Torre Aquila
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Vi si accede percorrendo il camminamento di ronda lungo le mura orientali del Castello, fino a quella che una volta era la porta cittadina, ampiamente rimaneggiata alla fine del 1300 dall’intervento del Principe Vescovo Giorgio di Liechtenstein.
Egli trasformò l’antica struttura edificando sopra la torre e in modo da ricavare al suo interno un ambiente privato, non troppo grande ma elegante, lontano dalle sale pubbliche e di rappresentanza del Castello del Buonconsiglio.
Al secondo piano fece affrescare le pareti con il ciclo dei Mesi, suddivisi in 12 riquadri -ma il mese di marzo è andato perduto- da sottili colonnine che tuttavia non interrompono la scena (ne sono un esempio le raffigurazioni del corteo fra i mesi di aprile e maggio e la città fortificata fra novembre e dicembre).
Questi affreschi costituiscono un documento prezioso della situazione economica, sociale e politica del Trentino fra la fine del 1300 e l’inizio del secolo successivo, raffigurando sia gli svaghi delle classi nobili, sia i contadini impegnati nel lavoro dei campi, secondo l’alternarsi delle stagioni.

Il mutare della natura è descritto con molta attenzione: il paesaggio spoglio e imbiancato dalla neve nei primi mesi dell’anno diventa rigoglioso di vegetazione in primavera, le messi estive segnano il momento culminante dell’attività agricola, mentre gli alberi nel mese di novembre sono circondati dalle foglie cadute a terra. La cura per i particolari ritorna nella descrizione delle vesti: ricche di stoffa e multicolori per i nobili, il cui abbigliamento permette di riconoscere i tratti tipici della moda del tempo, molto più semplici e pratiche per le classi umili, ritratte sempre durante il lavoro.

Le diverse attività sono raffigurate con grande realismo: l’aratura, la vendemmia, la semina e la raccolta della legna per i contadini, i giochi all’aperto, i tornei, le passeggiate e la caccia per i nobili.
Non si è riusciti ancora a dare un nome all’autore di questo suggestivo ciclo pittorico, sicuramente legato all’ambito di provenienza del committente Giorgio di Liechtenstein, originario di una ricca famiglia con vasti possedimenti in Moravia.
Inoltre il Principe Vescovo, raffinato bibliofilo, possedeva testi illustrati, in particolare i Tacuina Sanitatis che fungevano da prontuari di medicina e botanica, da cui il pittore poteva facilmente trarre ispirazione per rappresentare la vegetazione. Sicuro è invece il riferimento cronologico ricavabile da elementi storici e stilistici, che permette di datare gli affreschi, recentemente restaurati, ai primi anni del 1400.