La Loggia, detta del Romanino dal nome dellartista
che ne ha eseguito la decorazione ad affresco fra lautunno del 1531 e la primavera
dellanno successivo, occupa una posizione centrale nel complesso architettonico del
Magno Palazzo. Si caratterizza infatti come elemento di raccordo tra i diversi corpi di
fabbrica del palazzo, luogo coperto dal quale accedere ai piani superiori, ma al tempo
stesso aperto su un giardino interno, il Cortile dei Leoni, abbellito nel 500 da una fontana in pietra,
oltre che da fiori e piante ornamentali.
A sottolineare limportanza strategica
che riveste, quale luogo di collegamento e di frequente passaggio all'interno del
Castello, la Loggia è interamente affrescata da figure, mentre delle eleganti cornici,
dipinte secondo il gusto rinascimentale, ne mettono in risalto le proporzionate partiture
architettoniche. Migliaia di pastiglie di cera dorata, che purtroppo col passare del tempo
sono andate in gran parte perdute, contribuivano a dare allinsieme della decorazione
pittorica un effetto di particolare lucentezza e luminosità. I restauri del 1985-86,
inoltre, hanno pulito gli affreschi che ora sono tornati leggibili in tutto il loro
splendore.
Dagli studi finora condotti non
risulta ancora chiaro se, allorigine della decorazione affrescata, ci fosse un
preciso programma iconografico da parte del committente o dellartista, tuttavia la
scelta dei temi pittorici rimanda chiaramente al panorama culturale tipico delletà
rinascimentale.
Molto forti nel 500 sono la
riscoperta del mondo antico e la passione per la cultura classica in generale; le fonti
utilizzate per gli affreschi attingono abbondantemente alla storia romana e alla
mitologia. Non mancano poi le raffigurazioni di episodi tratti dalla Bibbia ed altri
invece legati alla contemporaneità, come i concerti di musica, vocali e strumentali,
passatempo assai diffuso nelle corti rinascimentali.
Tutti i rimandi culturali che emergono
dalla decorazione della Loggia sono utili per ricostruire sia il patrimonio culturale
cinquecentesco sia, in particolare, quello del committente, il Principe Vescovo Bernardo Cles, personaggio colto e
raffinato, attento a dare di sé unimmagine in linea con i canoni della cultura a
lui contemporanea. |