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probabilmente a Vicenza fra il 1483 e il 1488 da una famiglia di origine friulana,
Marcello Fogolino è lartista che più a lungo operò al servizio del Principe
Vescovo Bernardo Cles. Egli contribuì, insieme al Romanino e ai Dossi
allaffermazione della pittura rinascimentale in Trentino, mettendo a frutto la sua
particolare predisposizione ad assimilare rapidamente svariati linguaggi pittorici,
avvicinati nel tempo a contatto con diversi artisti italiani. La sua formazione avvenne presumibilmente presso il padre,
anchegli pittore, integrata dalla frequentazione delle migliori botteghe presenti
allora nellarea veneto-friulana. Dichiara di aver operato per otto anni a Venezia,
mentre nei primi anni 20 risulta essere a Pordenone dove esegue alcuni dipinti, fra
cui due pale per il Duomo. Nel 1526 viene accusato, insieme al fratello Matteo, pure lui
pittore, di aver assassinato un barbiere in Friuli; chiamati a presentarsi in giudizio a
Udine, i due fratelli fuggono invece a Trento, venendo banditi da tutto il territorio
della Repubblica veneta. Arrivati in città nel 27, subito si diedero da fare per
ottenere un salvacondotto, concesso e più volte rinnovato dal governo veneziano in cambio
di informazioni politiche.
Dopo un iniziale periodo di difficoltà a
causa della mancanza di lavoro, per il Fogolino si presentò loccasione di
partecipare alla decorazione del Magno Palazzo di Bernardo Cles. Ottenuta la fiducia del
cardinale, il pittore veneto, a partire dal 1531, si mise al suo servizio, affrescando
dapprima alcuni fregi sul prospetto delledificio, in seguito la serie degli
imperatori romani e gli episodi della vita di Giulio Cesare nella Camera terrena del Torrion da basso,
mostrando di non essere indifferente alle suggestioni derivanti dallo stile degli altri
due pittori protagonisti, Dosso e Romanino, impegnati come lui nella decorazione del
palazzo.
La attività per conto del Principe
Vescovo, tuttavia, non si limitò ai lavori al Buonconsiglio, ma lo vide presente, almeno
fino al 1535-36, nelle proprietà vescovili anche in centri più periferici, come Castel
Selva presso Levico, il Palazzo di Cavalese, Castel Cles e Castel Toblino nelle omonime
località.
Per quanto riguarda lopera di
Fogolino a Trento, un suo intervento sicuro cè stato per gli affreschi di Palazzo
Sardagna e per parte della facciata della cosiddetta Casa Rella, in piazza Duomo. Intensa
fu anche la produzione di dipinti a tema sacro; in questo giro danni, infatti,
realizzò pale daltare sia per chiese cittadine (Duomo e San Marco), sia per
località limitrofe (Sardagna, Povo, Caneve. Calavino). Dai documenti sappiamo che il
soggiorno fogoliniano a Trento fu spesso inframmezzato da viaggi in Friuli; nel 1547 si
recò ad Ascoli Piceno dove decora il salone del palazzo vescovile, il cui committente, il
vescovo Roverella, aveva probabilmente conosciuto il pittore a Trento durante i lavori
conciliari.
Di nuovo a Trento negli anni 40, il
Fogolino portò a termine per il nuovo Principe Vescovo, Cristoforo Madruzzo, la
decorazione della sua villa suburbana appena edificata, il Palazzo delle Albere, mentre
nel 1548 affrescò a Bressanone la cappella del palazzo vescovile, in seguito distrutta.
Nel 1558 in una lettera spedita a Trento da
Innsbruck si chiedevano notizie sul suo conto, in previsione di un incarico concernente la
decorazione della residenza imperiale di quella città. E lultimo documento
che riguarda il Fogolino che, tuttavia, non sappiamo se a quella data fosse ancora in
vita. |