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Il progetto
“Adotta un Bene
Culturale” è una proposta della durata di un anno, nata dalla proficua
collaborazione tra la Soprintendenza per i Beni Storico-artistici e il
Servizio Civile, un altro importante tassello tra le iniziative che
caratterizzano le attività di un Servizio come la Soprintendenza che ha come
compito istituzionale la tutela del patrimonio del territorio e che
quotidianamente opera in ambito provinciale per la sua salvaguardia.
L’iniziativa,
ideata e coordinata da Daniela Floris in qualità di Operatore Locale di
Progetto, aveva come obiettivo quello di fornire una corretta informazione
sul bene culturale e promuovere nella popolazione, in particolare quella più
giovane, una maggiore sensibilità sul tema della tutela e della conservazione
di questi beni. Un’offerta nuova attraverso la quale s’intendeva coinvolgere
i futuri cittadini nella scoperta dei beni culturali presenti sul territorio,
che, in via sperimentale, è stato circoscritto alle Valli Giudicarie
Interiori; ci si è avvalsi come partner scientifico di rilievo nazionale
della collaborazione e dell’esperienza di Italia Nostra sezione di Trento.
Il percorso è
stato avviato all’inizio di gennaio 2009 e ha coinvolto, per la durata di un
anno, le volontarie Linnet Betta, Luciana Cincelli, Francesca Costanzo e,
fino a settembre, Luana Tarter, tutte con un bagaglio di studi in ambito
storico artistico.

A lunga conservazione. Guida pratica all’uso del
patrimonio culturale
Fondamentale è
stato il periodo di formazione diviso in due parti gestite dai relativi
uffici competenti: una orientata sui contenuti specifici del Servizio Civile,
la seconda proposta dai funzionari della Soprintendenza Beni
Storico-artistici e volta ad approfondire i temi della catalogazione, della
legislazione, della storia delle arti, dell’iconografia, del restauro.
Frutto di
questa prima parte attiva dell’iniziativa è stata la stesura di un breve
fascicolo: A lunga conservazione. Guida pratica all’uso del patrimonio
culturale, un vademecum che ha come finalità quella di avvicinare le
Istituzioni al cittadino rendendo sempre più trasparente il lavoro della
pubblica amministrazione e offrendosi come aiuto efficace per orientarsi
nell’ampia e variegata materia del patrimonio culturale. Per questo si è
ritenuto necessario raggruppare tutte le informazioni di cui il cittadino
potesse avere bisogno in un unico strumento, compatto e agile, per una rapida
consultazione della normativa vigente.
La guida è
suddivisa in diversi capitoli: alcuni di carattere generale, altri, invece,
contengono argomenti squisitamente concreti come i servizi offerti dalla
Soprintendenza e le pratiche che possono essere evase attraverso i vari
uffici. Infine, nelle pagine conclusive, è stato aggiunto qualche utile
consiglio per contribuire alla conservazione, e quindi alla trasmissione al
futuro, di un patrimonio che spesso viene danneggiato o, molto più
semplicemente, trascurato perché non riconosciuto come tale.
L’intera guida
è stata redatta con un linguaggio leggero, a volte ironico e divertente,
pensato per catturare la curiosità e l’attenzione del giovane lettore, con il
contributo di alcuni spiritosi disegni e una grafica invitante, per rendere
più gradevole l’approccio al testo e coinvolgere maggiormente l’utente in un
tema meritevole di approfondimento, ma talvolta un po’ distante.
Al termine del
lavoro, la guida è stata presentata agli addetti ai lavori in una conferenza
nella sala stampa della Provincia autonoma di Trento il 12 giugno e
successivamente alla cittadinanza, con un incontro avvenuto presso la Sala
degli Affreschi della Biblioteca Comunale di Trento il 18 giugno.
In questa
occasione sono state ribadite le motivazioni che hanno portato alla stesura
del fascicolo e i metodi con cui è stato impostato; l’appuntamento è stato
presentato da Salvatore Ferrari, vicedirettore della sezione trentina di
Italia Nostra, la cui introduzione ha stimolato nel pubblico un interessante
dibattito sui temi della gestione del patrimonio e sulla diffusione delle
buone prassi per una corretta conservazione.
La guida “A
lunga conservazione” è disponibile in formato cartaceo presso la
Soprintendenza per i Beni Storico-artistici o scaricabile in pdf dal sito trentinocultura.net
Scarica il pdf
della Guida >>

La visita e l’attività sul territorio: le
Giudicarie Interiori
Nella
seconda parte del progetto, l’attenzione, si è focalizzata su una porzione
del vasto territorio della provincia: le Giudicarie Interiori. Dopo aver
consultato numerose guide, volumi e siti internet dedicati alle vallate dei
fiumi Sarca e Chiese, il gruppo si è nuovamente affidato alla preziosa
esperienza di conoscenza del territorio di Italia Nostra e in luglio, è stata
effettuata una prima visita esplorativa in Val Rendena.
Grazie
ancora a Salvatore Ferrari, sono state contattate le socie di Italia Nostra
della Valle Rendena; la signora Luisa Romeri, si è premurata di elencare
numerosi siti di importanza storica, culturale e artistica della zona poco
noti come possibili spunti di approfondimento per il progetto; mentre la
signora Emanuela Bonfioli, attivissima nella tutela e valorizzazione del
patrimonio della zona e responsabile della Fondazione Maria Pernici Antica
Vetreria Carisolo, ha fornito la sua esperienza e consigli per avvicinare un
tipo di pubblico molto sensibile a questi temi: le scolaresche delle primarie
e secondarie di primo grado.
Tra
i siti interessanti individuati come possibili luoghi di lavoro e
approfondimento con le scolaresche, per le tematiche e per la disponibilità
degli insegnanti, sono apparsi subito il paese di Caderzone Terme e, a
Madonna di Campiglio, lo splendido Salone Hofer del Grand Hotel Des Alpes che
solo da pochi anni è stato dichiarato bene d’interesse culturale dalla
Provincia Autonoma di Trento.

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Il percorso a
Madonna di Campiglio: il Salone Hofer del Grand Hotel Des Alpes
Il Salone è uno tra i più antichi edifici turistici del
Trentino ed è stato frequentato dall’imperatrice Elisabetta e dal marito
Francesco Giuseppe. Nel 1898, l’allora albergatore Franz Josef Oesterreicher,
commissionò al pittore bolzanino Gottfried Hofer una maestosa tela ad olio
raffigurante la Madonna di Campiglio e un ciclo di dipinti che s’inserisce
nel gusto floreale di fine Ottocento; Hofer ha rappresentato in modo
dettagliato alcuni esemplari della flora alpina che incorniciano episodi e
personaggi tratti dalla mitologia. Recentemente il Salone ha subito un grave
incendio, avvenuto nel dicembre 2007, che ha danneggiato parte del complesso.
Tutte queste particolarità hanno fatto sì che l’edificio
venisse analizzato sotto numerosi punti di vista che hanno costituito le
proposte di lavoro; i temi sono stati quindi diversificati secondo l’ordine e
il grado delle classi, in modo tale da inserirsi nel programma scolastico e,
nel contempo, di poter cogliere gli aspetti polisemantici dei singoli beni
anche se tutti accomunati dal loro status di luoghi da conservare.
Sotto l’aspetto organizzativo è stato, prima di tutto,
contattata la direzione dell’Hotel Des Alpes, per testare la fattibilità
dell’idea, che si è dimostrata subito sensibile e disponibile ad accogliere
la richiesta. Successivamente è stato scelto il target delle scuole da
coinvolgere; la decisione è caduta sulle secondarie di primo grado presenti
in paese, sia perché in questo modo non c’era il problema dello spostamento
con i mezzi pubblici, sia perché saranno loro i futuri “tutori” del Salone
nei prossimi decenni.
Dopo aver studiato delle possibili attività, il progetto è
stato proposto al dirigente scolastico, professor Franco Brunelli, che subito
ha dato il suo appoggio contattando gli insegnanti delle discipline tecniche
e umanistiche della scuola. Sul piano pratico, il progetto si è sviluppato
organizzando per ogni classe una visita di circa tre ore nel Salone e un
successivo incontro di un’ora a scuola, avvenuti nei mesi di ottobre e
novembre, grazie alla partecipazione e supervisione del prof. Rudi Corradi.
Il ridotto numero degli incontri è stato scelto principalmente perché il
tempo dedicato al curriculum scolastico locale è limitato e
contemporaneamente non si voleva erodere tutto il monte ore delle già poche
lezioni di educazione artistica. Sul piano progettuale il materiale
realizzato e utilizzato nelle scuole ha compreso un dossier d’orientamento
rivolto agli insegnanti con all’interno: alcuni approfondimenti sulle
tematiche affrontate nel progetto, notizie interessanti dei luoghi, dei
personaggi storicamente significativi e delle tecniche artistiche utilizzate,
corredate da una bibliografia essenziale.
Un altro nucleo è stato dedicato ai ragazzi. Il materiale
è stato fornito durante la prima uscita, composto da facili schede
semi-strutturate, ideate in modo da sollecitare il continuo scambio tra
l’osservazione dei manufatti, l’organizzazione delle informazioni e il
conseguente raffronto tra esse e i documenti in nostro possesso. Un’altra
parte delle schede riassuntive è stata, invece, consegnata nell’appuntamento
conclusivo di verifica in classe.
I temi affrontati sono stati: il mito per la classe prima
e la conservazione e la tutela dei luoghi d’arte per le classi seconda e
terza, entrambi utili e inerenti al loro percorso di studi.
L’esperienza è stata decisamente positiva; al progetto
hanno partecipato un totale di 39 alunni che si sono svelati ottimi
osservatori, acuti detective in erba e simpatici curiosi d’arte. Anche i
docenti, da parte loro, si sono dimostrati molto interessati al progetto.
Nel mese di dicembre, a grande richiesta, è stata
effettuata una vista guidata al Salone Hofer per i ragazzi in Servizio Civile
dell’anno 2009. L’appuntamento è stato un’occasione informale per gustare
raro esempio dell’arte floreale in Trentino.

Il percorso a
Caderzone Terme
Contemporaneamente al progetto di Madonna di Campiglio, è
stato avviato un percorso con le classi terza e quarta della scuola primaria
di Caderzone Terme.
La scelta è caduta su questo comune perché offre uno dei
centri storici più antichi della Val Rendena e, proprio per questo, adatto
per illustrare, anche ai più piccoli, l’importante messaggio offerto dalla
conoscenza del patrimonio culturale locale. La particolare posizione della
scuola, posta a pochi passi dal centro storico, ha inoltre agevolato
l’organizzazione delle uscite per esplorare le mete previste.
Prima di iniziare l’attività è stato fatto un elenco con
una scelta dei beni culturali del paese e, abbozzato il progetto, sono state
contattate le insegnanti della classe terza e quarta che hanno aderito
entusiasticamente. Il programma è stato realizzato in cinque incontri
settimanali tra novembre e dicembre 2009 e ha coinvolto un totale di 34
alunni, affrontando con i più piccoli il tema dei fiori e animali
nell’iconografia dei santi, mentre con la quarta è stato trattato il tema
dell’acqua, elemento centrale nell’economia del paese e per la storia della
comunità, collegato alle fontane e alle terme.
Di volta in volta il materiale è stato strutturato in base
alla modalità didattica con cui era previsto di affrontare la lezione (in
alternativa tra laboratori in classe, uscite nel centro storico o visite alla
chiesa del paese): erano state infatti preventivamente predisposte schede
tecniche, giochi, puzzle, disegni da completare con colori e terminologie
corrette, in modo tale da favorire il coinvolgimento e l’apprendimento dei
bambini.
Durante l’ultimo laboratorio, ciascuno degli allievi ha
ordinato, sotto forma di diario, i propri lavori, includendo alcune
fotografie che erano state scattate negli incontri precedenti e che lo
vedevano protagonista delle varie esperienze vissute. Il diario è sembrato un
modo utile, pratico e riassuntivo per lasciare nella mente dei bambini una
traccia concreta del lavoro svolto, unitamente al ricordo del tempo passato
insieme.
La valutazione finale è stata certamente positiva; sia da
parte delle insegnanti che si sono dimostrati molto collaborativi, sia da
parte degli alunni. L’iniziativa ha fatto conoscere ai bambini alcuni beni
particolarmente importanti del proprio paese e li ha avvicinati all’arte in
modo alternativo, attraverso il gioco e il divertimento.

Considerazioni
finali sull’intero progetto
Con questo progetto pilota è stata confermata l’importanza
di lavorare sul territorio e con il territorio. I piccoli centri storici del
Trentino hanno un’enorme potenzialità ancora tutta da scoprire e le attività
realizzate in questa occasione ne hanno dato solo un piccolo saggio, un altro
modo di proporre attività dedicate alla conoscenza e all’uso, come risorsa
educativa, dei beni culturali disseminati sul territorio. La felice
collaborazione con gli insegnanti, che si ringraziano per la disponibilità ad
accogliere il gruppo di lavoro e permettere così di fare un’esperienza molto
coinvolgente, ha dimostrato come la sperimentazione e l’entusiasmo possano
dare ottimi frutti, trasmettendo ai cittadini in formazione la consapevolezza
dei diritti e dei doveri che li renderanno ben presto responsabili in prima
persona nei confronti del patrimonio culturale.
(a cura di L. Betta, L. Cincelli, F. Costanzo)
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