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La chiesa di San Vigilio a Tassullo (Val di Non)
Sorge lungo la strada provinciale che dal capoluogo scende a Campo, la circonda un muro di cinta delimitante l'area cimiteriale antica. L'attuale edificio, di schietto stile gotico, risale alla fine del 1400, ma sul posto esisteva prima una chiesetta paleocristiana da ipotizzare nata agli albori del cristianesimo in valle, edificata a sua volta sui resti di un tempietto pagano. L'osservazione dell'altare (si tratta in realtà di 3 altari sovrapposti) aiuta a dimostrarne l'antichità.
A circa mezzo metro di profondità sotto l'attuale livello del pavimento esisteva un primo altarino con l'urna delle reliquie; sopra di esso furono appoggiate le quattro colonnine romaniche, che si intravedono tuttora, reggenti una lastra quadrangolare di pietra rossa, forma tipica dell'altare a mensa in atto fino al 1200 circa. Intorno a questo altare, nel 1494-95, venne costruito l'attuale di muro con il loculo per l'urna (estratta dal di sotto) chiuso da una grata di ferro. Nel 1504, data di consacrazione della nuova chiesa (quella attuale), si testimonia che l'antica urna di pietra conteneva reliquie e che all'interno di essa c'era anche una capsella d'argento (scatoletta) con capelli e sangue raggrumato. Il noto archeologo clesiano De Campi, dopo averle esaminate, affermava che l'urna era di stampo romano, anteriore al secolo V°, e la capsella d'argento doveva risalire ai primi secoli del cristianesimo. Inoltre il notaio Giacomo Dalla Croce, in una pergamena del 1495 riferiva di reliquie ivi custodite già da 1000 anni. Non è quindi azzardato collocare la primitiva chiesetta negli anni fra il '400 e il '500. Il sito ha restituito nei secoli diversi reperti archeologici. In origine era dedicata ai martiri anauniesi, ma dopo pochi decenni fu intitolata a San Vigilio, riservando ai primi l'altarino laterale di sinistra.
La facciata a capanna, con pilastri laterali che si ripetono sulle fiancate, guarda ad ovest, ha un forte slancio verticale ed uno smilzo campaniletto in legno. Su di essa si aprono in basso due finestrelle rettangolari, un portale a sesto acuto in pietra rosa decorato a torciglione, un rosone circolare in marmo e, tra di essi, una nicchia col dipinto cinquecentesco molto deperito della pietà. La fiancata sud presenta tre alte finestre ad arco acuto, una delle quali sovrasta la porticina laterale con stipiti monolitici preromanici, due ne ha l'abside, mentre ne è privo il lato nord.
Lo spazio interno presenta i caratteri tipici dell'architettura tardogotica, rimasta invariata dal 1495 anche se molto impoverita nelle suppellettili.
Scesi i tre gradini dell'ingresso ci si trova nella navata unica, terminante in fondo col presbiterio esagonale, tutti con volta a crociera costolonata.
Gli stemmi nobiliari dipinti nel presbiterio (Thunn, Spanr, Lodron) testimoniano il coinvolgimento economico e morale di queste famiglie nella costruzione e nell'ornamento del tempio; da evidenziare il fatto che il pievano dell'epoca era Simone De Tono.
La decorazione pittorica venne realizzata a varie riprese fra la fine del 1400 ed i primi anni del 1500, da due diverse scuole. Contrariamente a quanto si riteneva in passato, recenti studi hanno escluso la mano dei Baschenis, se non forse per qualche ridipintura.
Ad una bottega tedesco-tirolese sarebbero da attribuire:
Parete sinistra del presbiterio: San Vigilio, datato 1495, con la scritta del committente e lo stemma Thun.
Nella parete centrale la crocifissione: da notare i tre angeli che raccolgono in calici il prezioso sangue, mentre un quarto angelo ed un diavoletto si portano via rispettivamente le anime del buon e del cattivo ladrone.
Sulla parete destra in alto Madonna in trono col bambino ed i santi Rocco, Fabiano e Sebastiano; una scritta solo parzialmente leggibile indica la committente in "Madona Veronicha"; a sinistra e a destra della finestrella nella stessa parete San Nicolò da Tolentino con scritta e San Apollonia col dente stretto nella tenaglia; a lato il riquadro con gli stemmi Spaur e Lodron e didascalia chiarificatrice.
Parete destra dell'arco santo (pare a sesto acuto) San Lorenzo con la graticola del martirio e il papa San Fabiano; decorazioni a fiorami in basso, simili a quelle della sinistra dell'arco che conserva sopra frammenti di affresco della Madonna col bambino.
Parete destra della navata: riquadro della Madonna col bambino, fra i santi Vigilio (in un comparto a sé) e San Cipriano (?) E la successiva immagine di Sant'Apollonia.
L'altra serie di dipinti murali, d'inizio 1500, fa capo a scuola diversa e mostra segni di movimento più naturali. Quasi tutti in precarie condizioni, soprattutto a causa dell'umidità che ha ossidato il bianco di piombo annerendolo e semidistrutte le figure e per la tecnica di esecuzione a secco.
Essi sono: vicino alla porta della sacrestia un riquadro con due santi, la Madonna col bambino fra un angelo e un santo, i santi Pietro e Paolo; a lato della finestra di destra dell'abside Madonna che allatta il bambino fra i santi Antonio abate e Romedio. Sull'infradosso destra dell'arco santo San Rocco, delineato solo nel contorno ed incompiuto, e sotto Sant'Apollonia. Sull'infradosso sinistro Madonna con bambino e santo. La parete nord della navata ospita i dipinti più deperiti e di interpretazione difficile ed opinabile: Madonna con bambino, la Veronica (?), Madonna con bambino insieme a San Rocco e San Vigilio(?), Cristo alla colonna, santo monaco (San Bernardino?).
Infine si deve parlare del meraviglioso altare ligneo, custodito nel Museo Diocesano di Trento, e del quale nell'abside è visibile la gigantografia di una facciata.
Pregevole lavoro in legno intagliato, dipinto e dorato, in parte a rameggio traforato, datato 5 aprile 1520, in forma di trittico gotico a due portelle mobili che recano varie raffigurazioni: San Lorenzo, Santa Maria Maddalena, e sul retro simbologie della passione e lo stemma Tabarelli de Fatis: al centro la statua della Madonna e due pinnacoli dell'annunciazione, nelle nicchie laterali statuette di San Vigilio e San Fabiano; ancora altri dipinti abbelliscono l'opera: San Leonardo, San Antonio abate, Santa Giustina, San Romedio. I martiri anauniesi, la natività, l'adorazione dei magi.
Secondo gli esperti va attribuita a maestranze di scuola svevo-tedesca la parte pittorica, mentre quella scultorea si richiama ai criteri della bottega di Jorg Lederer.
Importanti lavori di conservazione e restauro, anche esterni, sono stati eseguiti dal 1992 e conclusi circa tre anni fa.
Orari di apertura al pubblico
Mercoledì ore 15.00 18.00
Venerdì ore 15.00 18.00
Domenica 0re 15.00 19.00
La chiesa rimane aperta fino 29 settembre 2006

