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L'Europa unita dal Carnevale

 

IL collante potrebbe non essere religioso ma pagano. Il carnevale come radice comune dell'Unione europea è un'ipotesi. Per smentirla o avvalorala (facendo eventualmente arrabbiare la gerarchia ecclesiastica della Chiesa di Roma che non è riuscita a far passare le radici cristiane nella carta comunitaria) Bruxelles ha già concesso 80 mila euro per coprire la metà delle spese di un progetto di studio e ricerca pensato a San Michele all'Adige: «Carneval King of Europe» (Carnevale re d'Europa). Una forzatura? «Possiamo cominciare ad educare gli europei a superare i pregiudizi nazionalistici», taglia corto la mente del progetto, il direttore del Museo degli usi e costumi della gente trentina, Giovanni Kezich. A San Michele all'Adige, oggi e domani, si svolge, appunto, «Quattro Carnevali e mezzo» , la manifestazione che unisce per la prima volta in Trentino cinque carnevali tradizionali in una mostra, una tavola rotonda e una grande sfilata. Penìa, Valfloriana, Varignano, Coredo e San Michele sono i luoghi riuniti nell'iniziativa che si apre oggi alle 14, con l'inaugurazione, in municipio, di un'esposizione di oggetti e fotografie sul tema. Alle 16.30, incontro sul Carnevale storico, con zoom su arte e artigianato, seguito dalla proiezione del film «Tre carnevali e mezzo», prodotto dal Museo. Domani, alle 13.30, la processione di carri per le vie di San Michele, nella quale si inseriranno le maschere degli altri paesi di «Quattro Carnevali e mezzo», che è un appuntamento nel quadro del progetto Festa del Carnevale alpino mirante a portare in Trentino, nei prossimi anni, le tradizioni e gli usi delle diverse popolazioni che abitano l'arco montuoso. «L'idea - spiega Kezich - ci è venuta un paio di anni fa mentre eravamo in Bulgaria, a quaranta chilometri da Sofia, a seguire un festival dei carnevali che si tiene da oltre vent'anni e che coinvolge un centinaio di gruppi di tutta Europa». Gli accertamenti, cui collaborano studiosi di vari Paesi, sono in corso, ma per Kezich la realtà è evidente: «Ci sono delle caratteristiche comuni - assicura - delle somiglianze nello stile delle rappresentazioni, nei personaggi, nel modo in cui sono proposte le situazioni». Un fenomeno singolare che sembra collegare le celebrazioni spagnole (inclusi i Paesi baschi) a quelle balcaniche, con il coinvolgimento della Mitteleuropa. Un filo conduttore a tratti perfino «sconcertante» che gli esperti intendono indagare. Il progetto è biennale e la mente è il Museo di San Michele dove collaborano con Kezich l'antropologo dell'università di Bologna Cesare Poppi e due ricercatori dell'istituto della piana, Antonella Mott e Marcello Trentini. La squadra di studiosi è rafforzata dagli esperti degli altri musei etnografici interessati: Marsiglia, Skopjie, Sofia e Zagabria. Anche se in forma non ancora ufficiale, in Italia San Michele ha trovato altri partner: a Nuoro, Altamura e negli Abruzzi.

 

«Non esiste un carnevale "‘tipo" europeo», avverte però Kezich. Quello che si rileva sono fasi comuni, talvolta perfino sovrapponibili, per non dire identiche. Se è singolare che nella ricostruzione di Varignano (storicamente Romarzolo) venga impiegato il bambù, può stupire meno che la stessa piante venga utilizzata anche in Istria. Ma è probabilmente la simbologia (un arbusto verde, che incarna la rinascita) ad essere comune. «Dappertutto - insiste il direttore del Museo - si assiste alle stesse fasi nella rappresentazione: la prima è paurosa, la seconda solenne e la terza buffonesca». E praticamente ovunque si vada, le caratterizzazioni si richiamo all'agricoltura, sono una parodia della vita quotidiana e contadina con figure e maschere che si assomigliano. I cappelli bianchi a cono addobbati con fiori e nastri sono diffusissimi. Quello che gli studiosi vogliono capire è il perché. «L'dea - suggerisce Kezich - è che il Carnevale sia una liturgia pagana remotissima che in qualche modo ha a che fare con la presa di possesso dell'Europa da parte dell'ideologia agraria». Di più: «Il Carnevale è il patrimonio intimo delle comunità», aggiunge il direttore. Intimo da sopravvivere (talvolta anche forzosamente, nel nome del turismo) nei secoli e forse nei millenni fino a rivelare queste ancora misteriose radici comuni. Kezich parla di «similitudini impressionanti» nel costume e nei temi. La fase paurosa delle rappresentazioni è dominata dall'invasione di esseri selvaggi e mascherati, la seconda, quella solenne, da figure marziali e ieratiche (gli arlecchini di Valfloriana ne sono un esempio) che introducono una parte festosa quasi sempre incentrata su un finto matrimonio e la terza è quella buffonesca nella quale appaiono maschere caricaturali con soventi richiami all'orso (nei Balcani ma anche in valle di Fiemme). Gli stessi campanacci sono elementi comuni: «È la festa del risveglio della natura, come se la gente volesse anticipare la primavera e la bella stagione dopo i freddi dell'inverno».

 

di MATTIA ECCHELI

 

da L’Adige del 26 gennaio 2008

 

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