Titolo

Addio a Ettore Sottsass

La lunga chioma di capelli bianchi raccolti in una treccina, è nascosta sotto il bavero del giaccone. Così si presentava Ettore Sottsass, un paio d'anni fa, a Rovereto, quando il Mart gli dedicò la prima grande retrospettiva. Ora, la vita e le opere del celebre architetto di origine trentine, scomparso l'altroieri nella sua casa di Milano, sono raccontate da una mostra in corso fino al 2 marzo a Trieste. «Si dice Sottsàss perché viene dal ladino e significa sotto il sasso», spiegava del suo cognome, come a sottolineare il legame con le radici, madre austriaca e padre fassano, Ettore senior, pure lui grande architetto. Ettore junior lascerà presto il Trentino, sarà ragazzino a Torino, dove si laurea al Politecnico. Poi, la lunga stagione di Milano, la metropoli in cui matura la sua arte poliedrica, espressione di una creatività profonda e originale. Così raccontava il concepimento dei progetti straordinari che ha firmato: «Erano gli anni della rivoluzione culturale del '68. Ci domandavamo che senso avesse fare il nostro mestiere. Così cominciammo ad uscire dagli schemi con un nuovo vocabolario di idee e un patrimonio creativo enorme». Ha dedicato la sua vita a dare forma a oggetti d'arredamento e macchine da lavoro: «Se qualcosa ci salverà, sarà la bellezza». Sua la Valentine Olivetti, la mitica e colorata macchina da scrivere portatile disegnata nel '70, amata e usata da giornalisti e scrittori di fama in tutto il mondo, esposta al Moma di New York. Suoi uno tra i più squadrati televisori Brionvega, il Memphis I23 del 1980 e la divertente libreria Carlton a metà strada tra un totem e un videogame. Sottsass il 14 settembre aveva compiuto novant'anni e aveva appena partecipato attivamente all'allestimento della mostra triestina «Vorrei sapere perché», che celebra tutto il suo percorso creativo. Nato a Innsbruck nel 1917, ha studiato architettura e si laureò al Politecnico torinese. Nel '47 a Milano parte la sua attività di architetto aprendo un suo studio, che, dal 1958, quando inizia la trentennale collaborazione con la Olivetti, diventa uno dei luoghi di riferimento della nuova ricerca e dell'industrial design che contribuirà a portare l'Italian style al successo nel mondo. Figura eclettica e poliedrica, Sottsass non è solo una delle firme più importanti della ricerca più innovativa del design internazionale, ma un protagonista della cultura del Novecento, che passa dal Moderno allo Spazialismo, dal Razionalismo al Pop. Fotografo appassionato, negli anni della Beat generation, con la moglie Fernanda Pivano, girò tutta l'America con la macchina fotografica al collo, cominciando a testimoniare tutto, come farà poi sempre, visivamente. Come artista ha partecipato al Mac (movimento arte concreta) e allo Spazialismo negli anni '40-'50. Alle tematiche del design è legata alla fine degli anni '70, la creazione del gruppo Alchimia che concretizza il lavoro ideologico e progettuale svolto negli anni del «radical design». Nel 1981, con personaggi come Hans Hollein, Arata Isozaki, Andrea Branzi, Michele De Lucchi e altri, fonda Memphis, che è storicamente giudicato uno dei più significativi movimenti del design italiano, cui ha dato una svolta significativa, cedendo per una volta più all'estetica che alla funzionalità, «l'emozione prima della funzione», con la realizzazione di arredi e oggetti colorati. Mobili, dalla Beverly a Casablanca, che sono tra i suoi progetti più noti, vere icone di modernità. Questo sino a quando, nel 1990, ritenendo terminata la propria funzione d'avanguardia, Memphis viene sciolto, dando vita al Post Design.

 

 

 

Dalla lunga collaborazione con la Olivetti nascono macchine che fanno storia, dalla calcolatrice Logos 27 (1963) alla macchina da scrivere Praxis 48 (1964), dalla celeberrima Valentina (con Perry King) al sistema per ufficio Synthesis (1973). Il progetto più importante computer Mainframe Elea 9003, grazie al quale vinse il Compasso D'Oro nel 1959. Dal '75 un'altra collaborazione importante, quella con Artemide, per lampade e oggetti in vetro. «Per me - ha scritto - il design è un modo di discutere la vita. Un modo di discutere la società, la politica, l'erotismo, il cibo e persino il design. Infine è un modo di costruire una possibile utopia figurativa, o di costruire una metafora della vita». Nella sua lunga e felice carriera, Sottsass ha spaziato in tanti campi oltre il disegno industriale, dalla fotografia alla pittura, persino ai gioielli, la ceramica, il vetro, il rame. Intellettuale inquieto e voracemente curioso, artista, è stato comunque in primo luogo e sempre architetto, protagonista di assoluto rilievo con i suoi progetti del Novecento italiano. Con lo studio Sottsass e associati, fondato nel 1980, porta avanti una visione a tutto campo della progettualità, dalla casa all'ambiente urbano, con una architettura sempre disegnata intorno all'uomo. Nascono così, oltre agli oggetti per le maggiori industrie di arredamento, case, ville , manifesti di grandi eventi, disegni di nuove «città ideali», il progetto per la Nuova Malpensa. Di tutto di più, sempre con gli occhi, la penna, la testa da architetto: «Mi arrabbio quando mi dicono che sono un'artista», commentava di recente, «cioè non mi arrabbio ma sono fondamentalmente un architetto». E a proposito della mostra di Trieste, confessava: «Mi piacerebbe che i visitatori uscissero piangendo, con un'emozione». Sempre coerente alla sua idea profonda, vedeva per le nuove leve del design il rischio di finire come «vittime predestinate del mercato e del processo industriale».

 

Da L’Adige del 2 gennaio 2008

 

www.ladige.it