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Il Santa Chiara cambia pelle. Tutto in mano alla Provincia

 

IL disegno dell'assessore alla cultura Margherita Cogo è compiuto: il S. Chiara passa di mano, dal Comune di Trento alla Provincia. A sancirlo è il «regolamento di organizzazione e funzionamento del Centro servizi culturali S. Chiara di Trento» approvato ieri mattina dalla giunta provinciale in attuazione della legge 15 del 2007 di «Disciplina delle attività culturali». Ora il regolamento, una sorta di statuto dell'ente, dovrà passare all'esame della commissione cultura del Consiglio provinciale, che darà un parere non vincolante, e poi sarà adottato in via definitiva ancora dalla giunta. Da quel momento, decorsi trenta giorni, l'attuale consiglio di amministrazione decadrà, in anticipo rispetto alla scadenza naturale del 2010. Subentrerà un cda provvisorio, composto di soli 3 membri, che rimarrà in carica due anni. Che fosse un atto al quale l'assessore Cogo teneva particolarmente, lo dimostra il fatto che questo ad essere adottato è stato il primo fra la decina di regolamenti da varare in attuazione della legge 15. Del resto tra la vicepresidente della giunta e l'attuale cda del Centro S. Chiara non è mai corso buon sangue, con la prima ad accusare ripetutamente il secondo di spendere troppo ed essere incapace di programmare. Non a caso il regolamento ora prevede che i membri del cda debbano «essere scelti fra esperti con comprovata esperienza di carattere manageriale nel settore pubblico o privato, con particolare riferimento al settore culturale, della gestione delle risorse umane e del controllo strategico». Insomma, più commercialisti che uomini di spettacolo e teatro. Dal Comune alla Provincia, si diceva. Se prima era Palazzo Thun a nominare sei membri su sette del cda, ora sarà piazza Dante a designare tutti e cinque i componenti (compreso presidente e vice), uno solo d'intesa con il Comune.

La giunta Pacher sarà maggiormente rappresentata nel Comitato d'indirizzo, il nuovo organo che avrà funzioni di indirizzo ma, a detta degli scettici, nessun potere nei confronti del cda. «Il consiglio di amministrazione - afferma l'assessore Cogo - avrà una funzione gestionale-amministrativa e non più di indirizzo politico. All'inizio, in via transitoria, sarà composto soltanto da tre membri, uno scelto d'intesa con il Comune di Trento, e avrà il compito di ampliare l'adesione al S.Chiara di altri soggetti, pubblici o privati, che conferiscano al Centro strutture o servizi, in modo da allargare la base sociale».

 

 

 

 

Un cda quindi più attento ai conti economici? «Certo, perché alla programmazione culturale ci penserà il comitato d'indirizzo». Cosa risponde a chi dice che la vicepresidente della Provincia è pronta a fare anche la presidente del S. Chiara? « (ride) Non è un argomento all'ordine del giorno». Quindi non è escluso? «Non ci ho minimamente pensato. Certo è che il cda transitorio avrà una forte funzione politica e quindi i primi tre membri dovranno avere caratteristiche particolari ed essere capaci di relazionarsi con gli enti territoriali».

 

Il nuovo Centro servizi Santa Chiara

 

Il Comitato d'indirizzo avrà compiti di programmazione

 

Il «regolamento di organizzazione e funzionamento del Centro servizi culturali S. Chiara di Trento» si compone di 29 articoli ed attua l'articolo 22 della legge provinciale 3 ottobre 2007 n.15 (Disciplina delle attività culturali). Il consiglio di amministrazione sarà composto da cinque membri, tutti nominati dalla giunta provinciale. Un componente sarà però scelto d'intesa con il Comune di Trento e uno con il Comune di Rovereto. Il cda avrà durata quinquennale. Il direttore viene nominato dal cda e assunto con contratto a tempo determinato di durata triennale. Alla scadenza può essere riconfermato. Il nuovo organo previsto da legge e regolamento è il Comitato d'indirizzo «che stabilisce gli obiettivi e le linee di programmazione dell'attività artistica e culturale del Centro tenuto conto del quadro generale degli interventi di rilievo provinciale realizzati da soggetti pubblici e privati». Potrà contare su un numero di membri variabile tra 7 e 11: 4 nominati dalla Provincia, 3 dal Comune di Trento e gli altri dagli enti che conferiranno al Centro strutture o servizi. L'articolo 12 prevede che «la gestione del Centro deve essere informata a criteri di efficienza ed economicità in relazione al carattere imprenditoriale dell'ente». «La Provincia e il Comune di Trento - stabilisce l'articolo 14 - mettono a disposizione del Centro, a titolo gratuito, rispettivamente il Teatro Sociale di Trento e il complesso ex Santa Chiara».

 

GUIDO PASQUALINI

 

Da L’Adige del 9 febbraio 2008

 

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