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L'illuminato Slop che "scoprì" Urano

 

C’è stato un periodo storico che ha visto nascere in Trentino una nutrita schiera di scienziati. Non un movimento organizzato, ma grandi personalità che come illuminati cani sciolti, emigrarono in diverse zone della penisola, in cerca di mecenati che sotenessero finanziariamente le loro ricerche. Medici, matematici, astronomi che formarono una comunità scientifica, sparpagliata, ma trentina. Si era nel pieno del Secolo dei Lumi, delle grandi curiosità tecniche e delle indagini minuziose sui fenomeni naturali. È curioso, ma il Trentino non partorirà più scienziati di tale levatura o che perlomeno otterranno riconoscimenti di pari importanza. Giuseppe Slop nasce a Cadine il 31 ottobre del 1740, nella villa che suo padre Francesco - commerciante di seta a Trento - utilizzava assieme alla moglie come residenza estiva e autunnale. Una famiglia agita, anzi nobile, considerato che Maria Teresa decide di conferirle il titolo nobiliare. Solo che anziché Baroni o Conti gli Slop vengono insigniti del titolo di «von Cadenberg»: più che un titolo, un certificato di residenza. Ragazzo sveglio, Giuseppe. Studi classici, ma soprattutto una gran voglia di prendere il mondo e rivoltarlo come un calzino. Sono anni di fermento scientifico e di grandi dispute. Copernicani e tolemaici fanno le ore piccole a furia di discussioni, e il Nostro non si tira certo indietro quando, nelle aule dell'oratorio S. Filippo Neri, si tratta di affermare che le regole di Tolomeo sono in contrasto evidente con la fisica e con l'astronomia. Al contrario, il sistema copernicano ben si adatta con entrambe e - con un po' di fantasia - riesce a spiegare anche i luoghi delle Sacre Scritture. Conclusi gli studi a Trento, vuoi per la vocazione ecclesiastica, vuoi perché forse trova l'ambiente trentino un po' moscetto per stare dietro al suo impeto creativo, Giuseppe Slop si trasferisce a Pisa, metropoli del Granducato di Toscana e lì si laurea nel 1762. Un ragazzo ancora in cerca della sua strada, che si guarda attorno con avidità in attesa dell'illuminazione giusta. Vuoi l'illuminazione? Eccotela l'iluminazione. Di fare il prete non se ne parla, anche perché papà Francesco non è così entusiasta dell'idea e poi ‘sta vocazione non è così profonda come sembrava. Mettere a frutto quella laurea in materie giuridiche potrebbe essere un'idea, ma a Giuseppe la lampadina si accende durante un corso di astronomia, tenuto da una superstar del campo: il celebre Tommaso Perelli. La pratica legale a Roma dura solo pochi mesi. Slop torna a Pisa con negli occhi una luce nuova: quella delle stelle. Perelli - a dire la verità - è un professore un po' sui generis, con tanto talento, un nutrito numero di detrattori e un'allergia cronica all'etichetta. Non fa lezione in piedi sulla cattedra, non si fa chiamare «Capitano, oh mio capitano» dagli studenti, ma un po' strano lo è lo stesso. C he Slop abbia delle qualità, Perelli lo capisce da subito, tanto che decide di affidargli la Specola, l'osservatorio astronomico di Pisa che lui non era ancora riuscito ad utilizzare. Avrebbe voluto anche che il trentino insegnasse presso una ipotetica seconda cattedra di astronomia, ma esisteva in quell'università la consuetudine di non assumere forestieri. «Quando nel proprio paese non si trova l'eccellenza in una professione - sostenne inutilmente Perelli - conviene cercarla altrove».

Nel 1769 Slop pubblica un primo volume di osservazioni dal titolo lungo come da qui a Mercurio: «Osservazioni degli astri effettuate a Pisa nella Specola accademica dall'anno 1765 del corrente secolo diciottesimo alla fine dell'anno 1769 date alla luce per ordine e sotto gli auspici di Pietro Leopoldo». E se questo era il titolo, figuriamoci cos'era il libro…

 

 

 

 

Nel frontespizio il Nostro decise di inserire anche il nome di quello scapestrato del figlio Francesco, nella speranza di avvicinarlo alla professione. Ma - ahinoi - assieme alla sorella Lucrezia, questi provocherà tali e tanti dispiaceri al papà che per descriverli, oltre ad un buon fegato, occorrerebbe un articolo a parte. La dedizione al lavoro astronomico di Giuseppe Slop è totale e appassionata. Ha a disposizione numerosi strumenti che sa usare alla perfezione e con i quali, ad esempio, determina le coordinate dell'osservatorio. Poi studia assiduamente Saturno e Giove e la loro opposizione per meglio determinarne le orbite. Sforna numerosi volumi di studi che vengono apprezzati in tutta Europa. Ma il capolavoro della carriera di questo geniale astronomo trentino sono gli studi sul pianeta Urano. Nel marzo del 1781 William Herschel lo osserva per la prima volta e dichiara al mondo che si tratta di una cometa. Nel settembre successivo, Slop si affretta a correggere il collega: non si tratta di una cometa, bensì di un vero e proprio pianeta. Hai detto niente… Era dai tempi antichi che non si osservava un altro pianeta al di là dell'orbita di Saturno. L'anno dopo Slop pubblica i suoi calcoli e le conclusioni in «Novi planetae observationes et theoria». Urano diviene per lui un oggetto di studio costante del quale riferisce più volte alla Società italiana delle Scienze di cui era membro e del quale fa menzione nel fitto carteggio che scambia con i più grandi astronomi europei. Lavoratore instancabile, lo Slop. Non centellina le energie e ama buttarsi a pesce nella professione. La sua notorietà cresce, ma lo stipendio rimane lo stesso di molti anni prima. Così decide di scrivere al Granduca: allora, ce la vogliamo mettere una mano sul cuore, o no?! Altro che mano sul cuore. Per avere una paga dignitosa il Nostro deve attendere la pensione di Perelli e diventare docente. La sua presenza dà un grosso impulso all'insegnamento dlel'astronomia. Gli studenti aumentano di numero. Tanto che nel 1796 egli viene nominato barone di Agnano. Questa volta un vero titolo nobiliare, non un'indicazione geografica tipica come il «von Cadenberg» di Maria Teresa. N el 1799 i francesi occupano il Granducato di Toscana, costringendo Ferdinando III alla fuga in Austria. Giuseppe Slop, evidentemente affascinato dai lumi della ragione, simpatizza subito con gli intellettuali francesi. Anzi, non si limita a simpatizzare, ma si schiera apertamente per gli occupanti. Questa volta la fa fuori dal vaso, perché quando Ferdinando torna in Toscana scortato dalle truppe austriache e spazza via i francesi, Slop viene accusato di «infezione antimonarchica». Un'infezione che gli fa perdere la cattedra e anche un po' la testa. Con la dignità sotto i piedi, Slop tenta di convincere le istituzioni e così a furia di suppliche, giuri e spergiuri nel giugno del 1800 riesce a riprendere l'insegnamento, mettendo da parte gli impeti rivoluzionari e in saccoccia il riacquistato diritto alla pensione di anzianità. Come avviene per le menti più geniali, una prova della rilevanza scientifica e della bravura di Slop si avrà solo dopo la sua morte, avvenuta nel febbraio del 1808, quando sia l'insegnamento dell'astronomia, sia la ricerca astronomica decaddero profondamente. Il suo successore, alle prese con le sfighe più varie, compreso un disastroso terremoto che inclinò la Specola, rimpiangerà più volte le capacità e la maestria di quel Giuseppe Antonio Slop von Cadenberg, barone di Agnano, il trentino che scoprì il pianeta Urano e per cui le stelle non potevano avere segreti.

 

Pino Loperfido

 

Da L’Adige del 9 marzo 2008

 

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