| Nato
a Tesero nel 1640, decimo e penultimo figlio, viene destinato, secondo le usanze allora in
vigore presso le famiglie numerose, alla carriera ecclesiastica. Dimostra ben presto doti
artistiche che coltiva, da autodidatta, in ambito locale, firmando, nel 1661, una pala
destinata ad una cappella presso Montagnaga di Pinè. Dal 1664 al 1667 segue corsi di
medicina e di legge allUniversità di Padova, interrotti poco dopo per dedicarsi
totalmente allarte. Formatosi sugli epigoni della pittura veneta del tardo
Cinquecento, Alberti ha loccasione, a Venezia, di arricchire la sua pittura
assimilando leredità coloristica di Tiziano fino a trovare una propria maturità
stilistica. Tornato a Trento, realizza una serie di opere fra cui la pala di San Vigilio
(firmata e datata 1673) e quella, attualmente esposta al Castello del Buonconsiglio,
raffigurante il Beato Simonino (1677), commissionata dal Principe Vescovo Alberti Poia che
in quello stesso anno otteneva la prestigiosa carica diocesana. Da quel momento il
Principe Vescovo diviene, per lartista trentino, il principale committente di opere,
sia pittoriche che di architettura. LAlberti era stato per qualche tempo a Roma,
dove aveva avuto modo di approfondire le sue conoscenze architettoniche, studiando le più
aggiornate opere lì realizzate. Incaricato
dal Principe Vescovo di progettare la Cappella del Crocefisso nel Duomo di Trento, nel
1682 lartista abbandona Roma per fare ritorno nella sua terra, assumendo la
direzione della fabbrica che lo vede impegnato personalmente nella fastosa decorazione
interna, in particolare per gli stucchi (in parte andati distrutti successivamente) e per
le pitture negli spicchi della volta.
Sempre nellambito di progetti
architettonici si può ricordare la chiesa di Pressano, per la quale lAlberti
ripropone, con poche modifiche, le linee strutturali della Cappella del Crocefisso.
Nel 1688 pone mano agli affreschi con il Trionfo
della fede e Minerva che caccia i vizi allinferno delle due sale al primo
piano della nuova Giunta Albertiana, costruita per collegare il Magno Palazzo a
Castelvecchio, forse su progetto dello stesso Alberti; entrambi i dipinti allegorici, in
cui si ricercano spettacolari effetti di vedute "da sotto in su", seguono di
poco gli analoghi cicli affrescati in Palazzo Leoni Montanari a Vicenza.
Il 1689 è lanno della morte del
Principe Vescovo Alberti Poia e segna linizio della crisi artistica di Giuseppe
Alberti che, privato del sostegno di una persona influente, si ritira a Cavalese, in Val
di Fiemme. Negli anni 90 riceve alcune commissioni, per Cavalese come per altre
località del Trentino, di dipinti nei quali, tuttavia, è difficile talvolta distinguere
la sua mano dallapporto dei numerosi allievi di cui comincia a circondarsi. Va senza
dubbio riconosciuto allAlberti il merito di aver messo le basi, in questa sua ultima
fase di attività artistica, per la nascita di quella che è stata in seguito denominata
"scuola fiemmese" e che ha visto al suo interno formarsi ed operare artisti
quali Michelangelo Unterperger e Paul Troger. |