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Interviene nel dibattito un musicista
I miei saluti, vicepresidente
Cogo, e i miei complimenti all'iniziativa, che dovrebbe però esser diffusa
maggiormente tra gli addetti ai lavori. Io ne sono venuto a conoscenza
tardivamente e quasi casualmente.
Voglio fare questo intervento in qualità di musicista e promotore musicale,
cerco di descrivermi in poche righe: insegno musica, ho fatto molti concerti,
tre CD, organizzo qualche concerto.
Ritengo di conoscere abbastanza bene la situazione musicale del Trentino, e in
particolar modo quella della mia città, Rovereto.
Cercherò di fare un’analisi della situazione musicale del Trentino il più
sintetica possibile, per non levare lo spazio ad altri interventi.
Innanzitutto vi sono molti punti dell’intervento di Francesco Valdambrini (e del
suo gruppo) che reputo fondamentali per la discussione: il primo
concetto fondamentale riguarda l’assoluta distinzione del prodotto commerciale
dal prodotto artistico. Penso di non dire nulla di nuovo
affermando che vi è una politica puramente fatta di marketing delle case
discografiche nel lanciare i loro pupilli per realizzare IMMEDIATO PROFITTO.
Un artista, ma anche un artigiano, che avesse bisogno di tempo per essere
apprezzato dalla critica, o che non avesse le caratteristiche della moda
sarebbe ignorato da tutte le case discografiche, e potrebbe lavorare solo
con autofinanziamento. Questo per una ragione molto semplice: per promuovere un
prodotto musicale ci vogliono molti, molti soldi per la pubblicità, come per
promuovere un nuovo tipo di pannolino o un’autovettura.
Realizzato quindi che le case discografiche non lavorano per la cultura
musicale, ma per generare profitti, si deve chiarire che il dovere morale
dell’ente pubblico dovrebbe consistere nel promuovere la musica di qualità.
Attenzione che mi sembra importante parlare di musica di qualità, e non di
musica "classica" in senso stretto, la musica di qualità è senz’altro un campo
molto più grande della musica cosiddetta "classica".
L’ente pubblico dovrebbe sostenere la cultura musicale partendo dalle basi, cioè
da chi la musica la può fare a qualsiasi livello, ossia dalle scuole musicali.
Qui io denuncio il Trentino per non essere stato in grado di costituire,
come in Alto-Adige, un Istituto musicale che agisca su tutta la Provincia e che
diffonda la cultura musicale seguendo delle linee programmatiche serie,
pedagogicamente fondate, ma anche diverse dall’istruzione specialistica del
Conservatorio. Sono memore del progetto portato avanti a suo tempo da Mauro
Bondi che, se non vado errato, si è arenato sullo spinoso argomento
dell’assunzione del personale. Invece a Bolzano, l’Istituto Musicale Vivaldi(al
tempo Istituto per l’Educazione Musicale in Lingua Italiana) opera su tutto il
territorio della Provincia, e vi si entra attraverso delle graduatorie stese
dalla Provincia stessa. Sono numerosi gli insegnanti, tra i quali il
sottoscritto, che dal Trentino si recano quotidianamente in questo Istituto per
lavorare. La scuola di Bolzano ha nei suoi ranghi quasi 100 insegnanti in lingua
italiana, e più di 300 insegnanti in lingua tedesca, un numero bloccato
dall’amministrazione provinciale perché dare un limite ai costi. Nelle
cooperative trentine invece la situazione è un po’ confusa, difforme tra le
varie scuole e poco coordinata, nonostante la
corposità dell’intervento delle amministrazioni.
L’istituzione di una scuola seria, su tutto il territorio provinciale,
costituita con graduatorie di insegnanti qualificati è un necessità della
diffusione della cultura musicale in Trentino.
Per quanto riguarda invece l’intervento dell’ente pubblico nel sostenere le
associazioni che si occupano di musica, qui viene da parlare solo di
fossilizzazione della ripartizione dei contributi, la torta si ripartisce
sempre nelle stesse percentuali, e chi ci rimette è sempre il piccolo che
non ha la forza e non trova le risorse per spiccare un salto.
Fa bene Valdambrini a dire che non ci deve essere il cumulo di cariche, e
nemmeno gli incarichi a vita, perché in questo modo si è arrivati alla
impossibilità di rinnovare almeno quello che non funziona.
Unito a questo discorso va di pari passo il discorso per i musicisti
professionisti. Ai tempi dell’Accademia Filarmonica Trentina, occasione
vanificata, obbiettai con il Direttore Artistico Franceschini, che qui in
Trentino si è sempre considerati giovani. Ciò va anche bene, vuol dire che
noi musicista abbiamo un bella cera, ma va assolutamente male quando vieni
considerato giovane perché così non si mette in discussione il potere.
Pochissimo è stato fatto per i musicisti e compositori locali, e anche qui è
stato fatto più dalla spinta volenterosa di qualche persona sensibile che da
una situazione coordinata che potesse occuparsi di formare e allo stesso
tempo di far lavorare i musicisti locali. Invece di fare questo le varie
associazioni della zona si impegnano quasi esclusivamente nell’importare la
musica dall’esterno, senza pensare che potrebbero averla sotto casa a un
costo minore e finanziando così la cultura. Certo che è necessario chiamare
anche il grande artista che viene da lontano, ma penso che sia importante
evitare un atteggiamento snobistico verso il musicisti della zona.
Riassumendo quello che reputo importante:
-
un istituto musicale per tutto il territorio trentino, sulla falsa riga di
quello di Bolzano;
-
avere il coraggio di ridurre o togliere i finanziamenti alle associazioni
che risentono di "impasse" programmatico;
-
avere il coraggio mantenere una quota di denaro pubblico per finanziare
progetti nuovi, onde dare loro una possibilità;
-
creare una associazione che si occupi di far suonare il più possibile i
musicisti locali, e che commissioni ai compositori, arrangiatori,
armonizzatori la stesura di nuovi brani musicali;
-
creare attorno alla struttura del MART un’insieme coordinato di iniziative
volte al reciproco interesse culturale e pubblicitario;
- cercare di avere gruppi musicali, come cori e bande, della maggior qualità
possibile, per poter usufruire delle loro capacità nelle varie occasioni
della vita sociale;
-
avvalersi sempre della consulenza delle persone addette ai lavori.
Nella speranza che il Trentino abbia una nuova legge che ne valorizzi le
potenzialità e che possa coordinare le varie iniziative sul territorio, i
miei migliori saluti,
Stefano Masera
http://www.stefanomasera.it
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