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Gian Francesco Malfatti (Ala 1731, Ferrara 1807) è un
nome importante nella storia della matematica. Dal 1754 si trasferì a
Ferrara, dove trascorse in pratica tutta la vita, e di quella università
divenne il «matematico». Ala si prepara a ricordarlo nei duecento anni dalla
sua scomparsa e sta progettando una complessa attività per dare il giusto
merito a questi che è probabilmente lo scienziato più insigne che ebbe natali
in bassa Vallagarina.
Il progetto vede la collaborazione delle Università di
Trento e Ferrara. Il matematico partecipò attivamente alla vita scientifica e
sociale dei suoi tempi, intrattenendo, come si usava, una fitta
corrispondenza con gli scienziati coevi. Accolse, quando venne il momento,
con una certa simpatia l'arrivo di Napoleone che portava in giro cannoni ma
anche idee illuministe. E per questo dovette pagare uno scotto non lieve,
dato che si trovava in una provincia dello Stato della Chiesa e sotto la
protezione dell'Imperatore d'Austria, ambedue decisi antipatizzanti del
Corso.
Ma l'aspetto più interessante della sua vita è proprio
quello scientifico. Ancora oggi, duecento anni dopo la sua scomparsa, ci sono
studiosi che si impegnano sul suo lavoro, per ricavarne spunti e sviluppi.
Quello che meraviglia è come la sua fama - quasi ignorata nei luoghi natali -
sia ancora ben viva negli ambienti accademici. Una quindicina d'anni fa fu
uno studioso di San Pietroburgo, V. A. Zalgaller, preside della facoltà di
Matematica di quella Università, a impegnarsi sul “problema di Malfatti” ed a
proporne una soluzione. Il quesito proposto dal matematico alense, e che
porta ancora il suo nome, è abbastanza semplice da dire, molto meno da
risolvere.
Si tratta di mettere tre cerchi in un triangolo, in modo
che ciascuno tocchi gli altri due ed almeno due lati del triangolo. E bisogna
fare in modo che siano il più grandi - di diametro - possibile. Malfatti
stesso raccontò che il problema gli fu posto da un marmista, che si era
trovato con un «avanzo» di prezioso marmo di forma triangolare, che nessuno
voleva; mentre c'era sempre una richiesta di colonnine di vario diametro:
perciò chiedeva aiuto allo scienziato per ricavare il massimo dalla materia
prima, scartando il meno possibile. Il professore si mise volentieri al
lavoro e sfornò una soluzione.
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Ma non dimenticò di dare relazione del problema ai
consessi internazionali, e da duecento anni ogni tanto qualcuno propone la
propria variante. Fra i tanti, ci si è provato ultimamente anche un
insegnante di matematica turco, che ci ha lavorato alcuni anni: Mustafà
Töngemen. Venuto casualmente a conoscenza del tema, lo ha affrontato con le
armi classiche dello studioso di geometria: righello e compasso. Il risultato
è nella figura in alto a sinistra: una lavoro classico, ma riesce a dare la
misura di quanto si debba lavorare per arrivare a risolvere un problema
apparentemente banale. I passaggi per arrivare a questo risultato sono
molteplici, e per ciascuno si deve dare una dettagliata spiegazione.
Malfatti, ovviamente, non si dedicò soltanto a questo, ma anche a molti altri
temi di matematica e geometria, sia legati a problemi pratici che di pura
speculazione scientifica. Famosa, e ancor oggi riverita, è la risolvente di
Malfatti, che consente di risolvere, in determinate condizioni, equazioni di
grado superiore al quarto. Lo scienziato alense fu anche uno dei fondatori
della Società dei Quaranta, antesignana della moderna Accademia delle
scienze. Inoltre contribuì con uno dei primi articoli alla progetta
«Enciclopedia Italiana», che un gruppo di scienziati della penisola
progettava di dare alle stampe come originale costruzione dell'esempio
dell'«Enciclopedie» di Diderot e d'Alembert.
Curiosamente, il tema trattato dallo studioso trentino fu
una forma particolare del gioco del Lotto, che il principe Vescovo aveva
appena introdotto in Trentino. Sembra incredibile, ma l'istituzione
dell'azzardo di stato venne promossa per finanziare le carceri: infatti
Venezia, che aveva fino a quel momento provveduto con le proprie istituzioni
anche ai principati viciniori, rifiutò di continuare a sostenere quell'onere.
Perciò, nelle carte si Malfatti si celano anche «misteriose» elucubrazioni
sulle probabilità del più popolare gioco d'azzardo italiano.
di LEONARDO FRANCHINI
da L’Adige del 2
luglio 2007
www.ladige.it
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