La riforma della cultura

INDICE

Premessa

Le proposte

 

Premessa

Con l’intento di offrire un modesto contributo, per il settore dello spettacolo che è quello di attinenza precipua alle attività del Coordinamento Teatrale Trentino ed aderendo all’invito rivolto dalla sig.ra Vice Presidente della Giunta provinciale ed Assessore alla Cultura ai soggetti culturali operanti sul territorio, qui di seguito il C.T.T. svolge alcune riassuntive riflessioni di carattere generale ed anche per le specifiche materie di propria competenza, alla luce della sua venticinquennale esperienza di organizzatore e produttore di eventi culturali nei settori del teatro, del cinema, della musica d’autore, della lirica e non ultimo della narrazione e della parola.
    Ciò premesso è anzitutto apprezzabile l’indubbia e forte volontà della Giunta provinciale di porre finalmente mano ad una normativa, che abbia anzitutto lo scopo di un effettivo riordino del settore, anche in piena ed intelligente coerenza con un programma di Legislatura che, come evidenziato a suo tempo, sottolinea quanto: « la cultura, quindi non può lasciarsi travolgere da quell’artificiale cosmopolitismo senza anima, costruito e alimentato da un’industria culturale sempre più monopolistica, che si basa sulla banalizzazione, sulla perdita delle specifiche identità, su un’omologazione che non offre strumenti di comprensione e di analisi critica e che sembra voler sempre più attutire la capacità delle persone e delle comunità locali di prendere liberamente decisioni autonome.
    La cultura e le identità delle nostre Comunità rappresentano una risorsa essenziale ed un valore aggiunto determinante per vivere in maniera originale un futuro basato su elementi competitivi che consentano di rendere qualitativamente forte il nostro territorio, facendolo riconoscere ed apprezzare per le sue peculiarità, e per comprendere ed affrontare la complessità della modernizzazione, senza confondersi e senza disperdersi. Il senso di appartenenza, radicato storicamente e socialmente, deve sapere creare forme di interazione e di progettualità comune fra giovani e anziani e aprire finestre curiose e intelligenti sulle contraddittorie sfaccettature del presente e sulle opportunità del futuro.

È evidente che le nostre radici identitarie vanno rivitalizzate dai confronti con le problematiche poste da rapporti sempre più intensi e vasti con altri contesti sociali e culturali. Questa nostra identità rinnovata deve costituire un concreto fattore valorizzante di assoluto rilievo, sia per incrementare la qualità della vita delle persone che vivono in Trentino, sia per superare da un lato le tendenze alla rassegnazione, che contraddistinguono condizioni di prolungata incertezza, e dall’altro il senso di appagamento per i buoni risultati raggiunti dall’autonomia che caratterizza la società trentina e che rischia di accompagnarsi con una scarsa propensione per il rischio e per l’innovazione ... »
    Proprio il nodo dell’identità culturale è oltremodo condiviso dal C.T.T. nella radicata consapevolezza che questo è oggi il tema dominante delle fasi di sviluppo futuro dei territori e delle loro aspirazioni culturali ed a tale proposito allora è qui forse opportuno rammentare come il dibattito attorno all’identità trentina non è nuovo e nemmeno concluso. Esso infatti gira attorno all’evanescenza delle formule fin qui usate per definirlo. Per avviare allora un ragionamento in proposito, è opportuno prendere anzitutto le mosse dall’idea di Benedetto Croce, secondo la quale "il carattere di un popolo", vale a dire "la forma in cui un gruppo etnico tende a rappresentare a se stesso rispondendo al bisogno di costruire la propria identità", sia "la sua storia, tutta la sua storia, nient’altro che la sua storia", ma in tal modo non faremmo altro che ribadire la complessità di ogni operazione che tendesse a ridurre ad unità una storia - quella trentina non meno che quella italiana - assai complessa, a cui si sovrappone da sempre una memoria al pari intricata e raramente coincidente con la storia degli storici.
    E infatti: a quale passato ricondurre l’identità del popolo trentino? A quale memoria di quel passato? Elaborata da chi? E tramandata da chi? Le possibilità di scelta che ci si presentano sono infinite: potremmo riandare al Trentino dei Reti o dei romani; alle antiche comunità rurali sparse per le valli e alle loro "Regole"; oppure alle due città di Trento e Rovereto e alle loro storie dissimili e spesso in conflitto; alle tradizioni contadine o a quelle dei gruppi intellettuali urbani; al ruolo di mediazione fra mondo tedesco e mondo latino che il Trentino ha avuto fino alla prima Guerra Mondiale; alla grande guerra degli alpini o a quella dei Kaiserjäger, e via via, per continue contrapposizioni, fino ai nostri giorni.

In questo contesto solo una fase della storia locale forse potrebbe non prestarsi a questo gioco un po’ manicheo ed il periodo del governo vescovile di Bernardo Cesio, l’unico ad aver compreso fino in fondo l’importanza del territorio e dell’identità come cerniera culturale imprescindibile, ma anche l’unico probabilmente ad aver almeno avviato il tratteggio di una specifica fisionomia di questa terra; una fisionomia avvertibile in tutta l’Europa del tempo e dentro la quale gli stessi trentini potevano ritrovarsi; una fisionomia, infine, che si traduce, anche se non si compie e poi quindi si appanna e si sperde, con il Concilio di Trento. Ma questa è indubbiamente un’altra storia. Dietro ognuno di questi passati, non di rado avvolto nel mito, c’è una memoria di gruppo che lo guarda e su di esso si fonda, e che, a sua volta, è fondamento di un’identità.
    Ecco la ragione per la quale la storia di questa terra e il racconto che di essa ci è rimasto, sono in realtà il risultato della somma di un numero praticamente infinito di identità di minoranza, vere o inventate che siano, all’interno del quale funge, spesso, da elemento separatore la "frontiera nascosta", ovvero quell’insieme di credenze, di pregiudizi e di stereotipi che, come ci insegna Zoderer, ben poco hanno a che fare con le identità nazionali che sembrano invece ispirarli. Questi temi, a nostro sommesso avviso, dovrebbero quindi costituire la nuova frontiera sulla quale misurare effettivamente il portato di una grande riforma, ma anche dei progetti culturali, ovvero la capacità reale dei protagonisti e degli eventi della cultura - e soprattutto di quella locale - di incidere veramente sulle necessarie trasformazioni con le quali questa terra deve pur confrontarsi, per non immiserire nel ripiegamento su sé stessa, nel futuro più immediato.
    È solo in un tale contesto pertanto che diventa necessario immaginare il ridisegno di un sistema dell’organizzazione culturale fortemente ancorato al territorio ed, allo stesso tempo, coraggiosamente capace di superare, sia sotto il profilo filosofico come normativo in senso stretto, i troppo ed angusti limiti del passato e del presente, operando così anzitutto una chiara distinzione fra arti dello spettacolo ed arti figurative ed, al contempo, un’altrettanto netta definizione fra professionismo e volontariato, nonché, a sua volta, fra volontariato su base d’impresa e di rete territoriale da un lato e volontariato con finalità prettamente sociali e dopolavoristiche dall’altra.

Accanto a ciò e quale indispensabile premessa, va chiarito, al di là di ogni ragionevole e più volte sorto dubbio, quale fisionomia abbia il disegno riformatore della Giunta provinciale: quella della cosiddetta "legge - quadro" o, alternativamente e non compatibilmente, quella della "legge di settore"?
    È di tutta evidenza che se l’opzione va in un senso o nell’altro, muta di conseguenza il contributo stesso che gli Operatori possono offrire, ma, per quanto attiene il presente, il ragionamento che di seguito si proverà a delineare verte sull’idea di una "legge - quadro", ovvero di uno strumento di indirizzo generale capace di demandare poi a successivi provvedimenti, lasciati alla facoltà della Giunta provinciale, la parte esecutiva di un più generale scenario riformatore.
    Infine, preme qui evidenziare come forse il settore, almeno per quanto attiene le materie sulle quali il Coordinamento Teatrale Trentino reputa di essere titolato ad intervenire, necessita anziché di un generico "svecchiamento", di una riorganizzazione diffusa e razionale, dentro la quale, in una logica marcatamente programmatoria, si venga a definire, una volta per tutte, "chi fa cosa", proprio per evitare il rischio di ridurre il potenziale enorme dell’apporto pubblico alle politiche culturali a mere operazioni di monetizzazioni del consenso, che hanno determinato quei limiti oggettivi di cui ancora o pesantemente soffre il sistema culturale trentino.
    È sulla scorta di tali premesse che il Coordinamento Teatrale Trentino si permette, qui di seguito, di formulare suggerimenti, osservazioni e richieste atte a rendere la normativa il più aderente possibile alle esigenze culturali del presente e del futuro.

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Le proposte

Nel contesto allora di una positiva dinamica di collaborazione con la Giunta provinciale e stante lo spirito di una democrazia diffusa e capace di cogliere le istanze che provengono dal "basso", pare di qualche utilità elencare qui, seppur succintamente, le osservazioni tecniche elaborate dal Coordinamento Teatrale Trentino sulla base degli Atti di Indirizzo prodotti dalla Giunta provinciale stessa ed a fronte di un dibattito interno all’Ente che ha definito un’analisi di quadro ed ha raccolto alcune proposte da sottoporre alle sedi istituzionali,unendo ad esse anche talune richieste esplicite, nell’auspicio che le medesime possano trovare ascolto da parte della Giunta provinciale in questa fase propedeutica al formarsi dell’articolato di legge.
    Va così anzitutto precisato come, soprattutto dalla seconda metà degli anni ’80 e per quasi tutti gli anni ‘90, il sistema delle attività culturali in Trentino si è retto, nella sua quasi totalità, sull’intervento pubblico inteso come erogazione dapprima di finanziamenti e poi anche di servizi, con una evidente carenza di programmazione complessiva, che è invece metodo recentemente recuperato attraverso l’intelligente meccanismo delle convenzioni che garantiscono certezze ai soggetti culturali da un lato e finalizzano la spesa a precisi obiettivi culturali e ad avvertite esigenze del territorio. Indubbiamente certi meccanismi di sostegno generalizzato, propri di quegli anni, hanno favorito crescite numeriche ma non altrettanto di qualità e spesso si è assistito a preoccupanti fenomeni di deriva verso il basso e di esponenziale aumento di enti, soggetti ed associazioni, il cui scopo, ad un certo punto, appariva forse più quello della raccolta del consenso che non quello della crescita culturale di città e periferie.

Oggi, vuoi per ragioni di mercato ovvero di una domanda di cultura fattasi via via più esigente anche nelle valli; vuoi per una oggettiva contrazione delle risorse disponibili per il sostegno delle attività a causa dei grandi costi sostenuti per il M.A.R.T. sul versante delle arti figurative e per il Centro Servizi Culturali "S. Chiara" per quanto attiene le principali politiche dello spettacolo dal vivo, il quadro è mutato ed impone finalmente l’adozione di scelte vere di politica culturale, piuttosto che elargizioni "a piè di lista". In questo senso è pertanto oltremodo auspicabile una effettiva rivisitazione delle attività culturali, capace soprattutto di potenziare risorse ed aspettative dei territori di periferia ed, al contempo, di eliminare pericolose sacche di inutile spreco e di vuoto programmatorio. È secondo questa chiave di lettura pertanto che va impostato un ragionamento non limitato, se possibile, al puro dato legislativo, bensì proiettato invece anche sul fronte di una selezione accurata di soggetti e proposte, ai quali appunto destinare interventi e risorse.
    Dentro questa cornice l’idea di un "patto" appare di per sé innovativa ed apprezzabile, principalmente quando il patto mira a potenziare le ragioni dello sviluppo locale, in un meccanismo di distretti culturali fra loro interagenti e che diano anche nuove prospettive occupazionali, soprattutto negli ambiti più deboli, anche nella consapevolezza del ruolo centrale che sta assumendo il comparto dei servizi per la cultura ed il turismo.
    In tale contesto pertanto un’attenzione ulteriore e specifica va riservata alla dimensione del territorio, prevedendo, laddove possibile, l’inserimento in norma di un chiaro riferimento a quei soggetti che si occupano delle politiche dello spettacolo dal vivo, attribuendo loro un riconoscimento concreto del lavoro svolto e del ruolo futuro, nella consapevolezza che questi soggetti sono diversi e non possono essere tutti identificati con il solo Centro Servizi Culturali "S. Chiara", il cui raggio d’azione dovrà essere concentrato sui grandi centri urbani e su consistenti eventi culturali, mentre nelle periferie dovranno continuare ad agire appunto coloro che da anni e proficuamente se ne occupano.

È altrettanto importante, anche definire, come giustamente indicano le "Linee di indirizzo", ruoli e compiti degli Enti pubblici preposti al sostegno delle attività culturali in un sistema di reti che va potenziato. Tutto ciò però deve evitare il fin troppo facile rischio di ricondurre ogni cosa sotto la regia pubblica che transiterebbe così da una funzione di indicazione degli obiettivi e di reperimento di risorse da distribuire, a quella di una sorta di "controllore occulto", rischio auspicabilmente lontano dalle attuali volontà del Legislatore provinciale, ma che può diventare concreto in futuro. Dentro queste logiche dovrebbe anche trovare spazio, nella futura proposta di legge, un effettivo riordino del sistema degli enti funzionali di settore, almeno come linee di quadro, risolvendo da un lato, ad esempio il nodo degli assetti istituzionali ed organizzativi di talune realtà come il Centro "S. Chiara" e, dall’altro, riconoscendo il ruolo e la funzione dei soggetti con i quali già è in corso un meccanismo convenzionatorio con la Provincia.
    Infine va effettivamente recuperata un’idea programmatoria capace di non ridursi al mero confezionamento della lista della spesa, bensì in grado invece di immaginare oggi prospettive e domande di cultura del futuro anche incidendo, se possibile, su consolidati stereotipi come quelli delle Federazioni, il cui compito va ripensato perché non può più ridursi ad una funzione esclusivamente di natura sindacale.

Ciò premesso quindi è anzitutto doveroso sottolineare, a nostro parere, l’importanza di:

  1. un esplicito riconoscimento in legge della validità e prosecuzione in futuro dello strumento convenzionale con gli Enti già vincolati a tale logica, nonché la previsione di una contestuale partecipazione all’Assemblea degli stessi di un funzionario provinciale, anche in relazione all’ipotesi di dar vita realmente ad un Osservatorio delle Attività Culturali, Osservatorio che in tal modo non sarebbe solo un "work in progress" ma rispecchierebbe fedelmente lo stato dell’arte ed il suo costante evolversi. A tale proposito giova qui introdurre anche un ulteriore spunto di riflessione, attorno appunto al tema dell’istituendo Osservatorio delle Attività culturali, non dimenticando come simili esperienze in passato non abbiano dati i frutti sperati. Ciò posto e comunque si decida, va chiarito come l’eventuale Osservatorio dev’essere anzitutto strumento valutativo di processo e di percorso e non camera di compensazione per la redistribuzione di risorse finanziarie o impropria Commissione di valutazione esterna al sistema stesso.
     

  2. Al contempo, va poi definita in norma una chiara suddivisione delle aree di intervento pubblico e di interesse complessivo fra le due principali reti della spettacolarizzazione dal vivo in Trentino: da un lato il Centro Servizi culturali "S. Chiara" che per la sua reale vocazione di Landestheater deve potersi occupare di tutta la principale asta dell’Adige ovvero soprattutto Trento e Rovereto e, dall’altro, il Coordinamento Teatrale Trentino che deve poter proseguire il suo già proficuo impegno a favore di tutta la restante periferia che fa spettacolo, proprio in un’ottica di valorizzazione di rete che comunque già esiste e da tempo e che si esplica anche attraverso percorsi come quelli della lirica nelle valli o del servizio di bigliettazione automatica per tutti i richiedenti.
     

  3. In tale contesto inoltre è da prevedersi, anche sull’onda di quanto già avviene in proposito a livello nazionale, l’istituzione attraverso la legge del Fondo Unico Provinciale dello Spettacolo (F.U.P.S.), ovvero un meccanismo in grado di offrire certezze erogative sulla base delle quali costruire idonei percorsi culturali ed organizzativi, secondo quanto emerso più volte anche nelle sedi concertative. Il F.U.P.S. poi deve avere il compito di definire i finanziamenti erogabili sulla base di criteri di riferimento oggettivi, ovvero di una titolarità dei progetti; di una comprovata esperienza; del valore territoriale delle iniziative e della mole di attività annuali realizzate. Ciò consentirà infine una più equa redistribuzione dei ruoli affidando alla politica il compito fondamentale e suo proprio di stabilire, anche su base pluriennale, gli obiettivi e di lasciare poi alla realizzazione tecnica la definizione dei mezzi. Tutto ciò introduce così un sempre auspicato impianto programmatorio, ovvero una netta distinzione di ruoli e compiti, nonché una definizione certa delle risorse finanziarie disponibili almeno annualmente e sulla scorta delle quali stabilire obiettivi e programmi delle diverse attività culturali sul territorio.
     

  4. Accanto a ciò poi vanno definiti dal Legislatore gli obiettivi culturali che i diversi soggetti, o almeno quelli convenzionati debbono perseguire, nonché le differenze effettive che distinguono coloro i quali fanno comunque impresa culturale e chi invece fa altro e ciò a prescindere dal fatto che tali soggetti siano più o meno ascrivibili alle categorie del volontariato culturale; al contempo un’altra distinzione va operata fra coloro che organizzano e producono costantemente e sul territorio spettacolo dal vivo e chi invece orienta prevalentemente la propria azione sul versante della sperimentazione e formazione del pubblico.
     

  5. Congiuntamente a tali prospettive è da valutare inoltre l’ipotesi di istituzione con norma, così come già avviene in Piemonte, di un’ "Antenna culturale", ovvero di una struttura cofinanziata dall’Unione Europea, dai privati e solo in minima parte dalla Provincia, atta ad assistere e coadiuvare tutti quei soggetti culturali che intendono avvalersi ed attingere ai Programmi europei, come quello denominato "Cultura 2000", anche con la non secondaria finalità di sgravare l’Ente pubblico provinciale da oneri finanziari che possono appunto essere reperiti altrove, se esiste un supporto adatto a sostenere la complessità burocratica dei finanziamenti comunitari.
     

  6. È poi opportuno anche individuare concrete forme di vantaggio economico per favorire gli investimenti privati in cultura, sia che questi agiscano come coproduttori e/o come sponsor degli eventi culturali, intervenendo, ad esempio e nell’impossibilità di agire direttamente da parte della Provincia sulla defiscalizzazione degli oneri investiti, almeno sulla quota dei nove decimi dell’I.V.A. che rimangono in provincia o comunque individuando altre forme incentivanti.
     

  7. In una logica di attenzione maggiore infine verso coloro che sanno e vogliono fare sistema, non solo sul piano locale ma anche nazionale ed europeo e con la finalità del reperimento di risorse parallele appunto al finanziamento provinciale, vanno, se possibile, semplificate ulteriormente le procedure contabili per la gestione dei soggetti convenzionati e va valorizzata, in simultanea, il ruolo di una formazione del pubblico che sa ancorarsi al territorio ed alle realtà che vi operano, siano esse pubbliche o private, pur prestando attenzione ad evitare la parcellizzazione delle microesperienze che non premia affatto, sul piano dell’economicità di gestione, sia per quanto attiene appunto la formazione come la spettacolarizzazione.

In conclusione ed auspicando come tali proposte possano rivestire un certo interesse, si rimane a disposizione per qualsiasi approfondimento ulteriore sia sotto il versante dell’impianto generale, sia sotto il profilo più squisitamente tecnico.

- COORDINAMENTO TEATRALE TRENTINO -
Trento, 17 giugno 2004

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