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tratta di un episodio di insurrezione che ebbe luogo durante il governo del Principe
Vescovo Bernardo Cles (1514-1539). Nel
primo quarto del XVI secolo il malcontento serpeggiava negli animi delle popolazioni sia
nel Tirolo tedesco che in Trentino, rinvigorito dalle affermazioni vicine al luteranesimo
che sostenevano lindividualismo nella sfera religiosa come in quella sociale.
Inoltre la popolazione contadina di queste terre era particolarmente provata dalla
miseria, causata dalle frequenti guerre e dai pesanti tributi imposti dai signori. La
rivolta ebbe inizio a Bressanone, ma ben presto dilagò nel territorio del principato di
Trento, capeggiata da Michele Gaissmayr.
Il 30 maggio 1525 i rivoltosi si riunirono
in assemblea a Merano, chiedendo labolizione dei dazi e della servitù della gleba,
la libertà completa di caccia e pesca, la riforma del clero e una più equa
amministrazione della giustizia, abolendo i privilegi per i nobili.
Alle richieste si accompagnarono saccheggi
di numerosi castelli, chiese e conventi trentini. Mentre il Principe Vescovo Bernardo Cles riparava nella Rocca di Riva
del Garda, lasciando Trento in mano a uomini di sua fiducia e cercando aiuti militari per
domare i ribelli, i contadini della Valsugana e delle Valli di Non e di Sole tentarono di
occupare Trento. Convinto dai consigli dellarciduca Ferdinando dAustria,
Bernardo Cles, allinizio dellestate, tornò in città; tuttavia i ribelli,
proseguendo la loro azione di rivolta, il 29 agosto presero di mira proprio il Castello
del Buonconsiglio, suo luogo di residenza. Due giorni dopo i contadini, privi
dellappoggio della borghesia cittadina, vennero sbaragliati durante una battaglia
campale dalle truppe vescovili e dei nobili feudatari fedeli al Principe Vescovo.
La guerra rustica, segnata da numerosi
episodi di sangue, venne sedata con una serie di processi, condanne capitali e crudeli
esecuzioni, solo in parte commutate in pene pecuniarie o col bando dal Principato. |