... ancora sulla musica


Premetto: vorrei restare anonimo. Anonimo non perché non intenda assumermi la responsabilità di quanto affermerò, ma perché ritengo (purtroppo) che gran parte degli interventi di questo Forum, e specie quelli musicali, siano il risultato di istanze spesso troppo personalistiche, di interessi di gruppo (ma la politica non è in fondo interesse di gruppo?) da cui però vorrei decisamente allontanarmi.

Sono un musicologo, e come musicologo tendo a "ragionare" sulla musica. In molti (soprattutto i "musicisti": esecutori, compositori, ecc.) credono che "parlare" di musica sia sbagliato, che la musica vada soprattutto fatta, eseguita, ascoltata... Ed ogni loro proposta va in questa direzione.

Non credo però che ciò sia completamente corretto. La musica non è un'ARTE. O perlomeno non è SOLO un'arte. La musica è innanzitutto CULTURA e come tale va considerata e trattata. L'arte, si sa, è anarchica: dal Dadaismo e Futurismo in poi tutto è possibile. La cultura è invece lucida e coerente, così come (almeno noi cittadini speriamo) la politica. Qualsiasi progetto di politica culturale dovrà quindi, piuttosto che cedere alla istanze di gruppi, più o meno "artistici", tentare di razionalizzare, secondo precisi modelli l'organizzazione e gli indirizzi (quindi i finanziamenti...) della diffusione del sapere.

Dal punto di vista musicale, ad esempio, non posso che dolermi di vedere la musica cadere sempre più sul versante dello spettacolo (basta guardare i quotidiani: invece di parlare, e spesso, di musica nelle pagine culturali, risolvono tutto nelle pagine degli "Spettacoli" o, peggio ancora, in quelle degli "Appuntamenti"... E questo vale sia per l'Adige che per Repubblica...) invece di rafforzarsi come strumento di pensiero, e ciò indipendentemente dalla contrapposizione un po' oziosa e sempre faziosa (a seconda dei versanti) fra musica commerciale e di massa.

Fare Spettacoli è necessario e doveroso, ma è pur necessario che ciascun spettacolo crei cultura, abbia dei contenuti e che questi contenuti siano indirizzati, anche, politicamente. Per carità, non auspico nessun "Grande Fratello"... Però non auspico neppure una politica che non sappia decidere e quindi si affidi agli "addetti ai lavori". Come aspirazione principale non mi spiacerebbe, anzi, che "molti addetti ai lavori" fossero estromessi dalla gestione della cultura: un compositore componga, ma NON decida quali brani si debbano eseguire nei Festival; un pittore dipinga, ma NON decida cosa deve essere messo in mostra al MART...

Uno dei precedenti interventi sottolineava come le cariche istituzionali siano troppo spesso "monopolizzate". Ci sono sempre le "solite" persone nei luoghi del comando nella cultura: ciò è sicuramente un male. Un male perché, oltre all'esperienza (sempre preziosa) spesso ciò comporta un certo ristagno, senza alcuna innovazione.
Alla Haydn, si diceva, ci sono "solo" un musicologo ed un Compositore... È un male?
Se valuto, da lontano, la recente commissione a Gasperi da parte della Haydn non ci trovo nulla di strano. Ma se approfondisco l'analisi e scopro che Gasperi è allievo di Valdambrini comprendo come le "solo" due persone non riescano a svincolarsi dal quel rapporto personale (non dico clienteristico o nepotistico, non intendo fare alcuna allusione "negativa") che le circonda. Immaginate cosa succederebbe se ci fossero dieci musicisti? La stagione non basterebbe ad eseguire brani propri e di propri allievi...
Forse, dico forse, sarebbe forse meglio se i vari comitati fossero composti di soli manager, che non hanno problemi a commissionare nulla a nessuno, ma che inseguono dei "progetti" a cui devono necessariamente attenersi (decisi "Politicamente").

Credo che in Trentino si faccia troppa musica, e troppa cultura in generale, spesso anche di non eccelsa qualità. In tempi di "vacche magre" come quelli che stiamo vivendo sarebbe meglio concentrarsi su alcuni grandi eventi e distinguere nettamente (anche dal punto di vista finanziario) i "contenitori" con l'obbligo di far risuonare la loro attività anche a livello nazionale/internazionale da quelli concentrati invece a livello locale (dalla sagra, alla festa di capodanno, al concerto o alla mostra occasionale). Credo che una prima vera forma di organizzazione potrebbe essere proprio questa: finanziare e riconoscere solo in base alla netta distinzione fra i due "livelli" di incidenza culturale. Facendo ciò si stimolerebbe una reale concorrenza fra le varie Istituzione ed Associazioni incitandole ad un continuo miglioramento delle proprie offerte culturali.

E poi la didattica. Ma questo forse è un altro discorso.

Chiedo scusa per la logorrea.
Anonimo