Scheda BIOGRAFIE n.7
I Madruzzo: Principi Vescovi per un ventennio:
Cristoforo (1539-1567)
Ludovico (1567-1600)
Carlo Gaudenzio (1600-1629)
Carlo Emanuele (1629-1658)

Cristoforo Madruzzo (1512-1578; P.V. 1539-1567)

Canonico di Trento, Bressanone e Salisburgo, viene eletto vescovo di Trento alla morte di Bernardo Cles (1539); il 7 gennaio 1545 il Papa Paolo III lo nomina cardinale. La figura di Cristoforo Madruzzo è indissolubilmente legata al Concilio di Trento (1545-1563), evento che il cardinale ospita nella sua città preoccupandosi di organizzarne tutti gli aspetti logistici, in particolare istituendo dei comitati che si occupino degli alloggi, dei rifornimenti e della sicurezza. Senza badare a spese, il Madruzzo cerca di rendere il soggiorno dei padri conciliari il più piacevole possibile, mettendo loro a disposizione il Castello del Buonconsiglio ed altre sue residenze trentine, come Palazzo delle Albere e le ville intorno alla città.

Per conto di Carlo V e del figlio Filippo II, suo successore, svolge importanti missioni diplomatiche che lo costringono ad assentarsi da Trento, ma ne mettono in luce le grandi doti diplomatiche. Fra gli altri incarichi, quello di governatore di Milano fino al 1558. In quest’anno torna nel Principato Vescovile, reggendone le sorti insieme al nipote, Ludovico Madruzzo, nominato suo coadiutore con diritto di successione dal Papa nel 1549. Con la crescita del prestigio di Ludovico, Cristoforo Madruzzo si fa sempre più da parte, preferendo a Trento Roma, dove presta servizio presso la Santa Sede ed infine, nel 1567, rinunciando definitivamente al principato trentino in favore del nipote.

Ludovico (1532-1600; P.V. 1567-1600)

Durante il governo di Cristoforo Madruzzo è nominato dal Papa Paolo III coadiutore dello zio cardinale, con diritto di successione. Nel 1561 riceve la nomina cardinalizia e, sei anni dopo, a seguito della rinuncia al potere di Cristoforo, è Principe Vescovo di Trento. Numerose iniziative dimostrano l’interesse del Madruzzo per la diocesi a lui affidata: nel 1579 dà inizio alla visita pastorale, introduce nelle parrocchie i registri dei nati e dei matrimoni, stabilisce le regole da seguire nell’amministrazione dei beni ecclesiastici e dei sacramenti. Amico di Carlo Borromeo, arcivescovo di Milano del quale imita lo spirito riformatore, si adopera per tradurre in concreto le disposizioni conciliari in materia di dottrina e di disciplina. Sempre in sintonia con lo spirito conciliare, convoca nel 1593 un Sinodo diocesano, a conclusione del quale promulga le costituzioni per il mantenimento della religione e disciplina ecclesiastica. Fonda il Seminario, attuando un progetto già di Cristoforo Madruzzo.

Carlo Gaudenzio (1562-1629; P.V. 1600-1629)

Nipote di Ludovico, è nominato suo coadiutore nel 1595; alla morte di questi diventa Principe Vescovo e, nel 1604, cardinale. Riceve dal Papa Paolo V incarichi diplomatici all’estero, ma si occupa anche della realtà interna della diocesi: porta a compimento l’edificazione del Seminario voluto dai suoi predecessori e chiama i Gesuiti a condurre a Trento un nuovo ginnasio per la formazione culturale e religiosa della popolazione. Infine, avendo a cuore la difesa dell’ortodossia in particolare nelle aree tedesche del principato, favorisce la creazione di conventi a Trento, Egna e Bolzano.

Carlo Emanuele (1599-1658; P.V. 1629-1658)

Ultimo rappresentante del casato dei Madruzzo e l’unico a non fregiarsi del titolo di cardinale, Carlo Emanuele non ha quel ruolo internazionale che tanto lustro diede ai suoi predecessori. Durante gli anni del suo governo si trova ad affrontare diverse questioni spinose sul piano politico, come la rivendicazione dell’arciduchessa Claudia de’ Medici, che mette a repentaglio l’autonomia del Principato, e l’estinguersi della famiglia a cui il Madruzzo tenta di riparare chiedendo lo stato laicale, mai concesso, al fine di avere una discendenza.

In questo periodo, inoltre, si diffonde anche in Trentino la peste, che provoca gravi danni alla popolazione e all’economia trentina.

Alla morte di Carlo Emanuele Madruzzo, dunque, il principato trentino è una realtà debole sia politicamente che socialmente.