’Assessore Cogo e del Presidente Dellai il fenomeno si riproduca identico a se stesso (la riunione a Maso Martis è chiaramente illustrativa). Ci si deve chiedere perché (o meglio il perché) di questo fenomeno così consolidato nel tempo, ma senza riferimenti. Ciò è pericoloso in quanto come disse il presidente della repubblica federale tedesca Richard Von Weizsaecker (in occasione della presentazione delle celebrazioni commemorative sui Lager nazisti) "chi chiude gli occhi davanti al passato, diviene cieco per il presente".
    Per maggiore riferimento sulla problematica possiamo anche citare Polibio sulla politica "A che serve il medico che non conosce l’origine dei mali? A che serve il politico che non conosce l’origine dei fatti?". Allora se si vuole veramente fare qualcosa di innovativo bisogna ancorare il "nuovo" al passato contestualizzato con le sue motivazioni.
    Il passato: ci si riferisce ai contesti nei quali l’Assessore Lorenzi promulgò le leggi su Associazionismo e cultura; a quell’epoca si era in piena guerra fredda, anche se al di qua e al di là del muro, i "nemici" trafficavano allegramente, scontrandosi poi a livello politico, (probabilmente era una commedia delle parti ad uso e consumo del popolino); era vigente in quel tempo il vergognoso concetto di cultura e associazionismo intesi come cinghie di trasmissione dei partiti più rappresentativi (peraltro tutti impostati ad una rigorosa logica organizzativa di tipo leninista); si usavano allegramente le categorie di "identità e tradizione" inserite in una logica autonomistica. Con queste premesse veniva sancito ogni possibile ruolo della società civile e nello stesso tempo si blindava il Trentino nella logica di un "sistema chiuso".
Come ARCI del Trentino, in quasi trent’anni di esistenza, siamo stati e siamo un osservatorio degli accadimenti chiedendoci il significato e il perché degli stessi. Abbiamo analizzato il fenomeno locale con personaggi qualificati, anche di altre regioni ed esteri, praticamente con personaggi rappresentativi di tutto l’arco politico costituzionale.
    Le risultanze convergevano e convergono tutte sul fatto del grande privilegio dell’Autonomia locale che anziché produrre innovazione e sperimentare vie nuove e controllabili, sceglieva la logica isolazionista in nome di principi che suonavano "se non ridicoli", storicamente ed antropologicamente non fondati.
   In pratica chi aveva paura dell’innovazione, anche per propria incapacità culturale e politica a gestirla, si inventava miti inesistenti del passato assumendoli a parametri imprescindibili per ogni attività futura; questo atteggiamento, tuttora perdurante, è ancora assunto a categoria di pensiero politico come condizione iniziale di ogni possibile traiettoria.
   Per divertimento vogliamo citare alcuni fatti che possono ben illustrare le conseguenze di questa follia.
     Nella logica isolazionista locale che rifiuta la filosofia di alcune leggi e prassi nazionali, si assiste ad un proliferare di associazioni definibili di comodo: tra queste sono apparse anche alcune bische clandestine sotto forma di associazioni dotate di regolari permessi della Provincia e poi del Comune di residenza (la stampa ne parlò diffusamente senza però specificarne il perché dal punto di vista legislativo).
Oggi assistiamo ancora a circoli con bar, la cui unica attività è quella di gestire un bar senza pagare le tasse; c’è probabilmente in zona di Trento (e questa è l’unica novità in campo associativo) uno di questi tipi di circolo che può configurarsi come prosecuzione della prassi usuraia innestata formalmente su di un artificiale tessuto associativo. Naturalmente tutte queste cose da una parte producono gravi sospetti su tutto il possibile fenomeno associativo, dall’altra erodono pesantemente la possibile evoluzione quantitativa del vero associazionismo.
     Perché possono avvenire questi fenomeni? Moltissimi anni fa (anni 70’) potevano aprire circoli con bar solo Soggetti associativi affiliati ad Associazione nazionalmente riconosciuta (per fini assistenziali) da parte del Ministero degli Interni; ed infatti così era scritto su tabella esposta presso la Polizia amministrativa Provinciale allora sita in Trento, Via S. Pietro poi, non si sa bene perché, il discorso e la tabella esposta decaddero in nome di maggior democrazia e localismo.
     Conseguentemente a ciò, si è verificato il fenomeno di un diffuso e strano associazionismo che come Arci definiamo "di comodo", se non peggio.
    Si potrà obiettare che bisogna garantire il più esasperato pluralismo, e su ciò siamo anche d’accordo, però facciamo anche presente che gli enti nazionali associativi che potevano rilasciare le adesioni per questi permessi particolari rappresentavano una variegatissima gamma politica (se si vuole ragionare in termini di referenza politica): ACLI, ARCI, AICS, ENDAS, ANCOL, ecc,ecc.; ad un certo punto entrò nell’arengo anche un’emanazione Fiat.
    Il voler estendere certe possibilità in maniera esponenziale a qualsiasi soggetto associativo locale non poteva che nascondere scopi di natura completamente diversa da quelli associativi e democratici... questa prassi, legata specialmente al non recepimento di normative nazionali ha prodotto una polverizzazione associativa fine a se stessa.
In pratica veniva garantita l’esistenza, quasi istituzionale, degli enti associativi operanti su processi chiusi sotto la voce "mantenimento delle tradizioni" e nello stesso tempo si tendeva ad impedire la costituzione della "massa critica" alle associazioni diverse con natura innovativa; in questa logica va vista la travagliata storia del Circolo Arci Città Futura che con 3000 associati ed un’attività degna di rispetto e comunque aperta a qualsiasi positiva evoluzione, fu fatto chiudere dal Comune di Trento in barba a DPR e leggi nazionali e nonostante l’impegno del Sindaco. Oggi per fortuna non c’è più tanto da filosofeggiare su cosa sia un’associazione. Infatti l’associazionismo è perfettamente definito dal decreto legislativo 460 del 4/12/97 e dalla legge 383 del 7/12/2000. Decreto e legge sono nati dall’incontro di un immenso movimento associativo vero (oggi in grandissima parte rappresentato nel Forum nazionale del Terzo settore) dopo anni di manifestazioni nazionali. La prima grande manifestazione fu a Verona - Stati generali del-l’Associazionismo - dove erano presenti personaggi come Mino Martinazzoli, Willer Bordon, Giovanni Bianchi, Gennaro Acquaviva e dove, tra una marea di fischi che andavano da CL all’ARCI, si capì quali erano i soggetti politici nemici di un "associazionismo inteso come soggetto autonomo della società" (essenzialmente Gennaro Acquaviva, peraltro contestato sul palco delle autorità dallo stesso Giovanni Bianchi). L’ultima riunione fu indetta a Roma dal Forum del Terzo settore che presentò la richiesta di legiferare al politico che - al momento è il ministro Pisanu - alla fine, convinto dal discorso fatto, garantì il pieno appoggio perché la legge venisse approvata anche dalla sua parte politica.
    Riteniamo pertanto che procedere ad una nuova legiferazione di merito in Trentino non si possa prescindere dal recepimento locale sia del decreto 460 che della legge 383, eventuali modifiche (ma non per quanto riguarda il decreto che è essenzialmente fiscale) possano essere solo effettuate sulla base del come meglio attivare il processo innovativo e di recepimento.
   Ogni compromesso tendente a legiferare, imbalsamando situazioni esistenti, alla fine non può che risolversi nel paralizzare le possibili linee evolutive di ogni soggetto locale interessato. Alla fine, chi è solo autoreferenziale, chi procede su processi chiusi, - considerato il fatto che la sopravvivenza fu solo garantita da una politica datata e - dopo il crollo del muro di Berlino - morta, o si adegua (e bisogna aiutare all’adeguamento), o toglie il disturbo. Comunque la Costituzione italiana garantisce ogni libertà associativa, purché non finalizzata ad illegalità, ma non i "privilegi" che competono solo ai Soggetti dotati di certe caratteristiche a livello sostanziale e non solo formale. Per questo motivo nelle specie viventi attuali non esistono più i dinosauri: non è una carognata della politica o della storia ma la consequenziale evoluzione della specie. Per ravvivare il dibattito attorno alla legge che si vuole promulgare entro il 2004 vogliamo lanciare una particolare provocazione costruttiva e stimolante. Infatti grande è il pericolo che l’operazione ascolto e dibattito, nonostante i nuovi mezzi informativi utilizzati diventi una riedizione di analoghe operazioni di molti anni fa. La colpa, lo ribadiamo per l’ennesima volta, non è del politico. Una colpa del politico sarebbe casomai il voler fare una nuova legge a fronte di un "assordante silenzio" o di "uscite fuori tema" da parte dei soggetti che di tale legge dovranno essere i referenti. A questo punto, per non ricordare un vecchio adagio di Carl Marx che più o meno diceva "una bella tragedia riproposta in situazioni diverse diventa una squallida commedia", vogliamo citare una frase di Gesù Cristo (Marco 2,3) " Nessuno cuce un pezzo di stoffa nuova sopra un vestito vecchio, altrimenti la toppa nuova porta via il vecchio e lo strappo si fa peggiore".
E’ tempo perciò di affrontare le questioni con metodologie, linguaggi, categorie di pensiero nuove. Per molto tempo si è pensato che la termodinamica servisse solo a progettare meglio motori a combustione. Ciò anche perché, almeno in Italia era molto pesante la frattura tra pensiero scientifico e pensiero umanistico. Chi legge un serio trattato di termodinamica, si accorgerà che esistono terminologie che suggeriscono agganci anche alla realtà dei fenomeni sociali. Oggi si può affermare senza timore di smentita che la suggestione ravvisa un fatto reale. La grande discussione degli anni 70/80 sul tema ecologico "alternativo" lo dimostra. Oggi è fuori di dubbio che una serie di principi e leggi termodinamiche vengono regolarmente utilizzati in campo informatico (teoria della comunicazione) ed in campo sociale. L’esempio più eclatante è costituito dai recenti saggi di Rifkin. La recente notizia della possibilità reale di utilizzare l’energia solare con metodo elaborato dal premio Nobel Rubbia, dà grande prestigio all’utilizzo di questo metodo di pensiero che per troppi anni era stato relegato in posizione secondaria.
    Vogliamo quindi qui presentare alcuni principi che a nostro avviso possono essere utili ad affrontare in termini innovativi i fondamenti di una legge che vuole appunto essere innovativa. Anzitutto si vuole ricordare che un sistema chiuso (nella pratica quasi chiuso) è destinato ad una stasi finale nella quale tutto diventa indifferenziato attraverso l’annullamento di ogni differenza. Ciò è quello che i fisici chiamano morte termodinamica. Uno dei concetti base in questo tipo di analisi è quello di "entropia".Questo termine indica il grado di disordine, di disorganizzazione di un sistema, della parte di energia non più utilizzabile ad alcun fine. Il termine è utilizzato anche nella teoria della comunicazione rappresentando quello che si chiama "rumore di fondo". L’aumento di entropia rappresenta l’aumento di disordine e disorganizzazione di un sistema e dell’energia non più utilizzabile. Per l’entropia vige una legge molto semplice che collega i processi all’interno di un sistema relazionato ad altri sistemi:

S = Si + Se

S : Variazione entropia del sistema
Si: Variazione entropia processi irreversibili nel sistema
Se: Flusso di entropia dovuto a scambi con l’esterno (entrata - uscita)

Se (Flusso di entropia dovuto a scambi con l’esterno) viene considerato positivo se in uscita verso l’esterno dal sistema, negativo se in entrata dall’esterno verso il sistema, nullo (zero) se il sistema è totalmente isolato.

    Da questa semplice relazione si può per esempio analizzare in termini non soggettivi quanto accade in Trentino a livello associativo, globalmente o per singoli enti e associazioni.

Si hanno vari casi:

    Se Se è in uscita dal sistema e quindi positivo, il risultato è che S risulta positivo; in pratica l’entropia è aumentata, è aumentata la disorganizzazione e il disordine, è aumentata l’energia non utilizzabile

    Se Se è in entrata nel sistema e quindi negativa, il risultato è che S diminuisce e quindi l’entropia è diminuita, il che significa che è diminuita la disorganizzazione ed il caos.

    Se Se è nullo (zero) vuol dire che il sistema è isolato non avendo scambi con l’esterno; il destino è quello della morte termodinamica, socialmente la tendenziale scomparsa di ogni differenziazione.

    Si fa osservare che Si rappresenta in certo qual modo gli "attriti di funzionamento interni al sistema".

Abbiamo suggerito queste cose per due motivi:

  1. Introdurre un criterio di analisi fecondo ed oggettivo
     

  2. Sulla base di questo criterio fornire dei mezzi per capire quali siano le scelte necessarie, quali le scelte inutili, quali le scelte dannose nell’ipotesi di elaborare qualcosa di propositivo ed innovativo per il Trentino.

Sulla base di quanto fin qui scritto riteniamo importantissimo che in quest’itinerario di progetto di legge si rendano possibili almeno due condizioni di metodo:

  1. Il sito internet del forum sia aperto a contributi esterni da prendere in considerazione.
     

  2. Ogni scelta organizzativa o riorganizzativa che tocca l’entropia dei processi irreversibili di sistema venga accuratamente discussa e concertata con i Soggetti interessati in quanto va a toccare aspetti socio-politici locali.
     

  3. Si propone nell’ambito del Forum un incontro pubblico con i rappresentanti associativi - culturali locali e quelli esterni dal momento che, almeno si spera, il Trentino non deve rimanere "Sistema chiuso".
     

  4. Non tenere in considerazione tutte le proposte esulanti dal tema "come fare una nuova legge".

      Speriamo che questa nostra provocazione alzi il livello del dibattito e che possa nascere un’aerea di confronto che non può non risultare formativa. Gli scopi finali sono poi, in ultima analisi, quelli di favorire aggregazione virtuosa. Solo così potrà essere superata la questione della dicotomia tra "obbedienti" e "disobbedienti".
   Infatti queste due categorie implicano l’assenza della categoria "cittadini responsabili e protagonisti". Soluzioni pasticciate o troppo compromissorie porterebbero solo a una moderna riedizione della Accademia di Lagado descritta da Swift.
    Per ultimo vogliamo osservare che per il sistema complessivo, nella logica termodinamica sopra esposta, bisogna cercare di legiferare per ridurre al massimo il Si. Ciò può venire solo aumentando il livello di aggregazione associativa permanente e favorendo rapporti creativi - organizzativi tra soggetti associativi diversi. Inoltre appare necessario un aumento del Se in entrata e ciò può avvenire in vari modi: innanzitutto recependo la legislazione nazionale che favorisce solo certi tipi di processi associativi; poi eliminando conseguentemente gli spazi all’associazionismo di comodo e quello sostanzialmente inesistente (associazioni composte dal solo responsabile e nessun iscritto). Ciò si rende tanto più necessario in quanto le risorse pubbliche non sono in aumento relativamente ai costi generali di gestione. Un grande impegno deve essere rivolto a legiferare in modo da dare autorevolezza al vero associazionismo. In tal modo viene tolto spazio di manovra a quella filosofia praticata, ma mai dichiarata di utilizzare il fenomeno associativo (reale o virtuale) per fini privatistici. Ci riserviamo di rientrare nel dibattito di questo Forum sperando che ci siano molti interventi utili ad aprire una discussione essenziale alla promulgazione di una legge innovativa, come richiesta dai tempi attuali.

Ugo Winkler per ARCI del Trentino.