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Oltre 300 le opere iscritte al più antico
festival internazionale del cinema di montagna diretto da Maurizio
Nichetti.Tra le anteprime dell’edizione 2010, “Nanga Parbat” di Messner e
Vilsmaier in lingua italiana e “L’ultima salita” di Elisabetta Sgarbi, terzo
documentario della sua trilogia sulla scultura sacra.
Evento di apertura del festival, il 30
aprile, con la proiezione di un film muto musicato dal vivo “Der Heilige
Berg” (La montagna sacra) firmato da Arnold Fanck, uno dei maestri del
Bergfilm.
Si può parlare di picchi e di vette anche
in termini di partecipazione per l’edizione 2010 del TrentoFilmfestival, il
più antico e prestigioso festival internazionale dedicato al cinema di
montagna.
Sul tavolo della commissione esaminatrice
sono infatti arrivate oltre 300 pellicole, tra documentari d'autore,
reportage e fiction. Augusto Golin responsabile della programmazione
cinematografica, il critico Gianluigi Bozza e il documentarista Pino
Brambilla hanno passato ore e ore in sala proiezione. Con il solo obiettivo
di proporre al pubblico della 58° edizione della rassegna solo quelle dai
contenuti più originali e innovativi nel modo di raccontare la montagna, il
rapporto tra l’uomo e la natura, la quotidianità di chi vive e lavora in ogni
angolo del pianeta, le avventure più estreme. Arrivando dunque alla selezione
definitiva delle opere che si contenderanno i palmarès del
TrentoFilmfestival, in primis il Gran Premio Città di Trento - Genziana
d’Oro.
L’edizione in programma dal 29 aprile
al 9 maggio con la direzione artistica di Maurizio Nichetti, sarà come
sempre contraddistinta da importanti anteprime nazionali e internazionali.
Tra le più attese la prima proiezione in lingua italiana di Nanga
Parbat, il film che il regista Joseph Vilsmaier - già
vincitore nel 1996 al TrentoFilmfestival con il film Schlafes Bruder (tratto
dal romanzo best seller dello scrittore Robert Schneider “Le voci del
mondo”) - ha realizzato in collaborazione con l’alpinista Reinhold
Messner. Il film racconta la tragica spedizione in Pakistan del 1970 al
Nanga Parbat – la nona montagna più alta della terra - in cui il fratello di
Messner, Günther, venne travolto da una valanga al termine di una avventurosa
discesa dall’inesplorato versante Diamir. Reinhold lo cercò, senza successo,
e alla fine scese da solo, ricomparendo al campo base dopo sei giorni con
gravi congelamenti ai piedi per cui dovette subire l’amputazione di sei dita.
Nel 2005, quando il corpo di Günther fu trovato a 4.300 metri di quota, ai
piedi della parete Diamir si scrisse la parola fine sulle accuse rivolte a
Reinhold Messner da alcuni compagni di spedizione di aver abbandonato il
fratello in difficoltà.
Della regista Elisabetta Sgarbi, il
TrentoFilmfestival presenta in anteprima italiana L’ultima salita,
terzo episodio della sua trilogia sulla scultura sacra. Un documentario
interamente dedicato ad una singolare opera di un artista camuno del 1700,
Beniamino Simoni, che realizzò le statue per una via crucis di 14 cappelle,
svelata grazie alla cinepresa in tutta la sua forza tragica ed espressiva. I
testi di autori come Giovanni Testori, Vittorio Sgarbi, Erri De Luca, Remo
Bodei, letti da Toni Servillo accompagnano le immagini in questo percorso che
conduce al cuore dell’anima e dell’arte.
Da diverse prospettive due registi
raccontano storie di bambini tra le montagne. Ambientato nell’arido e
maestoso paesaggio delle montagne innevate dello Zanskar, nella regione
himalayana dell’ India, Himalaya le chemin du ciel della
regista francese Marianne Chaud (una nomination per i “Cesar” 2010,
gli Oscar del cinema francese) racconta la storia dei monaci bambini del
monastero di Phukthal, ed in particolare di Kenrap, un bimbo di otto anni che
da quando ne aveva cinque pensa di essere la reincarnazione di un anziano
monaco. A partire dalla toilette mattutina a -20° C, durante il corso di
filosofia, mentre lava i piatti o gioca con gli amici, fino ai pochi giorni
di vacanza che trascorre in famiglia, la regista lo segue, parla con lui, si
fa raccontare la sua vita. Il regista rumeno Björn Reinhardt in Der
Kinderberg racconta invece la vita dei bambini di Obcina, un
pittoresco villaggio di montagna in Romania, che fanno fronte
all'inspiegabile assenza dei loro genitori con ammirevole impegno: coltivano
gli orti e cucinano i pasti, si occupano di mucche e pecore, e utilizzano un
sacco della loro preziosa immaginazione per tenersi occupati.
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Le montagne libanesi attorno ad Ain
el-Halazoun fanno da sfondo al film The one man village del
regista Simon El Habre. Osservando la vita in questo villaggio
fantasma, che nel corso del giorno ritorna a vivere dopo le distruzioni
portate dalla guerra civile e i cui abitanti appartengono tutti ad un'unica
famiglia, si riflette sulla memoria collettiva in una terra che sembra vivere
in una sorta di amnesia collettiva e che rimane sempre vulnerabile di fronte
a una nuova possibile guerra civile. Con Le main et la voix, il
regista Hamzehian Anush ci accompagna in un viaggio dalla Corsica al
Friuli, da Nizza al Trentino attraverso un vortice di dialetti e di lingue
alla scoperta dell’antico gioco della mora, un gioco travestito da rituale
magico, tra le grida, i pugni, le dita, il fervore, i volti alterati dei
giocatori.
Per gli appassionati di alpinismo e di
sport estremi in anteprima a Trento The wildest dream: the conquest of
Everest del regista Anthony Geffen indaga sui misteri
dell'Everest legati al primo tentativo di salire il tetto del
mondo de parte degli alpinisti George Mallory e Andrew Irvine nel 1924.
Misteri che non furono sciolti neppure con il ritrovamento del
corpo di Mallory nel 1999. Nel documentario, dove la voce narrante è affidata
all’attore Liam Neeson, gli alpinisti Conrad Anker e Leo
Houlding ripercorrono passo passo le loro tracce fino in vetta.
E la cronaca più recente registra l'annuncio dello storico americano Tom
Holzel di una prossima spedizione per recuperare il corpo di
Irvine e la macchina fotografica che non fu trovata addosso a Mallory.
Mount St.Elias è invece il drammatico racconto del
regista austriaco Gerald Salmina sull’impresa di tre sciatori alle
prese con la discesa del Monte St. Elias situato tra Yukon e Alaska, la più
lunga discesa con gli sci mai realizzata, impresa interrotta da un tragico
incidente che costò la vita a due dei tre protagonisti.
Anche in questa edizione la serata -
evento di apertura venerdì 30 aprile 2010 all’Auditorium S. Chiara: il
festival prenderà il via con la proiezione di un film muto musicato dal vivo.
In programma Der Heilige Berg (La montagna sacra), film del
1926 firmato da Arnold Fanck, uno dei maestri del Bergfilm genere
di film molto popolare negli anni ’20 e ‘30, interpretato da Leni Riefenstahl
e Luis Trenker. La colonna sonora originale composta da Edmund Meisel sarà
eseguita dall’Orchestra regionale Haydn di Bolzano e Trento diretta
dal maestro Helmut Imig. La serata sarà preceduta dall'incontro con la
giornalista e critico cinematografico Irene
Bignardi e Matthias Fanck,nipote del
regista, sul “Bergfilm ed i suoi protagonisti”.
Per i cinefili c’è un secondo appuntamento
da mettere in agenda: sarà proiettato nell’edizione restaurata a cura della
Cineteca di Milano Il Gigante delle Dolomiti, film muto del 1926 del
regista Guido Brignone, un thriller di amore e spionaggio girato sui monti di
Cortina d’Ampezzo che ruota attorno alla figura di un “maciste” alpino
interpretato da Bartolomeo Pagano. La proiezione sarà accompagnata dalle
musiche di Carlo Casillo eseguite da “Miscele d’Aria”.
Tutte le
informazioni su www.trentofestival.it
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