Itineraio 3
Agricoltura e società nel ciclo dei Mesi di Torre Aquila/1

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Nel Medioevo la porta chiamata Aquila (forse storpiatura di Aquileia, città raggiungibile da Trento andando verso est), controllava l’accesso orientale lungo le mura della città. Alla fine del ‘300, sull’antico ingresso, il Principe Vescovo Giorgio di Liechtenstein, a Trento dal 1391, fece realizzare la Torre attuale per ricavarne degli ambienti privati, impadronendosi in questo modo di un luogo pubblico.
La realizzazione di un accogliente e ben difeso ritiro, lontano dalle altre parti del Castello dove si svolgeva la vita pubblica dell principato vescovile, venne letta dai cittadini di Trento come un’usurpazione da parte del Principe Vescovo che, con l’appropriazione indebita di una porta urbica, andava a ledere le libertà civiche, sottraendo alle autorità comunali il controllo di uno dei punti strategici della città. L’azione del Liechtenstein, inoltre, aggiungeva un ulteriore motivo di contrasto con la cittadinanza ed alimentava l’ostilità via via crescente contro i tentativi del Principe Vescovo di riorganizzazione e affermazione dell’autorità centrale contro i particolarismi locali e le ingerenze filo-asburgiche dei conti del Tirolo.
La rivolta, inevitabile, scoppiò nel 1407, come documentato da un graffito proprio sulla parete di Torre Aquila, ad opera di Rodolfo Belenzani (vedi scheda eventi n.2), ponendo fine al potere del Principe Vescovo a favore del duca Federico IV, conte del Tirolo.
Questi, dopo aver fatto suo prigioniero il Liechtenstein, spogliava la residenza vescovile dei beni (arazzi, codici miniati) posseduti dal vescovo e testimonianza degli interessi culturali di quest’ultimo, in linea con il clima colto e raffinato delle corti europee fra XIV e XV secolo. Le vicende storiche forniscono utili elementi per situare cronologicamente la realizzazione di Torre Aquila e, di conseguenza, la sua decorazione pittorica, fra il 1391 (ingresso del Principe Vescovo Giorgio di Liechtenstein a Trento) e il 1407, anno della rivolta e fine del suo potere. I termini cronologici si restringono ulteriormente ai primi anni del 1400, in quanto negli affreschi in Torre Aquila è raffigurato il Castello di Stenico, proprietà vescovile nelle Valli Giudicarie, nella forma assunta con i restauri apportativi dal Liechtenstein, appunto in quel giro d’anni. Incerto è ancora il nome dell’autore del ciclo pittorico, indicato dalla maggioranza degli studiosi come "maestro dei Mesi", data la mancanza di notizie più precise sulla sua identità. Quello che sembra invece assodato è la sua provenienza boema, probabilmente legata all’origine dello stesso Giorgio di Liechtenstein, la cui nobile famiglia aveva vasti possedimenti di terre in Moravia e nella bassa Austria. Un indizio in questo senso è costituito dal tipo di paesaggio affrescato, con spuntoni rocciosi, poca profondità e dai colori irreali, molto simile a quelli delle miniature boeme dell’ultimo decennio del ‘300.