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“Il tempo è galantuomo» aveva detto il presidente
Dellai. E il suo è stato un vaticinio. Dopo la pubblicazione su PLoS One,
anche «Science», la più prestigiosa rivista americana in ambito scientifico,
ha riconosciuto il valore del sequenziamento del Dna della vite effettuato
dall'équipe di ricercatori, coordinata dal professor Riccardo Velasco,
dell'Istituto agrario di San Michele (l'attuale Fondazione Mach). La
pubblicazione dell'articolo è di ieri, ed è stata accolta in via Mach con
grande entusiasmo. «È una bella notizia - commenta il professor Francesco
Salamini, membro del consiglio scientifico dell'Istituto e del consiglio del
genoma -, è una nota con toni che senz'altro fanno trasparire che loro
credono di più al lavoro di San Michele, rispetto a quello della cordata
accademica franco-italiana. Ma quello che dà più soddisfazione è che dalle
alte vette i riflettori sono stati accesi su un piccolo centro che, almeno
per un giorno, è ben illuminato». Insomma un riconoscimento molto, molto
importante che giunge in Trentino come un risarcimento dovuto, dopo lo smacco
dell'articolo comparso su Nature, l'altra rivista di punta della ricerca
scientifica, che attribuiva al consorzio concorrente (quello guidato dalla
Francia, in collaborazione con alcuni atenei del Nordest) la primogenitura
della mappatura del genoma della vite. In un settore dove ciò che conta sono
le pubblicazioni, i ricercatori trentini si erano trovati spiazzati,
«bruciati» sul tempo dalla cordata italo-francese che aveva ottenuto le prime
pagine nazionali e internazionali. La pubblicazione su PLoS One aveva poi
permesso ai ricercatori di San Michele che, a differenza dei concorrenti
arrivati solo al 66%, hanno decodificato il 92% del genoma della vite, di
rivendicare un ruolo di primo piano. E i valore del loro lavoro viene oggi
riconosciuto a livello mondiale. «La rivista Science segnala periodicamente
le migliori pubblicazioni, e in questo caso, il nostro è stato segnalato come
lavoro di particolare importanza nel campo della genetica delle piante
coltivate - spiega il professor Velasco - Sequenziare il Pinot nero è stata
una scelta coraggiosa, poiché le piante coltivate presentano difficoltà
aggiuntive rispetto a piante costruite in laboratorio. Dall'altra abbiamo
prodotto una quantità di informazioni estremamente elevata sia rispetto allo
stato naturale della pianta sia di marcatori molecolari che è quello che
interessa ai fini del miglioramento varietale».
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I ricercatori di San Michele, ad esempio, hanno prodotto due
milioni di polimorfismi a singolo nucleotide, un vero arsenale, che è poi
quello che serve per migliorare la genetica delle piante. «Noi avevamo
mandato il lavoro a Science, e la rivista aveva giustificato di non poterlo
pubblicare, pur essendo un bel lavoro, per ragioni di spazio - continua
Velasco -. Fa molto piacere che l'abbiano riconosciuto nel momento in cui è
uscito su un'altra rivista». Nella segnalazione Science riporta le differenze
fra il lavoro dei ricercatori di San Michele e quello del consorzio
italo-francese e aggiunge che il lavoro trentino, più accurato, propone
alcune alternative alle conclusioni cui sono arrivati gli altri, rilevando
anche come vi sia una discrepanza rispetto alla tesi fondamentale del lavoro
italo-francese. «Già la pubblicazione su PloS One era la concretizzazione di
tante fatiche, vederlo riconosciuto da una rivista prestigiosa come Science e
segnalato come una delle migliori pubblicazioni del mese naturalmente riempie
i ragazzi di orgoglio - conclude Velasco - e se c'è una giustizia a questo
mondo è giusto che il merito venga riconosciuto». Adesso entro l'anno si
attende l'annuncio della decodificazione del genoma del melo, al quale sta
lavorando la stessa equipe. «E questo rende San Michele un posto un po'
magico per il genoma - sottolinea il professor Salamini -, nessuno può
vantare due genomi in due anni consecutivi». R.B.
Da L’Adige del
19 gennaio 2008
www.ladige.it
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